Fragilità ossea, come riconoscerne per tempo gli avvertimenti silenziosi

Brigida Stagno
di Brigida Stagno  - Medico

Ginocchio, anca e colonna vertebrale sono a rischio dai 50 anni: l'osteoporosi, secondo dati recenti, oggi colpisce prima e in modo più diffuso, anche in assenza di segni evidenti, utili per iniziare precocemente la cura. La malattia, spesso silenziosa, colpisce in Italia una donna su 5 già prima dei sessant'anni e il 30 per cento di quelle che vanno in menopausa, ma è diffusa anche nel resto della popolazione. Solo una donna su due affetta da osteoporosi sa però di esserlo e solo un uomo su cinque ne è consapevole. Può manifestarsi improvvisamente, con una frattura del collo del femore o di una vertebra, anche dopo una banale caduta, ma è necessario saper cogliere gli avvertimenti silenziosi, come una banale frattura del polso o un dolore cronico vertebrale.

 

La dimensione del problema giustifica la celebrazione della Giornata Mondiale dell'osteoporosi, celebrata il 20 ottobre, che ha sottolineato il forte impatto sociosanitario della malattia e l'importanza della prevenzione, con 97 ospedali “a porte aperte” su tutto il territorio nazionale. Con l'occasione è partita anche l'edizione 2012 della Campagna educazionale “Stop alle Fratture”, rivolto a donne sopra i 50 anni, le più a rischio di fragilità ossea. Il progetto, firmato da 5 società scientifiche, ha l’obiettivo di sensibilizzare e informare la popolazione sulla fragilità ossea causata dall’osteoporosi severa, dando la possibilità, a partire dal 20 ottobre, di usufruire del servizio ‘100 Medici Stop alle Fratture’, un consulto personalizzato con uno specialista attraverso il sito stop-alle-fratture.it.

 

Sul portale della Campagna è disponibile anche un test di autodiagnosi per valutare il rischio personale di fratturarsi nei successivi 10 anni, con tanto di raccomandazioni e consigli per prevenire le fratture e il primo database nazionale dei Centri autorizzati per il trattamento dell’osteoporosi severa (oltre 580 strutture complete di indirizzi e riferimenti per prenotare una visita).

 

Fondamentale è però conoscere i fattori di rischio della fragilità ossea, per poterli individuare ed eventualmente modificare. Tra questi, ci sono l'età e i fattori genetici (ovviamente entrambi non modificabili), ma anche la menopausa precoce, la celiachia, le malattie renali, il consumo eccessivo di alcol, l'apporto insufficiente di calcio, la sedentarietà, la magrezza eccessiva, così come il trattamento prolungato con farmaci steroidi (specialmente cortisonici ad alte dosi e per lunghi periodi), o l'abitudine al fumo.

 

Ma non solo. Le donne che hanno già avuto una prima frattura da fragilità ossea devono essere considerate ad elevato rischio di ulteriori fratture ed essere inserite in un programma di monitoraggio e trattamento: 1 donna su 5 con osteoporosi insorta dopo la menopausa, che ha già subito una deformità vertebrale (dovuta alla frattura di una vertebra), si fratturerà infatti di nuovo nel giro di un anno.

 

Il metodo più affidabile per individuare la diminuzione della densità dell’osso e valutare il rischio di fratture è la MOC o mineralometria ossea computerizzata, che misura la densità dell'osso, utile per decidere se sottoporsi o meno a terapia ormonale sostitutiva. Dal momento che l'osteoporosi è però spesso asintomatica e può esordire con fratture vertebrali anche in assenza di traumi e dolore (avvertimenti silenziosi che passano a volte inosservati), è utile eseguire una radiografia della colonna vertebrale in proiezione laterale, in grado di confermare, oppure escludere la presenza di deformità delle vertebre, espressione della fragilità ossea. Una diagnosi tempestiva può permettere di adottare soluzioni efficaci per proteggere dal rischio di nuove fratture.

 

Per preservare le proprie ossa è utile seguire alcune raccomandazioni: adottare uno stile di vita attivo (fondamentale è l’attività “gravitazionale”, come camminare ogni giorno mezz’ora a passo veloce), esporsi alla luce del sole, che favorisce la produzione di vitamina D, garantire un apporto adeguato di calcio alimentare fin da piccoli (latticini e formaggi) e vitamina D, ma anche scegliere acque minerali ricche di calcio, limitando il sodio e l’eccesso di proteine animali, evitare il fumo e la magrezza eccessiva.

 

In alcuni casi, specialmente per le donne, è consigliabile ricorrere a una supplementazione di calcio, vitamina D e magnesio, che contribuiscono al metabolismo del calcio. Quanto ai farmaci (i bifosfonati sono i più usati ed efficaci), vanno assunti solo quando il rischio di fratture è così alto da giustificare gli svantaggi e i costi della terapia, mentre non servono per la prevenzione, tranne in chi usa in modo cronico il cortisone.

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