Tumore del colon retto: diagnosi precoce e cure intelligenti, ma servono più specialisti per affrontarlo

Brigida Stagno
di Brigida Stagno  - Medico

E' il terzo tumore più diffuso al mondo e la terza causa di morte (40 mila le persone colpite ogni anno in Italia) dopo il cancro della mammella nella donna e quello del polmone nell'uomo. "Silenzioso" in una buona percentuale di casi, diventa spesso sintomatico solo in una fase avanzata della malattia. In un quarto dei malati la diagnosi viene fatta quando la neoplasia ha già dato metastasi (stadio IV) ed è inoperabile, cioè quando si è già diffuso ad altri organi, più frequentemente al fegato. Ecco perchè è fondamentale la diagnosi precoce attraverso uno screening preciso, rivolto anche a persone sane e a rischio generico.

Le terapie esistono. ???"Quando il tumore del colon retto ha già metastatizzato al fegato, oltre agli strumenti tradizionali, come chemioterapia, radioterapia e chirurgia, una possibilità di cura è rappresentata dai farmaci biologici, come gli anticorpi monoclonali, associati alla chemioterapia per aumentarne l'efficacia e in grado di ridurre la massa tumorale, permettendo la resezione delle metastasi.- spiega il Prof. Alberto Sobrero, Direttore dell'Unità di Oncologia dell'Ospedale San Martino di Genova, in occasione di un congresso organizzato a Roma dal titolo ""360 Degrees in liver metastases from colorectal cancer". Come dare vita ad una efficiente squadra multidisciplinare – "Si tratta di anticorpi prodotti in laboratorio, capaci di interagire in modo specifico con bersagli connessi al tumore: anticorpi anti-EGFR (Epidermal Growth Factor Receptor, recettore del fattore di crescita) e anti-VEGF (Vascular Endothelial Growth Factor, fattore di crescita vascolare endoteliale), che agiscono contrastando l'effetto di particolari fattori di crescita necessari alla proliferazione del tumore. La combinazione di queste terapie farmacologiche avanzate e intelligenti e di nuove tecniche chirurgiche è uno strumento fondamentale nel trattamento di questa neoplasia. Ma attenzione: per la sopravvivenza e l'esito dell'intervento è assolutamente necessaria la stretta collaborazione multidisciplinare fra i diversi specialisti, radiologi, patologi, oncologi e chirurghi del fegato. La percentuale di guarigione è del 40% nei casi selezionatissimi di metastasi epatica unica, che si sviluppa a distanza di oltre  due anni dalla asportazione del tumore primitivo del colon, mentre scende al 3-4% se si considera l'insieme dei pazienti con la malattia disseminata".

E' fondamentale diagnosticare quindi il tumore prima che si diffonda, quando ancora non ha dato alcun sintomo, ma eventualmente solo alcuni disturbi, spesso comuni ad altre malattie del tratto gastrointestinale. Le ricerche dimostrano infatti che la metà delle morti può essere evitata proprio grazie alla diagnosi precoce e alle cure oggi disponibili. Il dolore, il senso di evacuazione incompleta (periodi di stitichezza alternati a periodi di diarrea), l'ostruzione al transito intestinale (occlusione intestinale fino al quadro clinico di addome acuto), il sangue evidente nelle feci sono invece segni legati già alla presenza di una massa tumorale, che cresce nella parete dell'intestino.

La prevenzione, migliore arma per batterlo sul tempo, si basa su alcune raccomandazioni, oggetto delle campagne di sensibilizzazione nazionale, portate avanti da anni con l'obiettivo di rendere gli italiani consapevoli del rischio di questo tumore: adozione di uno stile di vita corretto e alimentazione più sana, povera di grassi animali e di zuccheri raffinati e ricca di frutta e verdura, ma soprattutto ricerca del sangue occulto nelle feci ogni anno ed esame endoscopico totale del colon. Alcune società scientifiche, come l'American Cancer Society, raccomandano di sottoporsi a questi due esami di screening a 50 anni o prima, se si appartiene ad alcune fasce a rischio.

Se il test del sangue occulto, eseguito sempre su tre campioni di feci, è positivo, è sempre raccomandata la colonscopia totale, in grado di prevenire oltre l'80 per cento delle neoplasie. La colonscopia viene suggerita anche ai familiari di primo grado di pazienti con tumore del colon o con polipi adenomatosi (tumori ancora benigni), la cui asportazione interrompe la sequenza polipo-cancro, cioè la trasformazione da polipo ad adenocarcinoma. L'esame endoscopico del colon è fortemente raccomandato anche per chi soffre di malattie infiammatorie intestinali (morbo di Crohn o Rettocolite ulcerosa), poliposi adenomatosa familiare e, secondo studi recenti, anche ai pazienti con sindrome metabolica, più predisposti a sviluppare polipi del colon.?

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