Anestesia più sicura, la situazione in Italia può migliorare

Brigida Stagno
di Brigida Stagno  - Medico

?Negli ultimi 50 anni sono stati compiuti passi enormi in termini di sicurezza in sala operatoria: oggi sono disponibili farmaci e strumenti in grado di garantire a chi sarà operato la migliore anestesia possibile, così come anestesisti sempre più preparati a cui è affidato il compito di annullare il dolore, controllare e gestire in maniera ottimale le funzioni vitali prima, durante e dopo l'intervento chirurgico.

Le strategie farmacologiche oggi a disposizione permettono di operare sia in anestesia generale, con farmaci (endovenosi e/o inalatori) che consentono in maniera sicura la perdita di coscienza del paziente e un rilasciamento muscolare idoneo per l'esecuzione dell’intervento chirurgico, sia in anestesia loco-regionale, che associata a una eventuale sedazione, permette l’esecuzione dell'intervento senza perdita (o con perdita solo parziale) di coscienza.?

?La scelta spetta all'anestesista e dipende dallo stato di salute del paziente e dal tipo di intervento chirurgico: l'obiettivo finale è naturalmente garantire i maggiori vantaggi e i minimi rischi. “L'anestesia è oggi comunque una pratica estremamente sicura, ma come tutti i trattamenti medici può presentare il rischio di eventi avversi, complicanze o effetti collaterali.- spiega Antonio Corcione, Presidente Designato della Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI) e Direttore UOC Anestesia e TIPO AO dei Colli, V. Monaldi di Napoli, durante un incontro scientifico “Networks in Anaesthesiology – NIA”, organizzato a Roma- “

Il cosiddetto “rischio anestesiologico” non dipende solo dagli anestetici in sé, ma dall’insieme “anestesia-intervento-condizioni del paziente”: chi soffre di malattie polmonari potrebbe rischiare, per esempio, complicanze di tipo respiratorio, mentre chi ha problemi vascolari o di coaugulazione correrà piuttosto il rischio di eventi tromboembolici. A livello internazionale il rischio anestesiologico è definito dalla classificazione“ASA” (Società Americana di Anestesia): durante la visita anestesiologica permette un “inquadramento” dei pazienti, che sono suddivisi in 5 classi con livelli crescenti di rischio, da quello del tutto sano ( classe I ) al paziente in imminente pericolo di vita ( classe V ). La maggioranza si colloca fortunatamente nelle prime due classi di rischio (I-II)”.

L'anestesia generale è attualmente ancora il tipo di anestesia più usato per la maggior parte degli interventi che richiedono l'incoscienza del paziente, il rilasciamento muscolare prolungato e per gli interventi in cui non è indicata l'anestesia locale. Prevede la somministrazione di tre farmaci: un ipnoinduttore, un oppioide e un curaro, che ha una funzione miorilassante, ossia il completo rilasciamento muscolare.

Alla fine dell’intervento può essere somministrato un antagonista del miorilassante, “tradizionale”, in genere la neostigmina (appartenente al gruppo dei cosiddetti anticolinesterasici), che ha il compito di spiazzare il curaro dai propri recettori, favorendone poi il metabolismo attraverso il fegato e l’eliminazione renale. “Perché questo miorilassante scompaia completamente – aggiunge Corcione- ci vuole però molto tempo e possono essere necessarie ore prima che il paziente azzeri il rischio di complicanze post-operatorie legata alla curarizzazione residua. Gli antagonisti ‘tradizionali’ dei miorilassanti più usati in sala operatoria non hanno infatti un’azione mirata e selettiva, ma agiscono in maniera indiretta, con un rischio di complicanze più elevato dopo un intervento chirurgico, per esempio problemi respiratori, dovuti al mancato recupero completo della funzione neuromuscolare respiratoria”.

Altro antagonista del miorilassante, più innovativo, è il sugammadex (approvato nell'UE nel 2008 e da allora in ben 75 paesi), che permette nel giro di due, tre minuti al massimo il recupero della funzione muscolare, e quindi di quella respiratoria, annullando completamente l’effetto del curaro e il rischio di danno respiratorio postoperatorio, indipendentemente dalla durata dell’anestesia e dalla quantità di miorilassante somministrato. Con enormi vantaggi in termini di sicurezza. Appena somministrato, si lega immediatamente, grazie alla sua azione selettiva, alle molecole del miorilassante, le incapsula e le rende inattive. Per poter usare come “antidoto” questa molecola, è però necessario scegliere un curaro steroideo, come rocuronio o vecuronio, due farmaci comunemente impiegati in anestesia generale, perché efficaci e affidabili.?

«Ecco perchè - conclude l'esperto- la Società Italiana di anestesia analgesia rianimazione e terapia intensiva ha preso una posizione netta in tal senso con un documento ufficiale, il Position Paper, pubblicato dalla SIAARTI a luglio del 2012, sull’uso di questo farmaco, che malgrado sia stato approvato nel nostro Paese, non può essere utilizzato in molte sale operatorie per motivi di economia sanitaria. Nel documento, avvalorato da prove scientifiche, si afferma che in tutti quei pazienti in cui l’anestesista decide di utilizzare i curari steroidei si deve poter utilizzare questo "antidoto" e in caso di risposta negativa, l'ospedale si dovrà assumere tutte le responsabilità di carattere medico-legale nei confronti del paziente.? Si va, insomma, verso un'anestesia sempre più sicura.

 

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