Diete dimagranti di moda, spesso inutili, a volte pericolose per la salute

Brigida Stagno
di Brigida Stagno  - Medico

Weight Watchers, nata negli anni 60, Atkins, molto popolare negli Stati Uniti, “a zona”, ideata a metà degli anni novanta, “a punti”, “dell'indice glicemico”, o addirittura “del gruppo sanguigno”, fino alla famosissima e più recente Dukan: negli ultimi anni molte diete sono diventate famose e di moda, perché seguite da persone note e per questo pubblicizzate su giornali e televisioni. A distanza di tempo non sempre però funzionano, perché spesso poco equilibrate dal punto di vista nutrizionale e quindi dannose: a un’iniziale rapido calo di peso, segue non raramente il recupero dei chili persi.

La nuova tendenza alimentare per dimagrire è oggi la dieta aglutinata, seguita da personaggi del mondo dello spettacolo, come l'attrice Gwyneth Paltrow, Victoria Beckham, Russell Crowe o il tennista Novak Djokovic, che pur non essendo celiaci assicurano di aver raggiunto una perfetta forma fisica proprio evitando glutine dalla loro alimentazione. Questa dieta, ormai adottata anche in Italia, esclude dal piatto tutti i cereali contenenti questo complesso proteico, cioè orzo, segale, grano, kamut, cous-cous, farro, quindi pasta, pane, pizza, birra, grissini, corn-flakes, pane grattugiato, torte e biscotti a base di farine derivate dai cereali incriminati. In altre parole, la maggior parte degli alimenti base della nostra dieta mediterranea, ad esclusione del mais, del riso, della manioca, del miglio, della quinoa, dell'amaranto e del grano saraceno, permessi perché privi del famigerato glutine.

Le evidenze scientifiche sono però di tutt'altro avviso: un regime alimentare senza glutine è inutile, se non controindicato nelle persone sane, mentre è raccomandato esclusivamente a chi soffre di malattia celiaca (l'1 per cento della popolazione), o consigliato a chi riferisce la cosiddetta “ipersensibilità al glutine”, che sposa la nuova dieta perché convinto di stare meglio. Secondo gli esperti, la gluten sensitivity (nuova malattia identificata da Alessio Fasano, direttore del centro ricerche sulla celiachia dell’Università di Maryland, negli Stati Uniti) sarebbe riconducibile al consumo di alimenti particolarmente ricchi di glutine, come il grano ad alta resa, che utilizziamo oggi.

La celiachia è diagnosticata solo dopo aver riscontrato la presenza contemporanea di alcuni segni, come l'appiattimento dei villi nell'intestino tenue, la positività a specifici test anticorpali e genetici, tutti assenti nell'ipersensibilità al glutine. La causa è l’intolleranza a una frazione tossica del glutine, la gliadina, il cui passaggio attraverso la parete intestinale in persone geneticamente predisposte (ovvero nei celiaci) scatena una reazione autoimmune, causando le alterazioni intestinali responsabili del malassorbimento, più o meno grave. Nel neonato determina arresto della crescita, diarrea e dolori addominali, mentre nell’adulto può dare anche sintomi più sfumati, come un'anemia cronica (dovuta al mancato assorbimento del ferro), gonfiore addominale, stipsi o diarrea, o sterilità. 
In Italia, la frequenza della celiachia è in costante aumento, probabilmente perché esistono oggi esami che ne hanno reso più facile l’individuazione e l’intolleranza al glutine compare sempre più spesso quando si è adulti o addirittura anziani.

L’unica cura è in questo caso la dieta glutinata rigorosa, che non ammette eccezioni: un po’ di pasta, una cotoletta panata, una salsa o addirittura un piatto cucinato in una pentola contaminata dal glutine o un medicinale in cui è presente come eccipiente, possono riattivare la risposta immunitaria, scatenando il danno intestinale, che alla lunga espone anche a un maggior rischio di alcuni tumori (come il linfoma intestinale non Hodgkin). Oggigiorno in farmacia e nei supermercati si trova fortunatamente di tutto, dal pane, alla pasta, ai dolci, a ogni tipo di farina senza glutine, così come esistono ristoranti e specializzati nella preparazione di piatti senza glutine.

Per chi è sano la dieta “gluten free” non ha quindi riscontri concreti, mentre i sintomi migliorano solo in una piccola percentuale di persone con ipersensibilità al glutine. Quanto all'azione dimagrante, i prodotti glutinati assunti da persone sani non fanno certo perdere peso, anzi al contrario possono far ingrassare: questi alimenti sono infatti spesso più calorici, in quanto addizionati con oli vegetali polinsaturi, come quello di palma, di cocco, di colza, che li rendono più appetitosi. Chi segue senza motivo questo regime alimentare può perdere peso solo a causa dell'abolizione dei cereali dalla dieta.

Non solo, ma seguire una dieta senza glutine senza essere davvero celiaci può mascherare il potenziale sviluppo della malattia. Eppure le vendite da parte delle industrie alimentari specializzate in alimenti aglutinati sono aumentate e, secondo l'Associazione Italiana Celiachia, nel 2012 una buona quota degli introiti è stata corrisposta da cittadini che non hanno utilizzato l’esenzione riconosciuta ai malati dal Sistema Sanitario Nazionale. La spiegazione più logica è che l’utilizzo di cibo gluten-free avvenga da parte di  persone non classificate come celiache dalle ASL. La scelta migliore prima di mettersi a dieta è quindi consultare sempre il medico e adottare comunque un’alimentazione sana, in particolare la dieta mediterranea, che ha dimostrato in molti studi scientifici di ridurre il rischio di malattie cardiovascolari e di tumori.

 

 

 

 



 

 

Ultimi articoli di Brigida Stagno