Trapianto di staminali, raggiunti traguardi importanti per 80 malattie onco-ematologiche

Brigida Stagno
di Brigida Stagno  - Medico

La ricerca scientifica investe molto nell'isolarle, coltivarle in vitro e trapiantarle per curare immunodeficienze, leucemie, linfomi, talassemie, ma anche per rigenerare o riparare tessuti danneggiati: le staminali (cellule non ancora differenziate e specializzate, presenti nel nostro organismo) sono ormai una soluzione reale per la terapia di diverse malattie.

Tanto che è stato raggiunto un importante traguardo: alla fine di dicembre 2012 il milionesimo trapianto di cellule staminali ematopoietiche (derivate da midollo osseo, sangue periferico e cordone ombelicale). Ad annunciarlo è stato il Worldwide Network for Blood and Marrow Transplantation (WBMT), l'organizzazione internazionale che promuove l’utilizzo di staminali in campo terapeutico e risultati migliori nei trapianti. Con questa tecnica, notevolmente migliorata grazie anche alle 19 società scientifiche internazionali che stabiliscono gli standard e analizzano i risultati, sono curate ormai regolarmente più di 80 malattie onco-ematologiche, con una percentuale di sopravvivenza in alcuni casi oltre il 90 per cento nei pazienti in buone condizioni.

Le staminali possono riprodursi in maniera illimitata, generando tutte le cellule, da quelle del sangue, della pelle, del cuore, a quelle della cornea, del fegato, del pancreas, dei muscoli o delle ossa. Non tutte possono però essere usate per la ricerca scientifica: l'impiego di quelle embrionali è vietato in molti paesi per problemi etici (si ottengono infatti sacrificando l'embrione), mentre le staminali somatichepresenti nei tessuti adulti, come la pelle, e nel sangue venoso del cordone ombelicale, sono impiegate per la cura di moltissime malattie, molte delle quali elencate nel Decreto del 18/11/2009 del Ministero della Salute.

Oltre alle staminali ematopoietiche (da cui originano le cellule del sangue), nel cordone ombelicale sono presenti anche le staminali mesenchimali e endoteliali che, differenziate in ?laboratorio, danno vita a diversi tipi di cellule (epiteliali, endoteliali, pancreatiche, nervose, epatociti, osteoblasti, cardiomiociti), utilizzabili nella cura di altrettante patologie e per rigenerare tessuti muscolari, tendinei, cartilaginei e ossei. La cosiddetta “Medicina rigenerativa” è infatti la chiave per altre possibili applicazioni e in futuro potrebbero sostituire i trapianti senza problemi di rigetto, come dimostrano gli studi su trattamenti ortopedici, dell’infarto acuto del miocardio, sui trapianti di cornea, sul diabete di tipo I e sulla paralisi cerebrale infantile.

Quanto alle staminali pluripotenti indotte (iPS), la cui scoperta è valsa il premio Nobel al ricercatore giapponese Shinya Yamanaka, sono cellule embrionali ottenute riprogrammando quelle adulte, fino a riportarle indietro ad una condizione di potenzialità primordiale, by-passando così i problemi etici.

“L'utilizzo consolidato delle staminali riguarda sicuramente le malattie del sangue. - spiega la dottoressa Irene Martini, biologa e Direttore scientifico di SmartBank, banca privata per la crioconservazione delle staminali cordonali.- “Come il midollo osseo, il sangue del cordone ombelicale, ricco di staminali ematopoietiche (e in generale con il maggior numero di tipi di “cellule bambine”) rappresenta anche la fonte preferita di cellule staminali nei trapianti pediatrici. Ecco perché le staminali cordonali, raccolte al momento del parto, non devono essere sprecate, ma donate o conservate. E' possibile donarle a una banca pubblica, senza però la garanzia di poterne disporre successivamente per un familiare (tranne particolari casi di malattie genetiche già diagnosticate in un fratellino o sorellina), oppure conservarle per uso personale in una banca estera (in Italia la legge non permette la conservazione autologa). - aggiunge la dottoressa Martini- “Le possibilità di trovare un donatore compatibile sono però 1 su 40mila, mentre se si utilizza il cordone proprio o quello di un consanguineo, la possibilità sale a una su 4”.

Ma attenzione. Serve maggiore chiarezza e regole precise sul loro uso terapeutico, perchè non rappresentano sempre la panacea per tutti i mali. L'attuale polemica sulle cure compassionevoli e il dibattito acceso sulla necessità di regole più severe e controlli sulle infusioni di cellule staminali mesenchimali della Stamina Foundation in alcuni bambini con malattie rare sono più che leciti: secondo le autorità scientifiche internazionali, su queste terapie non esistono ancora prove di efficacia e i miglioramenti osservati in alcuni piccoli pazienti potrebbero non essere dovuti affatto a questa cura sperimentale, potenzialmente pericolosa secondo il Ministero della Salute. “Per le cure compassionevoli sono però d'accordo se i protocolli vengono validati da AIFA o EMA in Europa, e soprattutto sostengo il desiderio di genitori che cercano terapie alternative possibili senza incatenare un paese a preconcetti antichi. In altre parole, la ricerca deve andare avanti con le regolamentazioni necessarie, senza bloccarne le potenzialità, ma accompagnandone i percorsi sperimentali”.?

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