Mastectomia preventiva: secondo gli esperti la scelta deve essere ponderata

Brigida Stagno
di Brigida Stagno  - Medico

Il dibattito è ancora acceso: quali sono le indicazioni all'intervento di mastectomia preventiva nelle donne sane, ma ad alto rischio di sviluppare un tumore della mammella? Il recente caso di Angelina Jolie, icona di bellezza sottoposta all'asportazione totale di entrambe le ghiandole mammarie per l'elevatissima probabilità di ammalarsi, a causa della familiarità e di un'alterazione genetica, fa discutere: rischia infatti di fare “tendenza”, innescando una sorta di psicosi collettiva e influenzando la scelta di molte donne.

Il carcinoma della mammella è il tumore più frequente nel sesso femminile, in cui rappresenta anche la prima causa di mortalità oncologica. Solo nel dieci per cento dei casi questo tumore è dovuto però alla mutazione dei geni BRCA1 o BRCA2 (riscontrabile con il test genetico), implicata anche nello sviluppo del carcinoma dell'ovaio. Ma attenzione. Con la mutazione di questi due geni non si eredita la malattia, ma la predisposizione ad ammalarsi, tanto che per circa la metà delle donne portatrici di alterazione genetica il tumore potrebbe anche non svilupparsi mai. Resta però il fatto che in quelle con positività al test genetico, il rischio di sviluppare la neoplasia aumenta fino all'80 per cento, anche in età giovane, contro una media del 12 per cento della popolazione femminile non portatrice.

Proprio in questi casi la mastectomia radicale può perciò ridurre notevolmente la probabilità di ammalarsi. E' bene però sapere che dopo l'intervento di rimozione il rischio non si azzera, ma si assesta intorno al 5-10 per cento, perché può restare sempre una piccola parte di tessuto mammario sotto la cute soggetta a trasformazione tumorale. Sulla questione, quindi, gli esperti si dividono. Per Umberto Veronesi, direttore scientifico dell’Istituto europeo di oncologia (Ieo), uno dei massimi esperti di chirurgia oncologica e ideatore della quadrantectomia, tecnica più conservativa, ritornare alla chirurgia radicale sarebbe un passo indietro rispetto alla filosofia della chirurgia oncologica moderna, che tende invece a conservare il più possibile. Andrebbe perciò riservata a pochi casi, in particolare a quelle donne che vivono con eccessiva ansia la possibilità elevata di ammalarsi.

Un intervento così demolitivo ha tra l'altro conseguenze non trascurabili dal punto di vista psicologico ed estetico (le protesi, per esempio, vanno sostituite ogni 10 anni), senza contare il fatto che l'asportazione delle ovaie (la mutazione genetica aumenta anche il rischio di cancro dell'ovaio) in età relativamente giovane determina una menopausa precoce. Si tratta quindi di una tecnica chirurgica limitata a casi accuratamente selezionati, malgrado rientri in tutte le maggiori linee guida sulla prevenzione del cancro, come quelle dell'American Cancer Society.

Esistono diverse tecniche di mastectomia, più o meno aggressive a seconda della gravità del tumore: la mastectomia sottocutanea, che risparmia la cute della mammella e il complesso areola-capezzolo, indicata per tumori in fase iniziale e ideale quando si vuole ricostruire contemporaneamente la mammella con l'inserimento di protesi, quella radicale, con l'asportazione dell'intera ghiandola, dei muscoli pettorali e dei linfonodi ascellari, per i tumori estesi, e la radicale modificata, in cui si conservano i muscoli pettorali.

Per chi decide invece di non ricorrere al bisturi, malgrado il rischio genetico, sono imperativi controlli più ravvicinati (ogni 6 mesi-un anno), che prevedono mammografia, ecografia e risonanza magnetica, in grado di svelare un eventuale tumore molto precocemente, quando le possibilità di guarigione arrivano al 98%. Secondo le linee guida dell'American Cancer Society, le donne con BRCA1 o BRCA2 positivo devono iniziare a sottoporsi a queste indagini diagnostiche ogni anno (ma anche più frequentemente), già a partire dai 30 anni.

Negli Stati Uniti la mastectomia profilattica bilaterale (entrambi i seni) con ricostruzione immediata è in crescita e viene proposta con più leggerezza rispetto all'Italia, dove secondo dati recenti questi interventi sarebbero circa 50-100 ogni anno. Un altro problema riguarda invece la scelta, in aumento sempre negli Stati Uniti, di ricorrere alla mastectomia totale in assenza di mutazioni genetiche, ma in caso di familiarità (un parente molto vicino colpito), oppure dopo aver sviluppato un carcinoma mammario, in modo da evitare in futuro problemi al seno sano.

Anche in questi casi gli esperti consigliano di andare molto cauti, eseguendo eventualmente controlli più ravvicinati ( una mammografia e una visita senologica ogni anno dopo i 40 anni) e seguendo uno stile di vita sano e attivo. Forse non tutti lo sanno, ma anche la prevenzione del tumore mammario passa attraverso l'adozione di una sana alimentazione, povera di grassi animali, zuccheri semplici, alcol e ricca di frutta e verdura ad alto contenuto di antiossidanti, la promozione di una costante attività fisica e dell'allattamento al seno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 

 

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