Reflusso gastroesofageo: attenzione al peso e meno proibizioni dietetiche

Brigida Stagno
di Brigida Stagno  - Medico

E' uno dei disturbi più fastidiosi e frequenti nei paesi occidentali, complice probabilmente lo stress, il sovrappeso e le abitudini alimentari sbagliate: la malattia da reflusso gastroesofageo (Gerd) ha una prevalenza tra il 10 e il 30% e può peggiorare notevolmente la qualità di vita. I sintomi possono essere molto fastidiosi: il dolore e bruciore retrosternale, l'acidità, il rigurgito, le eruttazioni, spesso imbarazzanti, sono a volte confusi con la “cattiva digestione” o “acidità di stomaco” e quindi sottovalutati o curati con antiacidi autoprescritti, magari consigliati da qualche amico. La diagnosi può quindi arrivare in ritardo, soprattutto quando i disturbi sono “atipici”, cioè non riguardano l'esofago, come il dolore toracico, l'asma bronchiale, la tosse stizzosa, la raucedine o il calo della voce.

La complicanza più frequente (ma non sempre presente) della malattia da reflusso gastroesofageo è l'esofagite, cioè l'infiammazione della parete dell'esofago (che può evolvere verso erosioni o ulcere), dovuta al contatto continuo con l'acido risalito dallo stomaco. Le complicanze più serie, sono la stenosi (cioè il restringimento dell'esofago) e l'esofago di Barrett, una lesione precancerosa da controllare periodicamente con la gastroscopia e l'esame istologico, per il suo potenziale rischio di evoluzione verso il cancro dell'esofago.

Le cause? Tutte le situazioni che compromettono la tenuta del cardias, la valvola che separa esofago da stomaco, in particolare l’ernia iatale, cioè la risalita nel torace di parte dello stomaco (che normalmente si trova nell’addome), favorita dall’invecchiamento, dalla gravidanza, dall’obesità.

L'esame endoscopico viene spesso consigliato subito (il dolore toracico è a volte così intenso da essere confuso con un infarto del miocardio, che va assolutamente escluso prima di cominciare la cura), ma nel 60 per cento dei casi può essere del tutto negativo. La diagnosi di GERD può essere fatta in realtà semplicemente parlando con il medico, sulla base della sintomatologia e senza la necessità di eseguire subito l'esame endoscopico (tranne nelle persone a rischio e in presenza di sintomi di allarme). La gastroscopia è però utile per valutare la gravità dell'infiammazione e per escludere alterazioni più gravi (per esempio un tumore). Per diagnosticare questa patologia non è indicato invece l’esame radiografico dell’apparato digerente con l’utilizzo del bario.

Più utile per una diagnosi precisa è invece la pH-impedenziometria, un esame non invasivo, che consente di verificare eventuali reflussi acidi nelle 24 ore (durante il pasto, il sonno e altri momenti della giornata). Questo esame è indicato anche nei pazienti con esofagite non erosiva, che non rispondono alla terapia farmacologica e in situazioni dove la diagnosi è incerta. E’ l’unica indagine in grado di stabilire una correlazione certa tra sintomi e reflusso

La terapia prevede farmaci antisecretivi, che riducono la produzione di acido da parte dello stomaco (i cosiddetti inibitori della pompa protonica), da assumere per otto settimane almeno 30 minuti prima la colazione (ma a volte è necessaria anche la somministrazione serale),senza differenze significative tra le diverse molecole e anche quando l'esame endoscopico è negativo. Utili sono anche i farmaci cosiddetti “procinetici”, che regolarizzano la motilità dello stomaco e dell'esofago e altri che proteggono la parete dell’esofago con meccanismi diversi (come antiacidi e alginati). La terapia chirurgica (fundoplicatio) va limitata ai casi più gravi ed è eseguibile anche in laparoscopia: consiste nella ricostruzione di una nuova valvola attraverso la plicatura del fondo dello stomaco.

Per la malattia da reflusso gastroesofageo è sempre valido il consiglio di dimagrire se si è in sovrappeso o francamente obesi: il grasso addominale infatti, causando un aumento della pressione all'interno dell'addome e la compressione delle pareti dello stomaco, favorisce la risalita dell'acido verso l'esofago.

Puntano molto sulla riduzione del peso le ultime linee guida per la diagnosi e la cura della malattia da reflusso gastroesofageo, pubblicate sul numero di marzo dell'American Journal of Gastroenterology, definite dall’American College of Gastroenterology.Secondo gli Autori, diverse metanalisi mostrano un’associazione tra BMI (indice di massa corporea), circonferenza addominale, aumento del peso e presenza di sintomi e complicanze della GERD, incluse erosioni e esofago di Barrett.

E' raccomandato anche alzare la testata del letto, così come evitare pasti nelle 2\3 ore prima di dormire in presenza di reflusso notturno. Meno valido, se non in alcuni casi, sembra essere secondo i ricercatori il ruolo della dieta: fino a poco tempo fa in caso di reflusso gastroesofageo i medici vietavano tassativamente alcuni alimenti, come la menta, la cioccolato, il te e caffè forte, gli agrumi, l'alcol. In realtà non sempre l'abolizione di questi alimenti migliora la sintomatologia e di fatto non esiste una dieta valida per tutti, in grado di ridurre reflusso e acidità. Insomma, questi alimenti andrebbero evitati solo se è davvero certo il legame tra la loro assunzione e la comparsa del disturbo.

Cambiare lo stile di vita è altrettanto importante per stare meglio: smettere di fumare, mangiare poco e con calma, allontanare lo stress, evitare pasti troppo abbondanti, non andare a dormire subito dopo aver mangiato, evitare indumenti troppo stretti.

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