Infezione da Helicobacter Pylori: non solo ulcera, c'è anche la pre-eclampsia. Un motivo in più per curarla

Brigida Stagno
di Brigida Stagno  - Medico

La scoperta dell'Helicobacter pylori, avvenuta per merito dell'australiano Barry Marshall nel lontano 1983, ha segnato una svolta nella terapia dell'ulcera gastroduodenale: il batterio, a forma di spirale, è ritenuto infatti l'imputato numero uno di questa malattia, considerata quindi nella maggior parte dei casi di origine infettiva (quindi contagiosa). L’Helicobacter é anche una causa importante di gastrite cronica attiva e la sua presenza può associarsi a dispepsia (cioè a “cattiva digestione”). Non solo, ma il bacillo è classificato dall’International Agency for Research of cancer come il fattore di rischio di primo grado per il cancro dello stomaco. Se si vuole rompere la spirale di recidive che caratterizza la storia naturale dell’ulcera e ridurre il rischio di sviluppare il tumore, l'imperativo categorico è quindi eradicarlo.

Nei paesi industrializzati il 15- 50% della popolazione é Helicobacter positiva, in altre parole possiede nel sangue gli anticorpi contro il batterio, ma la prevalenza dell’infezione sale al 60 - 90% nei paesi in via di sviluppo. Circa il 30 per cento delle persone infettate và incontro a una patologia dello stomaco o del duodeno associata all’infezione, ma possono passare anche anni, o addirittura decenni, dal contatto con il microorganismo prima che compaia la malattia. Oggi c'è però una ragione in più per riconoscere e curare l'infezione: secondo uno studio condotto da alcuni ricercatori dell'Università Cattolica - Policlinico “A. Gemelli” di Roma,l'infezione da Helicobacter pylori sarebbe anche una delle possibili cause di pre-eclampsia o gestosi gravidica, una malattia della gravidanza caratterizzata da ipertensione arteriosa e perdita di proteine con le urine, che può avere conseguenze severe per la madre e per il nascituro. La scoperta, frutto della collaborazione tra specialisti di Medicina interna, Gastroenterologia e Ginecologia del Policlinico Gemelli, è stata di recente pubblicata sulla rivista scientifica Helicobacter (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23066738).

La ricerca ha dimostrato come alcuni anticorpi prodotti a causa dell'infezione sostenuta dai ceppi più aggressivi di Helicobacter pylori (produttori di una tossina chiamata Cag-A) potrebbero danneggiare le cellule che danno origine alla placenta, compromettendone lo sviluppo e favorendo la pre-eclampsia. Secondo Francesco Franceschi, primo autore dello studio, alla base ci sarebbe una reazione crociata tra anticorpi anti-CagA e gli antigeni del trofoblasto, il tessuto da cui origina la placenta: gli anticorpi anti-CagA potrebbero cioè riconoscere una proteina del trofoblasto simile a quella espressa dal batterio, la Beta-Actina, alterandone la funzione. E studi precedenti avevano già dimostrato proprio nelle donne con pre–eclampsia una più alta prevalenza di questi ceppi più virulenti di Helicobacter pylori. Secondo i ricercatori sarebbe utile identificare precocemente le donne a rischio di sviluppare la gestosi durante la gravidanza per ottimizzare la terapia.

Ma come svelare l'infezione? Con il breath test (esame non invasivo), con l'esame delle feci (indicato soprattutto nei più piccoli), con il test sul sangue, ricercando gli anticorpi specifici anti - Helicobacter, in particolare le Ig G, oppure con la gastroscopiae l'esame istologico della mucosa dello stomaco e del duodeno, in caso di disturbi allo stomaco. La ricerca degli anticorpi dovrebbe rientrare ormai tra gli esami di routine, come avviene per il colesterolo, ma per ora, almeno in Italia, non è ancora proponibile per i costi. Per eradicare il batterio ed eventualmente cicatrizzare l’ulcera si usa l’associazione di un potente inibitore della secrezione acida dello stomaco con specifici antibiotici, la cui scelta è dettata da linee guida internazionali. Nelle persone che non rispondono a questa cura (i cosiddetti “non responder”, infettati da ceppi batterici resistenti), le linee guida prevedono una seconda terapia con antibiotici diversi.

 

 

 

 

 

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