Milleunadonna

Simpatia contagiosa e sorriso contundente: Simona Molinari regina di un festival tutto al femminile

Molinari è fra gli artisti che saranno protagonisti il 28 e il 29 ottobre al teatro Cimarosa di Aversa che del premio è l’habitat naturale

di Massimiliano Lussana

Della canzone declinata al femminile, Simona Molinari è praticamente una definizione da dizionario dei sinonimi, eccellenza assoluta per vocalità, capacità di viaggiare fra tutte le tonalità dello swing e del jazz, simpatia contagiosa, sorriso contundente, bellezza che è essa stessa forma scenica.

Il premio Bianca D'Aponte

Insomma, quest’anno Enrico Deregibus che del premio Bianca d’Aponte – il maggiore e qualitativamente unico in Italia per la musica declinata al femminile - è cuore e anima, insieme ovviamente a papà Gaetano, non poteva scegliere meglio, invitando fra gli ospiti Simona Molinari, che già ne è stata madrina qualche edizione fa, fra gli artisti che saranno protagonisti il 28 e il 29 ottobre al teatro Cimarosa di Aversa che del premio è l’habitat naturale.

Chi era Bianca

Bianca d’Aponte era una giovane e straordinaria interprete, morta prematuramente e il suo ricordo è alla base di tutto questo, qualcosa che si capisce quanto sia forte dalla passione, la voce, lo sguardo con cui ne parla Simona: “L’anno che sono stata madrina avrei voluto anche cantare, ma stavo male e la voce non me lo permetteva proprio. Allora, in quell’occasione promisi a papà Gaetano di tornare e ci tengo moltissimo perché è una manifestazione dove l’ascolto, l’attenzione, il clima, sono veri”.

Oddio, anche quest’anno – evidentemente Simona soffre il cambio di stagione e le temperature ballerine – la salute non è proprio al top, “ho un abbassamento di voce, ma tranquilli, rassicuro tutti, posso cantare”.

Gli ospiti

E’ bello vedere come Deregibus, che fra le tante cose ha curato il libro definitivo e splendido sui testi di Francesco De Gregori, abbia scelto fra gli ospiti, oltre a tante donne che sono la ragione sociale del premio dedicato a una giovane voce, anche Pacifico, Gino De Crescenzo, e Kaballà, Pippo Rinaldi, che sono due fra gli autori uomini più attenti all’universo e alla sensibilità femminile.

Sono autori che riescono a scrivere anche per donne essendo credibili – si illumina Simona Molinari – e questo è un punto decisivo perché credo che uno dei problemi delle interpreti femminili negli ultimi anni sia stato il fatto che troppo spesso gli autori siano stati uomini, non tutti con la stessa sensibilità. Proprio per questo sono felice che, anche in questo premio, ci siano cantautrici che scrivono di loro pugno le proprie emozioni”.

Simona Molinari, dal canto suo, da ascoltatrice, sente “un po’ di tutto: molti cantautori italiani, Brunori SAS, Daniele Silvestri, Samuele Bersani, Mannarino, Nicolò Fabi…”, ma anche tanta musica anglosassone:

“I nuovi mezzi e, segnatamente, Spotify mi hanno portato in luoghi musicali che non mi aspettavo. E questo è il bello e il buono della musica digitale e delle opportunità che ci offre. Regala una grande possibilità di adattamento e di sopravvivenza”.

Ovviamente, però i nuovi mezzi digitali e una fruizione che ai nostri tempi era rigorosamente “fisica”, vinile, musicassette e poi cd, e che oggi è fatta quasi esclusivamente di streaming, creano più problemi alla generazione di mezzo – quella di Simona Molinari per l’appunto – che è quasi in un limbo fra i “nativi digitali” di oggi e i loro padri che erano solo fisici. Tanto che l’unico che ha attraversato il deserto riuscendo ad uscirne al primo posto nelle classifiche sia da un lato che dall’altro del pendolo è solo un fuoriclasse assoluto come Lorenzo Jovanotti.

A contribuire alla “tempesta perfetta” sono arrivati poi rap e trap e i talent, che si sono accaparrati il mercato “e oggi – spiega Simona – per restare ai vertici numerici, con un’offerta così ampia – occorrerebbe tirar fuori un brano al mese o un’offerta addirittura settimanale”.

Ma.

Ma c’è un’alternativa, l’”alternativa Molinari”: “Per fortuna la musica non è fatta solo di classifiche e di streaming, ma anche e soprattutto di concerti dal vivo. Io vivo di quelli da tredici anni e stare sul palco, poter condividere la propria musica con persone che guardi in visto, girare l’Italia, per me è tutto, un vero punto d’arrivo. Il concerto è la parte decisiva del mio lavoro, ascoltare le persone, vivere città diverse, vedere posti meravigliosi…”.

Insomma, quella di Simona è quasi una guida turistica musicale d’Italia. E in qualche modo rispecchia la sua vita: è cresciuta a L’Aquila e oggi vive a Milano, l’Italia dei borghi e l’Italia delle metropoli, “e la ritengo una grande fortuna, anche perché in qualche modo fotografa la dicotomia di ciò che facciamo: il borgo favorisce la scrittura e il tempo lento, la pace, la grande città dà più stimoli. E io ho la fortuna, viaggiando, di godere entrambi”.

In tutto questo, poi, Simona Molinari è anche mamma, di Anita, sette anni, che durante i tour rimane generalmente a casa, ma ha il Dna della musica dentro di sé: “Va a lezione di coro, le piace, io ovviamente non la forzo, ma sono felice se ama la musica”.

In più, Simona è stata anche attrice cinematografica del bel film di Walter Veltroni “C’è tempo”, con Stefano Fresi, e ospite fissa di Massimo Ranieri in televisione in “Sogno e son desto 2”, e questo suo essere multitasking dà ulteriore fascino al suo ruolo: “Mi piace tutto ciò che viene creato sul palco, questa parte artistica bella e vitale”.

Un concetto racchiuso anche nel suo sorriso: “Sono sempre per il vivi e lascia vivere”.

La bellezza

Anche con la bellezza, indiscutibile. Aiuto o limite? “In passato il mio viso ha portato ad offrirmi canzoni e un’immagine di leggerezza” – indimenticabile nel genere e capolavoro del genere, “La felicità” a Sanremo – ma negli ultimi anni il movimento che si batte per la parità delle donne ha portato un rivoluzione e io per prima sono soggetto di questa rivoluzione, che è generale e sociale, ma anche personale con un punto di vista completamente diverso”.

E così oggi Simona può permettersi di ironizzare su alcune ricerche di Google che cercano sue foto sensuali – lo è a prescindere da ogni look, lo è mentalmente – e di sorridere:

“Le donne prima di essere donne sono persone e rivoluzioni come questa e come queste ben vengano. Mi aiutano a stare meglio”.

Il tono è quello di una donna che sta benissimo con se stessa. E col mondo.