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"Morirò o rimarrò gravemente ferita in un incidente d'auto": le parole sconvolgenti di Lady D e le polemiche per "The Crown"

La quinta stagione della serie di Netflix sulla casa reale inglese racconta i tanti misteri rimasti insoluti di una tragedia che ha posto fine alla favola triste della principessa. Il rapporto terribile con Carlo, il divorzio, il legame con Dodi Al-Fayed. La scelta che fa discutere di non mostrare quella maledetta notte. Una serie da non perdere

Morirò o rimarrò gravemente ferita in un incidente d’auto

Lo confidò la stessa Lady D al suo avvocato Victor Mishcon due anni prima della tragedia nel tunnel dell’Alma a Parigi.

Lei se lo sentiva. Sospettava che qualcuno la volesse eliminare. Addirittura aveva predetto che sarebbe accaduto con uno schianto. Che fossero frutto della sua mente provata o derivassero da veri complotti, le inquietudini della principessa triste si sono tramutate in realtà. L’avvocato - convinto che sua altezza fosse paranoica - non diede importanza a quelle premonizioni. Ma, dopo la sua morte, lo raccontò al capo della polizia di Londra che chiuse gli appunti in un cassetto (da cui riemersero anni dopo). Ecco, questo è uno dei tanti misteri rimasti insoluti - dopo venticinque anni - sulla morte di Diana Spencer, avvenuta il 31 agosto 1997 mentre era in macchina insieme al compagno Dodi Al-Fayed e all’autista Henri Paul. E di cui si torna a parlare a pochi giorni dalla partenza (il 9 novembre) della attesissima quinta stagione di “The Crown”, la serie di Netflix sulla casa reale che ha scatenato nuove polemiche: si concentra sul tremendo rapporto tra Diana e il principe Carlo, il divorzio e l’incontro con Dodi Al-Fayed. Però diciamo subito che nella serie non si affronta quella notte, la fuga dai paparazzi, il tunnel, la morte. Per rispetto nei confronti della scomparsa della regina Elisabetta avvenuta due mesi fa, Netflix ha deciso di fermarsi prima: la decima puntata arriva solo al momento della conoscenza tra la principessa e il ricco rampollo di origine egiziana. Tanto di motivi per irritare la Casa reale ce ne sono ugualmente molti.

La serie: fiction o realtà?

La serie - che da sempre ha in parte urtato Buckingham Palace, ma in parte l’ha reso più pop - affronta infatti gli anni ’90, il periodo in cui la monarchia è più invisa che mai, soprattutto per come viene trattata la principessa più amata dal popolo nella storia. La quinta stagione, come le precedenti del resto, non fa sconti ai Windsor, ma per un periodo storico così vicino a noi il confine tra realtà e finzione è ancora più labile. Tanto che la casa reale, soprattutto il principe William, aveva chiesto di non trasmettere più la celebre intervista rilasciata alla BBC in cui Diana racconta davanti a 23 milioni di spettatori attoniti il suo “affollato matrimonio a tre”. Invece Netflix ci ha costruito sopra l’intera ottava puntata.

L’attrice Judi Dench, molto amica della regina consorte Camilla, ha intimato ai vertici della piattaforma di scrivere a chiare lettere all’inizio degli episodi che si tratta di una “fiction” e non di un documentario, cosa peraltro ribadita in risposta da Netflix. Pure John Major ha bollato la serie come “un mucchio di sciocchezze” in riferimento all’episodio in cui si fa ventilare che Carlo complotti con l’allora primo ministro per costringere la madre ad abdicare in suo favore. Insomma, un misto di immaginazione e realtà.

Del resto, cosa sia vero o falso nella vita di Lady D non si comprende neanche adesso dopo tanti anni di indagini, depistaggi, inchieste. 

I tanti misteri sulla morte della principessa

Numerose sono le ipotesi avanzate nel corso dei decenni su quella tragica notte: fatalità o un piano ben progettato? Sono in molti ancora a credere che dietro la fine della principessa del Galles ci siano i servizi segreti al servizio della Corona (che non poteva accettare che la principessa sposasse un musulmano o addirittura avesse un figlio da lui), ma questa tesi - una delle più radicate nell’immaginario complottista - non è mai stata minimamente dimostrata. Allo stato attuale resta la versione ufficiale dell’incidente. I “colpevoli” sarebbero i fotografi che inseguivano in moto l’auto su cui viaggiavano Diana e Dodi e l’autista Henri Paul, capo della sicurezza dell’hotel Ritz, che era in stato di ebbrezza.

Quel che è certo è che Diana e Dodi, a Parigi, di ritorno da una vacanza in Sardegna e in procinto di tornare a Londra, avevano deciso di lasciare il Ritz assalito dai paparazzi per un appartamento più tranquillo. Così, poco dopo la mezzanotte, avevano lasciato l’hotel da un’uscita secondaria con un’auto diversa in modo da ingannare gli inseguitori. Poi Henri Paul perde il controllo della vettura e finisce contro il tredicesimo pilastro del tunnel dell’Alma. Al-Fayed e Paul muoiono sul colpo, mentre Diana, ancora viva, viene trasferita all’ospedale Pitié-Salpêtrière dove spira alle 4 del mattino. A bordo dell’auto, oltre alla coppia, c’è Trevor Rees-Jones, membro della squadra di sicurezza privata della famiglia al-Fayed. Ferito, si salva, ma dell’incidente non ricorda più nulla. Proprio l‘amnesia di Rees-Jones negli anni successivi fa da carburante alle numerose teorie del complotto.

Mohamed Al-Fayed, il miliardario dei magazzini Harrods e padre di Dodi, fu colui che meno credette alla storia dell’incidente e dell’ubriachezza di Paul. L’unica cosa che la guardia del corpo ricorda è una grossa motocicletta accanto alla vettura poco prima dello schianto. Una teoria sostiene che l’autista sia stato abbagliato con un laser dai servizi segreti. Secondo questa ipotesi, la principessa sarebbe stata fatta fuori perché incinta di Dodi Al-Fayed e un fratellastro dell’erede al trono di origini arabe non sarebbe stato ammesso dalla famiglia reale. Il mandante sarebbe stato addirittura il principe Filippo di Edimburgo.

A sostegno di queste versioni ci sono testimonianze come quelle di Lee Sansum, ex guardia del corpo della principessa, che quest’estate in occasione dell’anniversario della morte ha svelato al “Sun”: “Un testimone alla guida di un’utilitaria che viaggiava davanti alla Mercedes a Parigi la notte dello schianto ha dichiarato di aver visto una motocicletta ad alta potenza sorpassare l’auto pochi secondi prima dello scontro. Un altro testimone che viaggiava nella direzione opposta ha notato una seconda moto sterzare per evitare i rottami e proseguire senza fermarsi. Quei due centauri non sono mai stati trovati e non è un caso”.

Altre testimonianze parlano di un incidente con un’altra macchina, una Fiat Uno. Sui resti della Mercedes S280 in cui viaggiava Diana sarebbero stati rintracciati dei segni di carrozzeria bianca della Uno. Si è scoperto anni dopo che alla guida c’era una guardia giurata vietnamita, interrogata dalla polizia francese e poi rilasciata. Insomma, dubbi mai chiariti, tante teorie ma nessuna prova.

La serie da noi vista in anteprima: non perdetevela

Prima di tutto: non perdetevela. Se avete amato le precedenti quattro stagioni, troverete la quinta ancora più interessante, inquietante, coinvolgente. E ve lo dice chi ha passato la notte di ieri a guardarsi quasi tutti i dieci episodi. Se non le avete viste, non importa, potete gustarvi anche solo questa. Per chi era già nato negli anni Novanta, sarà come rivivere quei momenti visti, letti, ascoltati milioni di volte.

Lo sceneggiatore Peter Morgan ci porta dentro le stanze dei palazzi reali, come se fossimo lì in un angolo ad ascoltare i tormenti, le passioni, gli screzi, i dialoghi tra i Windsor. C’è tutto quello che ha fatto scandalo all’epoca e che fa discutere ancora oggi. Ma viene trattato con meno cinismo di quanto strombazzato finora sui media, a episodi non ancora visti.

Impressionante è l’interpretazione di Elizabeth Debicki, una perfetta Lady Diana, che le somiglia nelle movenze, nell’altezza, negli atteggiamenti, per come reclina il collo. Nei suoi sguardi c’è tutto il tormento di consorte non amata, capita, riverita, riconosciuta dal marito. Ma non è ritratta solo come una vittima di una famiglia terrificante, ma anche come una donna fragile, ossessionata, malata e anche vendicativa.

Anche Carlo (un Dominic West che non gli somiglia per nulla fisicamente, ma è bravissimo) viene raccontato nel suo dualismo: il modo freddo con cui tratta la moglie che non ama, ma anche la passione e la dolcezza che rivolge alla donna che ama veramente, Camilla Parker Bowles. E si sottolinea anche l’idea di una monarchia più moderna che porta avanti e il lavoro in aiuto dei bisognosi. Anche della regina Elisabetta (interpretata da Imelda Staunton), come nelle precedenti stagioni, esce un ritratto in bianco e nero: una sovrana presa tra mille obblighi, dura e distante con i figli (Carlo le dice che se fossero stati in una famiglia normale sarebbero intervenuti gli assistenti sociali) ma dolce e protettiva con i nipoti con cui passa il tempo a guardare la tv. Lo stesso vale per il principe consorte Filippo (Jonathan Pryce) di cui si accennano i tradimenti, ma anche il sostegno alla moglie.

E, infine, la pietra dello scandalo, quella Camilla (interpretata da Olivia Williams) ora diventata regina, odiata per decenni dai sudditi perché considerata la sfascia-famiglia reale: una donna innamorata, che subisce ogni umiliazione (e Netflix non le risparmia la famosa telefonata in cui Carlo le sussurra che vorrebbe essere il suo Tampax) ma che rimane vicina al suo compagno tutta la vita. Il quale davanti alla madre la elogia per le tre D - “discretion”, “decency”, “dignity” - che per lui valgono più della D più famosa, quella incarnata dalla principessa. Insomma, che sia realtà, finzione o fantasia, spendete queste (quasi) dieci ore a guardarla.