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Terme libere in Italia: la mappa dei posti più suggestivi del benessere tra la natura

Paesi di antiche tradizioni termali, in Italia terme e bagni liberi si trovano fra Sardegna, Sicilia, Calabria, Campania, Lazio, Toscana, Lombardia, dalla famosa Saturnia, in Toscana, ai luoghi meno noti delle isole

L’Italia è, storicamente, la terra dei bagni e delle terme, una tradizione molto viva ai tempi di Etruschi e Romani, mentre fra il Settecento e l’Ottocento grazie alle sue terme l’Italia fu la mèta preferita di molti viaggiatori. Oggi in Italia l’offerta termale è sempre più ricca, con la tradizione che ha sposato l’avanguardia. Il ventaglio di soluzioni comprende i classici centri termali, Spa, resort e alberghi termali, hamman, parchi termali, agriturismi e B&B termali. Fra terme luxury e low cost, in Italia esistono anche le terme libere (o quasi). Ve ne sono, ad esempio, in Sardegna, Sicilia, Calabria, Campania, Lazio, Toscana, Lombardia. 

SARDEGNA

In Sardegna, in provincia di Oristano, si trovano le Antiche Terme Romane di Fordongianus, sul fiume Tirso, poco lontano dal luogo dove un tempo sorgeva il centro romano di Forum Traiani. Queste terme sono ancora oggi alimentate da un’acqua che sgorga dalla sorgente alla temperatura di 54°-56°C. Le terme libere - non si può, infatti, fare il bagno in quelle del sito archeologico - si trovano, invece, a valle, dove il torrente che nutre le antiche terme romane forma delle piscine d’acqua calda. L’acqua di Fordongianus viene consigliata contro reumatismi, per la salute della pelle, benessere dell’apparato cardio-circolatorio e del sistema immunitario.

PANTELLERIA

Un centro termale a cielo aperto è considerata Pantelleria dove, spiega l’Ente Parco Nazionale Isola di Pantelleria, fenomeni di vulcanesimo secondario hanno dato vita a sorgenti geotermiche, anche marine, fumarole, saune naturali in grotta. Famoso è, ad esempio, lo Specchio di Venere, chiamato anche Bagno di Venere e Bagno dell’Acqua, formatosi nella caldara di un vulcano spento e alimentato da acqua piovana e sorgenti termali, mentre il fango del lago viene strofinato sulla pelle per eliminare le cellule morte.

La grotta di Sàtaria, dentro una caletta, racconta, invece, la storia mitologica dell’amore fra Ulisse e la dèa Calipso. All’interno si trovano due vasche, mentre quella esterna comunica con il mare. L’acqua termale di Sàtaria, che ha una temperatura di 40° C, viene utilizzata per la cura di artrosi e reumatismi. Un’altra grotta terapeutica di Pantelleria è la Grotta del Freddo, dove le correnti d’aria, asciugando l’umidità delle pareti, aiutano a rinfrescare l’ambiente. La presenza di un piccolo sedile in cocciopesto, materiale molto usato nell’antichità, ha fatto ipotizzare come il luogo fosse frequentato già in epoca punico-romana. Altra grotta è quella del Bagno Asciutto di Benikulà, chiamato anche Sauna di Benikulà: “Nella contrada di Sibà, in località Benikulà” spiega l’Ente Parco Nazionale Isola di Pantelleria “lungo il costone della Montagna Grande si trova una grotta naturale aperta in una grande faglia e divisa, fin dall’età antica, in due vani: il primo esterno, il frigidarium, con la vista sulla grande piana di Monastero, circondato dalle tipiche dukkéne (sedili di pietra), e quello interno più piccolo dove giunge vapore acqueo a circa 38°C. Questa emissione è utilizzata come una vera e propria sauna naturale dai panteschi e dai turisti per curare i dolori reumatici”.

Il nome è di origine araba e significa stagno dove far macerare la canapa, parliamo di Nikà e della sua sorgente termale marina con l’acqua utilizzata, in particolare, contro le febliti: “Si tratta” spiega l’Ente Parco Nazionale Isola di Pantelleria “di una discesa a mare, situata nella zona meridionale dell’isola, famosa per una piccola insenatura sotto il costone da cui esce acqua calda. Raggiungibile dalla terraferma o dal mare, la temperatura dell’acqua va pian piano salendo fino a superare i 40°C. Questo avviene perché dall’insenatura sotto il costone sgorga una sorgente di acqua termale, la cui temperatura si aggira tra gli 85 e i 100°C e che, mescolandosi con quella di mare, raggiunge i 70°C. Piccole vasche naturali in cui scorre l’acqua termale e delimitate da scogli sui quali si depositano zolfo, incrostazione di silice idrata e di allume, consentono a tutti di immergersi e goderne le virtù terapeutiche”.

Gadìr è un antico borgo di pescatori, dove l’acqua termale di una cala della zona viene utilizzata contro dermatiti, artrosi, reumatismi: “Fino agli anni ‘60” spiega l’Ente Parco Nazionale Isola di Pantelleria “la zona era ricca in buvire (pozzi di acqua dolce) utilizzate in passato per rifornire le navi di passaggio e tuttora si caratterizza per la presenza di vasche termali di diverse dimensioni e temperatura. Una situazione simile è presente allo Scalo di Scauri, dove si colloca il porto fenicio”. Le alghe che crescono sui bordi delle vasche, infine, vengono utilizzate per combattere raffreddore, sinusiti e altri problemi delle vie respiratorie.

VULCANO

Un’altra spa a cielo aperto è Vulcano, isola siciliana dell’arcipelago delle Eolie, dove si trovano fumarole, pozze d’acqua, fanghi e sorgenti termali ricche di zolfo. L’acqua sulfurea di Vulcano viene utilizzata per curare le malattie della pelle, i vapori contro problemi respiratori, i fanghi contro reumatismi e dolori articolari.

SEGESTA

Sempre in Sicilia, a Segesta, famosa per il suo sito archeologico, in un paesaggio roccioso, vivacizzato da tamerici e canne di palude, si può fare il bagno nell’acqua sulfurea delle Polle del Cremiso, che originano dal Fiume Caldo.  

CALABRIA

A Lamezia Terme, in Calabria, famose sono le Terme di Caronte alle pendici del Monte Reventino. Le terme libere, chiamate Bagni di Caronte, sono alimentate dalla stessa acqua sulfurea dello stabilimento termale. L’acqua, che sgorga alla temperatura di 39°C, viene raccolta in alcune vasche. Nei Bagni di Caronte è possibile fare bagni termali - indicati, grazie al tepore dell’acqua, contro i reumatismi -, scrub con l’argilla biancastra delle vasche, inalare, per il benessere delle vie respiratorie, i vapori. C’è chi, invece, consiglia a chi soffre di dolori cervicali di fare un massaggio con le acque fredde di un vicino ruscello, dove anche camminare per riattivare, grazie ai ciottoli del fondale, la circolazione sanguigna e rinforzare le vene delle gambe.  

La chiamano Grotta delle Ninfe e si trova alle pendici del Monte Pollino. Delle ninfe perché secondo la mitologia qui la ninfa Calipso aveva la sua alcova, mentre, sempre secondo la leggenda, le ninfe Lusiadi vi custodivano un “segreto di bellezza”, che poi è l’acqua sulfurea della sorgente termale del luogo utilizzata sin dall’antichità contro reumatismi e problemi della pelle.

ISCHIA

L’isola campana di Ischia è famosa per le sue fumarole, come quelle di Barano e Sant’Angelo, risultato di attività vulcanica. Grazie alle fumarole la sabbia, da cui fuoriesce vapore, diventa calda, adatta, quindi, anche se con le dovute cautele, per curare i reumatismi. Le sabbiature, spiegano gli esperti di cure termali, non sono, invece, adatte a chi soffre di cuore, diabete, pressione bassa, nonché alle donne in gravidanza. Nella Baia di Sorgeto è possibile, invece, fare talassoterapia con acqua termale raccolta in grandi vasche mescolata ad acqua marina. C’è chi consiglia anche di utilizzare il fango risultato dello “sbriciolamento” della pietra delle vasche.

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LAZIO

Tradizionalmente terra di terme è anche il Lazio. A Civitavecchia, ad esempio, famosi sono i Bagni della Ficoncella, la cui sorgente termale è la stessa che alimentava i bagni etruschi e le Terme Taurine, in voga sotto l’imperatore Traiano.

Nella Sabina Laziale, in provincia di Rieti, famose sono le terme di Cotilia o Castel Sant’Angelo, due laghetti di acqua solforica poco lontano dal sito archeologico di Aquae Cutilia. L’acqua dei laghetti viene tradizionalmente utilizzata per il benessere del sistema circolatorio e respiratorio e per l’efficienza di quello locomotore.

A una manciata di chilometri da Viterbo, ai piedi dei Monti Cimini, famose erano le Pozze di San Sisto, dove si raccoglieva acqua calda o tiepida, conosciute anche come Masse o Terme di San Sisto. Le sorgenti che le alimentavano erano già note ai tempi di Etruschi e Romani. Sempre in provincia di Viterbo, sulla strada che porta alle Terme dei Papi, ci sono le Piscine Carletti, una dozzina di vasche con acqua, ricca di oligoelementi e sali minerali, di diversa temperatura – fredda, tiepida, calda. Da segnalare, nel viterbese, anche la zona delle Terme di Bagnaccio dove, accanto ai bagni a pagamento, c’è una vasca ricordo delle antiche terme. E ancora le piscine naturali, una circolare e una rettangolare, di acqua solforosa della sorgente termale del Bullicame, vasche di cui viene utilizzato anche il fango.

TOSCANA

In Toscana famose sono le Cascatelle di Saturnia, in Maremma, alimentate dal torrente termale Gorello con origine in un cratere vulcanico. La temperatura piacevole dell’acqua di Saturnia fa sì che il luogo venga frequentato non solo in estate. L’acqua, ricca di calcio, delle cascate viene raccolta in grandi vasche calcaree. I suoi benefici sono stati riconosciuti, in particolare, per la pelle, circolazione, apparato motorio.

Dopo Saturnia, molto famosi sono i Bagni di Petriolo tra Grosseto e Siena, lungo il fiume Farma, nella Valle dell’Ombrone. L’acqua termale, calda e ricca di sali minerali, viene utilizzata per la cura della pelle e il buon funzionamento delle articolazioni. Si dice che le acque di Petriolo fossero apprezzate da Cicerone, il pontefice Pio II, nonché dai Medici e dai Gonzaga.

San Casciano è un borgo medievale in provincia di Siena e luogo ricco di sorgenti termali. I suoi bagni, con antichi lavatoi di acqua termale, sono rinomati per l’acqua solforosa e ricca di sali minerali consigliata contro i disturbi dell’apparato respiratorio e di quello locomotorio.  

Terre di bagni e terme è la Val d’Orcia, nel senese, dove eredità del vulcano spento di Monte Amiata sono le acque termali che scorrono nel sottosuolo e nei boschi. Famosi sono, ad esempio, i Bagni di San Filippo, poco lontano Pienza e le cui acque e fanghi sono consigliati, in particolare, contro dolori e infiammazioni. Un itinerario, quello di questi bagni, sorprendente: “Avvolte tra gli alberi e raggiungibili con un po’ di trekking” spiega l’organizzazione Ambito Turistico della Val d’Orcia “sono le terme libere di Bagni San Filippo, uno spettacolo per la vista oltre che per il corpo: lasciandosi indietro le prime vasche, dove l’acqua non è particolarmente calda, si raggiunge l’area del Fosso Bianco, dove si incontra una formazione calcarea di grande fascino. La Balena Bianca – questo il suo nome – è uno spettacolo di candore e vapori; le cascate che si sono formate negli anni invitano ad immergersi nelle piscine e nell’atmosfera incantata che circonda questo luogo”.  

Nella Val d’Orcia rinomato è il Bagno Vignoni, le cui acque e fanghi, raccolti in una grande vasca, vengono consigliati contro nevralgie e reumatismi, nonché per il benessere delle vie respiratorie: “Delicate e rilassanti” spiega Ambito Turistico della Val d’Orcia, comparandole a quelle dei Bagni di San Filippo “sono invece le acque termali che caratterizzano il piccolo borgo di Bagno Vignoni. Le piscine che vi si trovano racchiudono un’acqua quasi domata, diversa dai torrenti più selvaggi che vanno ad ingrandire la Balena Bianca, più adatte a momenti di profondo relax. È qui che, secoli addietro, venivano grandi personalità storiche, tra cui spicca la figura di Santa Caterina da Siena, la cui famiglia era solita frequentare Bagno Vignoni quando lei era ancora una bambina. La grande vasca che funge da piazza del borgo invita a fermarsi e respirare con calma, ammirando i riflessi delle case antiche che si specchiano sulla superficie dell’acqua”. Più in là si trova il Parco dei Mulini “un’area naturale” spiega Ambito Turistico della Val d’Orcia “con un breve itinerario di trekking che costeggia piccole cascate termali e termina vicino a delle piscine, dove l’acqua non raggiunge temperature molto elevate”. A una ventina di chilometri da Siena si trovano i bagni di Castelnuovo Berangenda, borgo poco lontano da Montaperti dove nel Medioevo si scontrarono in battaglia Guelfi e Ghibellini. I bagni, alimentati dalla sorgente Acqua Borra, si presentano come una vasca naturale d’acqua calda, famosa per la cura di pelle e articolazioni.

Infine, i bagni liberi di Bormio, in Lombardia, nella zona del Parco dello Stelvio, chiamati anche Vasche di Leonardo o Pozze di Leonardo, da Leonardo da’ Vinci che su incarico di Ludovico il Moro, duca di Milano, s’occupò di questioni idrauliche relative al bacino dell’Adda. Le vasche dei bagni liberi di Bormio, immerse in un paesaggio di boschi, torrenti, pareti rocciose, raccolgono le acque dei Bagni Vecchi e dei Bagni Nuovi, acque solforose indicate per la cura della pelle e dell’apparato respiratorio, nonché contro i reumatismi.

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