Catena Fiorello: "Il mio romanzo-femmina per dire alle donne che, anche da sole, ce la fanno"

di Cinzia Marongiu   -   Facebook: Cinzia su Fb

"Qualche mese fa, subissata dallo stillicidio delle continue notizie di violenze contro le donne, ho sentito il bisogno di richiamarla in servizio. La mia Lucia aveva e ha ancora tante cose da dire. Anche perché quando si parla di violenza sulle donne non bisogna soltanto pensare a quella fisica, di chi le offende nel corpo, di chi le priva della vita. Per me altrettanto forte è la violenza psicologica, quella che comincia dal linguaggio. Non ho mai capito perché un uomo che va con molte donne è qualcuno da ammirare, mentre una donna che ha varie storie è subito marchiata a vita da parole capaci di ferire e uccidere". Catena Fiorello, come capita a tanti scrittori, parla delle sue creature di carta e inchiostro come di persone in carne e ossa. E così la sua Lucia richiamata in servizio non è altro che la protagonista del suo primo romanzo, "Picciridda", che sta per "piccolina" in siciliano.

Un romanzo che dopo 11 anni è tornato in libreria ma completamente rinnovato: diverso l'editore (ieri Baldini e Castoldi, oggi Giunti), diversa la copertina e la veste grafica, diverso lo stile di scrittura che negli anni si è affinato e arricchito. Ma la storia è la stessa. Una storia forte che ti prende subito allo stomaco perché in quella malinconia e tristezza in cui precipita Lucia, quando, ad appena 11 anni, vede i suoi genitori e il suo fratellino partire per la Germania e lasciarla in Sicilia con la nonna, è facile immedesimarsi e rivivere un proprio strappo esistenziale. "Se penso a Lucia oggi mi viene da pensare a certi bambini siriani, al piccolino morto sulla spiaggia, a tutti coloro che subiscono sulla propria pelle uno strappo dalla propria famiglia senza nemmeno esserne consapevoli fino in fondo. Mi sono chiesta: cosa penserebbe oggi Lucia? Lei si sentiva come la gallina nera in mezzo alle altre bambine, tutte galline bianche. Però alla fine del suo viaggio Lucia riuscirà ad emergere dai suoi dispiaceri e a diventare una donna forte e consapevole. E lo farà da sola. Ecco, allora in un periodo come questo mi è sembrato significativo ripartire da una donna che ce l'ha fatta da sola. Che riesce a salvarsi credendo nella propria forza. E mi rivolgo direttamente alle donne: quando c'è qualcuno che vuole convincervi che da sole non andrete da nessuna parte, ricordatevi che quelli sono i lavaggi del cervello per tenervi prigioniere e sottomesse. Nessuna donna è incapace di badare a se stessa e ai propri figli. Questo romanzo è femmina". Poi Catena nella video-intervista concessa a Tiscali.it legge una poesia che ha scritto in siciliano. Nel suo libro questa poesia è all'inizio ma "in realtà l'ho scritta alla fine di tutto. Quando sentivo che dovevo suggellare la mia "Picciridda" e far percepire l'atto di violenza contro una donna come una bestemmia". E c'è riuscita.