Emmanuelle si scaglia contro l'Academy per difendere Polanski: ma chi è a soffrire di amnesia?

Ha 52 anni appena compiuti, una bellezza che non accenna a sfiorire nemmeno un po’ e un marito decisamente ingombrante perché ha 31 più di lei, è uno dei registi più importanti del mondo ma ha alle spalle alcune storie di violenza sessuale su altrettante minori che lo insegue da oltre quarant’anni. Lei è Emmanuelle Seigner e lui invece è il regista franco-polacco Roman Polanski, premio Oscar nel 2002 per “Il pianista” e una lunga e travagliata storia di processi, fughe, arresti domiciliari e polemiche.

Che Emmanuelle Seigner e Polanski formino da oltre trent’anni una coppia affiatata fuori e dentro dal set non c’è dubbio: i due hanno anche due figli e continuano a girare film insieme (l’ultimo è del 2017 e si intitola “Basato su una storia vera”). Ma stavolta Emmanuelle che non ha quasi mai voluto commentare le vicende giudiziarie del regista se non per sottolineare quanto lui sia “un marito adorabile, un padre perfetto e un regista grandissimo” ha preso una clamorosa decisione e l’ha resa pubblica. L’attrice francese infatti ha rifiutato l'invito a diventare membro dell'Academy degli Oscar accusandola di "intollerabile ipocrisia". La sua presa di posizione è stata affidata a una lettera aperta sul giornale francese Le Journal du dimanche, alcune settimane dopo l'espulsione dall'Academy proprio di Roman Polanski. Lo scorso 3 maggio, infatti, il regista di “Rosemary’s Babe”, di “Chinatown”, di “Tess” e di decine di altri film è stato espulso, insieme con Bill Cosby e dopo Harvey Weinstein dall’Academy per un episodio di violenza su Samantha Geimer, che fu aggredita, drogata e violentata da Polanski nel 1977, quando aveva appena 13 anni. Una storia per la quale Polanski finì in carcere ma scontò solo una parte dellla pena perché poi fu scarcerato in attesa di una valutazione del giudiceche poteva sugegrire la pensa condizionale. In realtà, dopo aver saputo che il giudice non intendeva più seguire quella strada, Polanski fuggì dagli Stati Uniti e da allora è formalmente un ricercato. Tra l’altro il regista nel 2009 è stato arrestato a Zurigo, in Svizzerasu mandato di cattura degli Stati Uniti ma è sempre riuscito a evitare l’estradizione. Ora, sull’onda dello scandalo Weinstein e soprattutto del movimento #metoo, anche Polanski è finito sulla graticola se non della giustizia almeno della condanna morale del mondo del cinema. Tanto più che negli anni il regista franco-polacco è stato chiamato in causa da altre due donne sempre per episodi di violenze sessuali avvenute negli anni Settanta.

"L'Academy pensa che io sia un'arrampicatrice sociale"

Ebbene, Emmanuelle Seigner di quel passato non vuole più sentir parlare. Evidentemente le basta che il marito si sia dichiarato colpevole per la sua condotta nei confronti di Samantha Geimer (che, va detto, chiede da molti anni che questa storia giudiziaria finisca visto che lei ha perdonato il suo violentatore). E così ha sferrato un attacco formidabile contro l’Academy, rea di “amnesia”. Ecco cosa scrive la Seigner nella lettera: “Sono sempre stata una femminista. Ma come posso ignorare il fatto che alcune settimane fa l'Academy ha espulso mio marito, Roman Polanski, nel tentativo di placare lo spirito dei tempi. La stessa Academy che nel 2002 gli conferì l'Oscar per “Il Pianista”. Un caso curioso di amnesia”. "L'Academy pensa probabilmente che io sia un'attrice sufficientemente senza spina dorsale e arrampicatrice sociale da dimenticare che sono sposata da 29 anni con uno dei più grandi registi del mondo”. Come motivazione quindi del suo sdegnato no all’Academy, Emmanuelle fa sapere di essere sposata a “uno dei più grandi registi del mondo”. Circostanza che sicuramente nessun giudice e tantomeno l’Academy si sogna di mettere in dubbio. Ma basta il talento a giustificare di voler essere al disopra o al di là delle legge? In tutti questi anni Polanski non è riuscito a chiudere questa intricata vicenda perché non ha mai accettato di recarsi negli Stati Uniti per affrontarla regolarmente. Oggi, vista la sua età, eviterebbe di certo la prigione. Ma evidentemente ciò che ritiene di dover avere è un’assoluzione morale. O meglio, nessun giudizio.

Polanski si è scagliato contro il movimento del #metoo

Altrimenti non si spiegherebbe perché, proprio lui, accusato da alcune giovani donne di abusi e violenze sessuali, si sia scagliato contro il movimento delle donne che con grande dolore e fatica hanno cominciato a parlare delle violenze subite e taciute per tanti anni. Per Polanski “Il movimento #metoo è un’isteria collettiva”. Insomma, lui ed Emmanuelle Seigner continuano a essere una coppia molto unita e affiatata. Perfino in vicende in cui una donna dovrebbe prendere le difese di altre donne. E non del marito, per quanto talentuoso. Doppia morale o solita vecchia storia di sudditanza femminile? L’amore, si sa, è cieco. E a volte soffre pure di amnesia.