Tobagi: "Sì allo sciopero". Morani: "Parlare di diritti non basta, serve l’impegno delle donne"

Questo è stato un 8 marzo di lotta e di sciopero, per la giornalista il modo più sensato di festeggiare. Per la deputata Pd se vogliono le conquiste, le donne devono fare politica

Benedetta Tobagi e Alessia Morani
Benedetta Tobagi e Alessia Morani

Cortei, assemblee, astensione dal lavoro, fuori e dentro casa: quello di oggi vuole essere un 8 marzo poco celebrativo e molto di protesta. Basta mimose e cioccolatini, tutti in piazza contro le discriminazioni e la violenza che ogni anno uccide più di cento donne. Le femministe si sono riprese la scena e hanno indetto uno sciopero globale, chiedendo l'adesione dei sindacati. All'appello hanno risposto le sigle di base e la Flc Cgil, che hanno indetto uno sciopero generale di 24 ore di trasporti locali, ferroviari, aerei, scuola e sanità. Non hanno aderito i confederali e questo ha segnato una prima divisione. Perché celebrare la Giornata della donna con uno sciopero generale è cosa che ha entusiasmato molte e indignato altrettante.

Benedetta Tobagi: scioperare è un modo sensato di celebrare questa giornata

Ciò che ha destato le maggiori polemiche è stata la scelta delle sigle sindacali legate ai trasporti di indire, in appoggio alla proposta di astensione dal lavoro della rete “Non una di meno”, lo sciopero generale. Per alcune una scelta disgraziata che penalizzerà innanzitutto le donne, altre sposano la teoria del “più si è meglio è”. Tra le favorevoli allo sciopero, abbiamo sentito la giornalista e scrittrice Benedetta Tobagi: “Considerando il livello di disuguaglianza, mi sembra un modo sensato di festeggiare l’8 marzo, molto più sensato rispetto ai doni di cioccolatini e fiori. Anche perché se lo dimenticano cosa sia questa giornata, ci si dimentica che è stata istituita in memoria di 126 operaie morte nel rogo di una fabbrica nel 1908 negli Stati Uniti. Non sono in piazza a manifestare perché sono a letto con la febbre".

Alessia Morani: lo sciopero non basta

Più critica la visione espressa da Alessia Morani, vicepresidente del gruppo Pd alla Camera: “Io credo che questo sciopero abbia il merito di riuscire a portare all’attenzione dell’opinione pubblica alcune questioni che riguardano le donne come i diritti sul lavoro o la parità di retribuzioni. Lo fa creando dei disagi e costringendo così a parlare delle motivazione per cui si fa lo sciopero. In questo senso è uno strumento efficace. Però ha dei limiti: è circoscritto alla giornata di oggi mentre il problema è come si affrontano questi temi dal 9 marzo in poi. Io, come politica, parlo delle conquiste che abbiamo fatto perché, nel Parlamento più rosa della storia d’Italia, conquiste significative sono state fatte: penso al divieto delle dimissioni in bianco, alla maternità per le lavoratrici autonome che stiamo approvando in queste ore alla Camera, alle norme che riguardano altre tematiche sui diritti civili. Questa è una legislatura che per le donne ha fatto e sta facendo. Il limite dello sciopero è che si parla oggi dei diritti ma poi ci dovrebbe essere un impegno maggiore proprio da parte delle donne a stare nelle istituzioni. È vero che sono aumentati i numeri rispetto al passato, ma siamo troppo poche. Perché la verità è che per fare politiche femminili ci vogliono donne che facciano le battaglie. Quindi la vera lotta è da fare ogni giorno per ciò che ancora dobbiamo conquistare, e riflettendo pure sui motivi per cui ancora non siamo riuscite. Io penso che serva un maggiore impegno delle donne, costa sacrificio dedicarsi alla vita pubblica ma è la chiave di volta, altrimenti continuiamo a parlare di quello che manca senza risultati concreti”.