L'abito fa il monaco, il potere del vestito tra le donne in politica

Il metalinguaggio della moda si evolve anche tra le donne della politica

L'abito fa il monaco, il potere del vestito tra le donne in politica
di Mariela Di Nicolantonio

Se la politica è nuda il power dressing è il nuovo strumento di comunicazione della  generazione post lady di ferro.  Il metalinguaggio della moda si evolve. Da Margareth Thatcher che non rinunciava ai tailleur colorati e alle blouse di seta con il fiocco, a Nilde Iotti che preferiva le collane e non esitava a far bella mostra del rubeo rossetto anche nelle occasioni ufficiali, fino alla parentesi Pivetti che alla croce vandea con il cuore alternava foulards dalle tonalita’ pastello per stemperare il rigore del ruolo, le passerelle del fashion system contagiano le nuove scelte di stile.

Dopo il botton down, le camicie bianche e le maniche arrotolate, le bandane, le pashmine e i gemelli d’oro la politica è donna, sostantivo femminile. Nell’attuale scenario in crisi le nuove icone si aprono a decisive performance che a volte si rivelano vincenti. L’antesignana per eccellenza del nuovo femminismo pret a porter è stata Michelle Obama con il suo stile  democratico, accessibile a tutte  ma con il pallino delle scarpe di ottima finitura per una donna solida e come si suol dire con i piedi per terra.  Melania e Ivanka Trump il nuovo tandem first lady and first daughter coniugano il classico e il glamour e le loro scelte sono un messaggio preciso di svolta politica. Nonostante lo slogan del presidente “Buy America“ le due signore hanno superato il diktat indossando eleganti mise anche di noti stilisti di origine sudamericana. Un monito dunque di compartecipazione, una sottile apertura per dar voce a tutti anche a quelli che non hanno votato per loro.  Non si smentisce mai la cancelliera Angela Merkel, sempre fedele all’uniforme d’ordinanza arcobaleno. Anche la scienziata dell’est cede al colore rendendola inconfondibile vicino ai capi di stato che sovente l’affiancano. Un work wear fino ad oggi vincente.

Per non parlare di Christine Lagarde, perfetta ambasciatrice di classe che incarna dopo Jacqueline Kennedy il potere delle perle, la cui misura non è mai inferiore a undici millimetri di diametro e preferibilmente a filo unico sulla linea del collo. L’ho ha capito bene Virginia Raggi che decide di mostrarle a doppio filo con il tubino nero per ostentare forse una certa personalità o più semplicemente per inviare un sms alle grilline di non sottovalutare la femminilità. Anche le pentastellate infatti sono state attratte ultimamente dalla messa in piega, abnegando all’immagine della ragazza della porta accanto, passando però prima fra gli scranni e poi dal coiffeur. 

Sempre à la page è il fascino senza tempo della veterana Anna Finocchiaro, che oltre all’uso rituale di pregiati foulard caratterizza le sue origini mediterranee anche con splendidi coralli. Non si sottrae al genere raffinato la Presidente della Camera Laura Boldrini, easy chic dai colori sobri e dai tessuti vellutati e taftati che fanno pandant con i suoi toni pacati e decisi.

Ma il nuovo mood accende i riflettori sulla zarina del partito democratico Maria Elena Boschi che ha osato sulla scia del blu Renzi il fast fashion del blu Zara e tacco 12 il giorno della sua investitura non passando più innosservata, con i capelli d’oro sempre all’onda  e una manicure da fashion addicted. Il primo passo per sdoganare la supremazia delle femmes fatales del centro destra, dalla pitonessa Daniela Santanche’ pasionaria del pdl sempre incollata alla sua borsa feticcio che ama ostentare perchè cio’ che conquisti con il tuo lavoro non si nasconde e la ieratica ma impegnata Mara Carfagna che non abbandona mai quei tailleur dagli incofondibili reveries  per scrollarsi di dosso l’etichetta della valletta.

Ma c’è sempre la via di mezzo con figure balsamiche come la ministra Beatrice Lorenzin che si illumina di immenso con tonalita’ solari dal gusto autocelebrativo ma convincente e la materna new romanthic Marianna Madia con la fluente chioma quasi sempre raccolta ad arte da un fermaglio come un punto fermo, senza tralasciare lo stile minimal di Debora Serracchiani che esalta con la corvina frangia lo spirito evergreen ma efficace delle donne.

Non solo lady like, molto di più come avrebbe voluto dire ante litteram l’audace Alessandra Moretti. Si perché è proprio vero che le donne come diceva Oscar Wilde sono l’unica cosa rassicurante in politica. Come dimenticare il volto di Agnese Renzi incorniciato da uno chic e candido pullover che aleggiava durante le sacrificali dimissioni dell’ex premier. Forse la professoressa di materie classiche come Alcesti nella tragedia di Euripide si sarebbe voluta immolare per non interrompere il cammino del marito e riapparire vittoriosa dopo l’eroico gesto, stretta al suo uomo che le lambisce le spalle durante il commiato. L’amore vince sempre e le signore della politica hanno il compito di ricucire lo strappo con il passato usando a volte anche l’ago e il filo del savoir faire.