Recovery fund e politiche di genere: “Vogliamo il Giusto mezzo”, la richiesta delle donne al premier Conte

Ispirato all’iniziativa dell'europarlamentare tedesca Alexandra Geese, il Giusto Mezzo - che ha come simbolo la metà della mela – chiede di destinare metà fondi del Recovery fund a politiche di genere

Il simbolo della battaglia del Giusto mezzo
Il simbolo della battaglia del Giusto mezzo
TiscaliNews

Disoccupazione femminile alle stelle, asili insufficienti, la didattica a distanza scaricata nuovamente sulle spalle delle donne, nessun accenno concreto a mettere la riduzione della disparità di genere al primo posto nella definizione dei principi che dovranno guidare gli impegni del Recovery Fund. Ma le donne non ci stanno più e si mobilitano per chiedere ciò che spetta loro, la metà delle risorse disponibili per affrontare la crisi.

Il Giusto Mezzo

“I problemi delle donne sono tanti e non riguardano solo loro, ma lo sviluppo sano ed equo di tutti. Investire per combattere l’inattività e il basso tasso di occupazione femminile è il più grande moltiplicatore di Pil possibile”. È quanto recita una lettera aperta indirizzata al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al governo da 'Il Giusto Mezzo', movimento composto da donne della società civile, a nome personale e in rappresentanza delle associazioni #DateciVoce, GammaDonna, Le Contemporanee, MammaDiMerda, PrimeDonne e European Women Alliance. La lettera è stata firmata attualmente da oltre 22mila donne.

Metà dei fondi del Recovery fund a politiche di genere

Ispirato all’iniziativa della europarlamentare tedesca Alexandra Geese che ha inaugurato la stagione di #HalfofIt, il Giusto Mezzo – che ha come simbolo la metà della mela – chiede, supportato da uno studio delle economiste Azzurra Rinaldi e Elisabeth Klatzer, che metà dei fondi Next Generation EU (in Italia noto come Recovery Fund) sia destinato a politiche integrate di genere e a interventi sistemici in grado di attivare un effetto moltiplicatore.

Conte: risorse significative per occupazione femminile

In occasione dell'avvio della discussione alla Camera dei Deputati sui progetti ai quali destinare il fondo europeo, una delegazione di donne del gruppo Il Giusto Mezzo ha manifestato al Pantheon e, viste le pressioni, il premier Giuseppe Conte alla fine si è impegnato: "Sull'occupazione femminile accolgo l'impegno contenuto nella risoluzione di maggioranza approvata ieri e assicuro che una parte significativa" delle risorse del Recovery "sarà destinata a questo scopo". Così si è espresso alla Camera per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre ribadendo l'impegno per l'assegno unico e al miglioramento dei servizi per conciliare il lavoro femminile delle madri lavoratrici.

La solita disparità

Ma non basto, lo studio Rinaldi-Klatzer ha dimostrato come i fondi siano oggi destinati soprattutto a settori tradizionali, ad elevata concentrazione di forza lavoro maschile (come costruzioni o trasporti), quando invece i dati dimostrano che in questa crisi i settori maggiormente colpiti sono quelli a maggiore concentrazione femminile (come il settore della salute o i servizi alla persona). È ormai chiaro che è necessario liberare il pieno potenziale produttivo del Paese, fornendo servizi che svincolino la forza lavoro femminile. Secondo i dati OECD 2020, solo il 45% del tempo lavorativo delle donne viene retribuito, a fronte del 67% degli uomini, e questo avviene perché le donne sono impegnate in attività di cura.

Nuove politiche di incentivazione

Ecco punti salienti della richiesta de 'Il Giusto Mezzo': la realizzazione e il rafforzamento delle infrastrutture sociali per la cura della prima infanzia - su tutti nidi e tempo pieno - e quella familiare in generale (anziani e non autosufficienti), pensando a un vincolo di spesa per le Regioni e i Comuni “inadempienti”, che hanno percentuali minime di offerta di tali servizi, sia sulla spesa ordinaria che sui fondi Ue e sul Recovery Fund; il rilancio dell’occupazione femminile. Oltre alle ipotesi di supporto fiscale per favorire l’ingresso delle donne sul mercato del lavoro, proponiamo nuove politiche di incentivazione e supporto delle imprese (con attenzione al tema dell’accesso al credito), del lavoro femminile dipendente e indipendente. Tutto questo passa da una riforma della formazione iniziale e selezione dei docenti, promotori di quella spinta innovatrice necessaria al nostro sistema d’istruzione, per dare fondamenta forti all’asse portante dell’innovazione e della digitalizzazione".

Stop al gender pay-gap

E ancora "affrontare seriamente il gender pay-gap: la disparità salariale non è solo una questione femminile, ma allontana il Paese da un utilizzo efficace delle risorse con le quali creare benessere per tutti (ricordiamo che nel Global Gender Gap Report 2020 sotto il profilo dell’eguale retribuzione, il nostro Paese si colloca 125° su 153 paesi analizzati). Con una previsione di contrazione del PIL che si aggira intorno al 10% per il 2020, l’Italia ha bisogno del potenziale produttivo di tutte e di tutti. Politiche strutturali e integrate, dunque, pensate con il contributo delle donne e degli uomini che lavorano insieme nei luoghi delle elaborazioni e delle decisioni".

La petizione online

All’appello, scandito dall’hashtag #GiustoMezzo si può aderire firmando la petizione sul sito ilgiustomezzo.it dove è disponibile il testo integrale della petizione.

Il Position Paper

Ma c’è anche l’iniziativa di D.i.Re, anche questa associazione femminile ha scritto al presidente del consiglio Giuseppe Conte a nome di tutte le organizzazioni di donne che hanno redatto il Position Paper "Il cambiamento che vogliamo. Proposte femministe a 25 anni da Pechino". "Abbiamo apprezzato le Sue dichiarazioni rispetto alle conseguenze socio-economiche della pandemia, che hanno colpito in particolare le donne, ma soprattutto le Sue intenzioni di promuovere una maggiore partecipazione delle donne alla pianificazione della risposta e ai processi decisionali", affermano nella lettera con cui chiedono a Conte un incontro per presentare il Position Paper in dettaglio, "perché dalle parole si passi ai fatti, dando ascolto davvero alle donne e valorizzando le loro competenze. Attendiamo ora una risposta dal Presidente Conte perché il Recovery Fund è una occasione che non deve essere sprecata ", conclude Antonella Veltri, presidente di D.i.Re".