Direttore o direttrice d'orchestra? Dopo la polemica su Beatrice Venezi, ecco la risposta di Oksana Lyniv

Al debutto in Italia con brani di Mozart e Schumann, la direttrice interviene sulla polemica originata dalla scelta della collega Beatrice Venezi

TiscaliNews

In Italia si è spenta da poche settimane l'eco della polemica sulla declinazione femminile del titolo di direttore d’orchestra, ed ecco che al Teatro Comunale di Bologna arriva la direttrice ucraina Oksana Lyniv, prima donna nella storia ad inaugurare, il prossimo 25 luglio, il Festival di Bayreuth con Der Fliegende Hollander (L'Olandese volante). Oksana Lyniv, che lo scorso anno si è aggiudicata il premio come miglior direttore d'orchestra agli Oper Awards tedeschi, ha diretto il concerto trasmesso in streaming sul canale YouTube del Comunale il 28 marzo con un programma composto dalla Sinfonia N. 25 in sol minore KV 183 di Mozart e dalla Sinfonia N. 2 in do maggiore Op. 61 di Robert Schumann. Questo appuntamento, già programmato nella scorsa stagione sinfonica del Comunale, cancellato a causa della pandemia, ha segnato il debutto italiano dell'artista ucraina.

Il debutto italiano

"Sono molto contenta del mio debutto italiano - ha commentato la direttrice durante le prove del concerto -. Sono entusiasta dell'Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, della tradizione, del suono e soprattutto della musicalità e sensibilità dei musicisti. Non succede spesso che ci si capisca senza parole con i soli sguardi, che ci si capisca attraverso le vibrazioni personali".

La sua carriera

Oksana Lyniv è stata l'assistente di Kirill Petrenko alla Bayerische Staatsoper di Monaco di Baviera e ha guidato l'Opera di Graz in Austria. La sua carriera l'ha portata sul podio di istituzioni quali il Gran Teatre del Liceu di Barcellona, il Theater an der Wien di Vienna e la Staatsoper Unter den Linden di Berlino. Molto legata alla sua terra d'origine, ha fondato a Leopoli il Festival Internazionale di Musica Classica "LvivMozArt" e l'Orchestra giovanile dell'Ucraina. Il concerto, registrato a porte chiuse nella Sala Bibiena, fa parte dell'iniziativa promossa dall'Anfols "Aperti, nonostante tutto".

Giuste rivendicazioni femminili

Appena giunta nel Belpaese però, una delle prime domande che le sono state rivolte, è stata: “Preferisce essere chiamata direttore o direttrice?” Ed ecco la risposte che lei ha dato al Corriere della Sera: “Per secoli determinate professioni erano destinate agli uomini. Per questo sono d’accordo che mi si chiami direttrice, altrimenti sarei una eccezione nel mondo degli uomini, in un sistema patriarcale. Le quote rosa non aiutano, in ogni lavoro ciò che conta è la qualità. Solo attraverso una sana concorrenza le donne posso avere davvero successo ed essere un esempio positivo per le generazioni future”.

Al contrario rispetto a Beatrice Venezi

Insomma, scelta opposta a quella dell’italiana Beatrice Venezi che tanto ha fatto adirare le femministe. “Se guardiamo alle orchestre, fino agli anni ’90 non c’erano donne”, racconta Lyniv. “Se poi analizziamo la condizione generale della donna in Germania, il Paese della grande tradizione sinfonica, dei compositori e delle orchestre più rinomate, si fa fatica a credere che fino al 1977 si veniva licenziate se il marito sosteneva che il lavoro fosse in conflitto con gli obblighi familiari. Una condizione che si potrebbe definire di schiavitù. E parliamo della progredita Germania dell’Ovest”.

L'unica in mezzo a soli uomini

In base alla sua esperienza “la parte più difficile è quella iniziale, nello studio si è insicuri e manca l’esperienza. Io ai masterclass ero l’unica donna e questo è già psicologicamente difficile. Mi sono sentita dire da musicisti, non da quelli con cui lavoravo: chi te lo fa fare? Tanto non avrai mai lo stesso successo di noi uomini”. Chissà che soddisfazione deve essere stata averli smentiti aggiudicandosi il titolo di “miglior direttore d'orchestra” agli Oper Awards tedeschi.

L’abito per dirigere

E sul podio: pantaloni o la gonna? “Dipende da ciò che dirigo. È una questione di sforzo fisico, è come uno sport. Lo paragono al fioretto, dove sono importanti velocità, leggerezza, flessibilità. Devo mantenere l’eleganza ma niente deve disturbarmi nel movimento. Spesso si sta sulla punta dei piedi o ci si appoggia a una sola gamba, sul podio devo avere libertà”.

Musica femminile?

E a chi sostiene che Wagner, e quindi il festival di Bayreuth, sia “roba da uomini” ha una risposta precisa: “Non sono d’accordo, ha creato ruoli di donne forti, che non hanno paura di lottare contro il patriarcato, inoltre dopo la sua morte fu la moglie Cosima a gestire il Festival e oggi c’è la bisnipote Katharina Wagner”. Bayreuth rappresenta “l’apice per qualsiasi artista, è un onore inatteso, era talmente impensabile e irraggiungibile”. Ma lei lo ha raggiunto e magari tante direttrici la seguiranno, in barba a quanti pensano che le donne abbiano una sensibilità adatta solo a certe musiche: “Per il direttore finlandese Jorma Panula, alle donne va data musica femminile, tipo Debussy. Un’assurdità”. Il maschilismo quindi è ancora vivo e vegeto nell’altolocato mondo sinfonico ma Oksana Lyniv ha un’opinione netta in proposito: “Più che parlare di voler cambiare le cose, vorrei che ci mettessimo a farlo”.