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Il dolore di Francesca Fialdini: “La storia di Giada che non dimenticherò e quella Fame d’amore che devo ascoltare”

La giornalista Rai: "Un tema che ho a cuore, non ne ho sofferto in prima persona ma la mia migliore amica. La sua storia me la porterò per sempre dentro"

Foto Ansa e Instagram

di Redazione

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"Diciassette milioni di persone, solo in Italia, soffrono di un disturbo alimentare. Si ammalano principalmente i giovani: tre volte su quattro, i primi sintomi compaiono entro i 25 anni di età. E con la pandemia, gli adolescenti che soffrono di depressione o di ansia sono raddoppiati". Anoressia, bulimia, bindge eating sono al centro del libro dal titolo “Nella tana del coniglio” (Rai Libri) della giornalista Rai Francesca Fialdini, scritto con l’aiuto dello psichiatra Leonardo Mendolicchio.  Fialdini non è nuova in questo campo, è lei infatti a condurre “Fame d’Amore”, la docuserie che va in onda su Rai3 e racconta i disturbi del comportamento alimentare tra i e le giovanissime: "Ritengo, dopo aver seguito e continuando a preparare le storie di ragazze e ragazzi (nel libro sono Martha, Benedetta, Giulia, Valentina, Marco e Anna) che lottano per uscire da un tunnel fatto di angosce, paure, speranze, entrando nelle loro vite, in quelle delle loro famiglie e delle equipe di due strutture d’avanguardia che li hanno seguiti, che bisogna imparare ad ascoltare guardare rieducare. Questi giovani sono affamati di amore, attenzione, non è un caso se sono sui social, si mettono sul palco", racconta a Torino Cronaca.

Vi riproponiamo due video pillole in cui l'anno scorso Francesca Fialdini ci raccontava tre storie legate al dramma dei disturbi alimentari

La storia della ragazza che si è suicidata

Fialdini ragazza suicidata


"Sono storie che si somigliano un po’ tutte quelle di chi sviluppa disturbi del comportamento alimentare. Non sono assolutamente tutte uguali, ma ci sono delle cose che ricorrono spesso. Alle volte possono essere separazioni non superate in famiglia, lutti, bullismo ricevuto, violenze verbali e psicologiche forti da parte degli adulti di riferimento. Le storie le abbraccio tutte nello stesso modo. Non potevo mettere in conto, sono sincera non l'avevo messo in conto anche se forse avrei dovuto aspettarmelo, che una delle ragazze di Fame d'amore, Giada, si togliesse la vita. È successo quest'estate. L'avevo conosciuta in un momento in cui sembrava stesse meglio, in effetti quando è uscita dall'ospedale stava meglio. Poi però nella vita le cose sono imprevedibili. Nel suo caso è successo che il fidanzatino l'ha lasciata, una serie di cose che l'hanno indebolita nella sua autostima sempre di più. Fino a far sì che lei si sentisse un peso, anche per il sistema sanitario che avrebbe dovuto prenderla in carico e curarla.

"La notizia mi ha sconvolta"

Questa notizia è arrivata in piena estate, mi ha sconvolto. Non è superabile una cosa di questo tipo mentre fai il tuo lavoro. Pensare che una delle ragazze con cui hai legato decida di fare un gesto di questo tipo. Chiaramente entrano in campo domande del tipo: avrei dovuto accorgermene? Avrei dovuto fare di più, avrei dovuto ascoltarla di più? Inevitabile che questo accada. Ci si sente tanto impotenti, veramente tanto impotenti. Ma a maggior ragione, dopo la morte di Giada è cresciuta in me una forza, una determinazione che mi ha fatto dire: “Ok, costi quel che costi, vai avanti non solo con “Fame d’amore", ma porta il tema dei ragazzi ad una centralità maggiore. Per quello che poi tu Francesca cerca di spingere questi temi il più possibile, perché più. riusciamo a renderci conto dell'emergenza che stanno vivendo, prima possiamo intervenire e in molti casi possiamo anche salvare una vita".

La storia del ragazzo guarito e quella della ragazza che combatte ancora

Fialdini, ragazzo guarito

Oltre a quella di Giada, c'è la storia di Alberto che porto nel mio cuore. E’ una storia di vita, di cura e di guarigione. E riuscita. Oggi Alberto diventerà uno psichiatra a servizio di altri ragazzi che come lui hanno sofferto e soffrono di disturbi del comportamento alimentare. Andrà a lavorare proprio con il medico che gli ha salvato la vita. Trovo che sia straordinario. Anche nella vita di Alberto ci sono fratture emozionali con la figura genitoriale di riferimento. C'è un senso di abbandono alla base, tutti i ragazzi che ho conosciuto mi hanno detto: “A chi interessa la mia opinione? Io non sono importante, io sono invisibile. Se non interesso a mio padre, se non interessa a mia madre a chi devo interessare? Se per loro quello che sono non va bene, a chi dovrei piacere? Perché fuori la società mi vuole così. Che gliene importa poi alla fine se sono bravo a scuola oppure no? A loro importa soltanto che io consumi, che io spenda dei soldi, che io diventi performante per loro, ma non per i miei desideri”.
 
Questo senso di essere dei dimenticati se lo portano dentro tutti. E’ una sensazione drammatica. Poi c'è la storia di Beatrice. Beatrice non è ancora guarita, non è fuori dal tunnel. È una ragazza che soffre di un’anoressia nervosa molto grave. La sensazione che hai di fronte a la caparbietà della malattia è disarmante. Beatrice la vorresti soltanto abbracciare, vorresti trasmetterle tutta la fiducia possibile nel mondo e nelle persone, trasmetterle tutta l'energia che hai per trovare un senso che le faccia dire sì, vale la pena vivere. Ma finché non scatta questo non si possono salvare. E’ importante l'amore che si mette in campo e l’amore che si mette nell'avere pazienza, perché stare accanto a questi ragazzi significa dover avere tanta pazienza, tempo per aspettare i loro passaggi emozionali, la loro presa di coscienza. E poi mettersi in discussione. Una cosa che finalmente ho capito e che prima mi sfuggiva, una cosa che solo ora stiamo arrivando a dire, è che non soltanto la madre può essere l'elemento problematico del rapporto. E’ giusto dirlo perché si è sempre data la responsabilità soprattutto alla figura materna quando le cose non andavano e le ragazze si ammalavano. La figura del padre è tanto importante quanto quella della madre, anzi a volte le conseguenze che si proiettano nel tempo sono addirittura maggiori. Questo perché noi donne spesso andremo a ricercare sempre quel modello maschile, sempre quella dinamica relazionale che ci metterà in una posizione di sottomissione, a volte di violenza fisica, psicologica o verbale, e che costruirà anche le nostre relazioni da adulte dalle quali poi sarà sempre più difficile scappare. Si rischia di finire per reiterare un modello malato che ci terrà prigioniere. Finalmente stiamo dicendo che anche il rapporto con il padre è importante in questi casi, anche i padri devono riuscire a mettersi in discussione e a essere presenti nel giusto modo con i loro figli.

Il libro: "Nella tana del coniglio"

"Un tema che ho a cuore anche se non ne ho sofferto in prima persona ma la mia migliore amica. La sua storia me la porterò per sempre dentro". In questo libro racconta alcune delle storie personali di coloro che hanno combattuto contro le dipendenze e i disturbi alimentari. Sono storie di ragazzi e ragazze che hanno deciso di guarire dall'anoressia o dalla bulimia, di cui in Italia soffrono circa tre milioni di persone, storie di riscatto, di "fame d'amore", storie di guerrieri e di tutti coloro che condividono la loro battaglia. Per affrontare il tema, la giornalista si è avvalsa della collaborazione del dott. Leonardo Mendolicchio, grazie al quale ha approfondito la dimensione medica di quella che può essere considerato uno dei grandi mali del nostro secolo.

La frecciata agli influencer

"Questa continua gara per l’estetica, per mostrare il corpo lo trovo dannoso, violento, aggressivo. Se c’è una cosa che mi fa male più di altre è vedere gli influencer usare le proprie vite (famiglie, figli) per vendere prodotti alternando foto di loro in lingerie a quelle dei bambini. Dovrebbe esistere una regolamentazione".

 
19/01/2024