Questo è l’ultimo articolo che scrivo per Milleunadonna. È anche l’ultimo articolo che pubblicherò sull’home page di Tiscali, di cui Milleunadonna dapprima è stata parte e poi è diventata, dal 1° agosto 2022, coinquilina autonoma e testata giornalistica a sé. E io fino a oggi ne sono stata la direttrice responsabile. Tra l’altro, tra qualche ora questo pezzo probabilmente non sarà più disponibile online.
Come ogni altro pezzo che ho scritto nella mia vita lo dedico a voi, lettrici e lettori, ai quali per profondo rispetto e per convenzione professionale, ho sempre taciuto tutto quello che c’è tra le righe di ogni articolo. Perché non tutti i pezzi sono semplici da scrivere, perché a volte un attacco lo rifai tre, quattro volte finché non sei soddisfatta e soprattutto finché non ti sembra che quella persona o situazione che stai descrivendo corrisponda alla realtà o, meglio, alla verità sostanziale dei fatti. Ma anche perché a volte chi scrive non è al meglio, fisicamente e psicologicamente. E deve fare un grande sforzo per mettere la sua vita in un cassetto per qualche ora e dedicarsi alle vite degli altri. Alla base di tutto c’è un patto non scritto: io mi faccio testimone di un qualcosa e cerco di raccontare quel qualcosa con onestà intellettuale, in modo che chi legge possa formarsi una sua opinione o essere informato. Stavolta no. Stavolta gioco a carte scoperte e vi svelo subito che non ho molta voglia di scrivere queste righe. Ma che non saprei andarmene senza salutarvi come meritate. È grazie a voi, e a nessun altro, se sono una giornalista. E a voi lo devo.
Milleunadonna, che comprende anche Tiscali Spettacoli, Tiscali Cultura e Tiscali Ambiente, chiude e di tutto ciò che è stato non resterà probabilmente niente. E allora prima che l’oblio si impossessi di noi vorrei fermare i miei pensieri su questa rete immateriale, su cui ormai da anni scorrono le nostre vite in un’osmosi tra reale e virtuale difficile da distinguere e governare.
E il primo pensiero è un grazie a un editore che ha creduto in me e che mi ha sempre fatto scegliere gli argomenti da trattare e il modo con cui affrontarli in assoluta libertà. Non è sempre così e non è scontato.
E poi vorrei ringraziare i tantissimi colleghi, professionisti e amici che in questi miei 13 anni di Tiscali/Milleunadonna hanno scritto su queste pagine. Comincio dalla fine e quindi ringrazio la psicologa Elisabetta Rotriquenz, che proprio nei giorni scorsi ha raccontato cosa significhi perdere il lavoro e che sfide comporti in chiave di rinascita personale perché anche da un cataclisma esistenziale possono sorgere aspetti positivi ed energie rigeneranti. Ringrazio Laura Rio, mastino dell’informazione tv, che è riuscita a far parlare sulle nostre pagine tanti personaggi del mondo dello spettacolo. E così Andrea Giordano, disponibile, competente cronista e critico cinematografico che per anni ha seguito per noi il Festival di Venezia e quello di Cannes, oltre che la serata degli Oscar: ricordo i suoi pezzi arrivati alle cinque del mattino, completi e ineccepibili. E come lui, Emanuele Bigi, che sono felice di aver ripescato dopo che era stato tagliato da una precedente gestione. E poi due perle del giornalismo che appartengono alla storia dell’Unità, come Daniela Amenta e Stefano Miliani. Su queste pagine lei ha scritto due serie di podcast ma anche tante piccole grandi storie ordinarie e straordinarie e lui articoli culturali su mostre di arte e di fotografia. Entrambi umili e disponibili a mettersi in gioco, come solo i veri professionisti sanno fare. E come ha fatto fino all’ultimo con videointerviste e inchieste Ignazio Dessì, appassionato di archeologia e grande raccontatore di storie di donne. In queste pagine ha scritto tanto e per tanto tempo Claudia Sarritzu, entusiasta, generosa: quanti articoli, quante vicende di principio affrontate a viso aperto. Grazie Claudia, è stato faticoso ma anche divertente. E poi ancora Enrico Secci, psicoterapeuta dall’animo sensibile e dal talento per la scrittura: sono certa che i suoi pezzi illuminanti scritti gratuitamente hanno supportato la strada di molte donne imbrigliate in rapporti tossici con narcisisti patologici. E poi ancora Massimiliano Lussana, il più grande venditore di storie e io la più grande acquisitrice. E ancora Camilla Soru, che sono contenta di aver accompagnato nei suoi inizi nel mondo del giornalismo. Selvaggia Capizzi e i suoi consigli per donne over. Paola Babich che ci ha portato in giro per il mondo con i suoi articoli di viaggi. Tra le pagine di Milleunadonna è nato pure un libro. È quello di Gabriella Carmagnola che per noi ha scritto recensioni stringate ma profonde e illuminanti di grandi classici letterari e che poi ha raccolto in “Siamo tutti Madame Bovary- 50 scrittori raccontano perché”. E ancora la pediatra Sabrina Pilia e la sociologa ambientale Anna Simone, capace di declinare il benessere e il vivere green con cura e attenzione. Un ricordo speciale spetta a Stefania Carnemolla che purtroppo da qualche anno non c’è più: i suoi più che articoli erano saggi accurati e onnicomprensivi in cui riusciva a rendere chiaro anche l’argomento più ostico. Una donna appassionata, una grande giornalista. E poi i simpaticissimi e propositivi Giacomo Pisano, Francesca Mulas Fiori, Fabio Marceddu, Angelica Amodei e i suoi meravigliosi sorsi di benessere, Frau Knam e le ricette di dolci, Sara Papa e la cultura del lievito madre, Artemio Scardicchio e il calcio femminile, Valentina Pinto e le regole del feng shui, Roberta Giommi e la sessuologia spiegata senza tabù. E infine un grazie speciale a Claudia Mura, giornalista precisa e grande compagna di questa avventura editoriale. Di certo sto dimenticando tantissime persone e me ne scuso ma questa è la dimostrazione che Milleunadonna è stata un’opera collettiva, un veliero agile con una ciurma di primo livello che è stato a tratti esaltante guidare in mare aperto. Ricordo quando è nata, quando con la pm Cecilia Colombo siamo andate a Milano a presentare la nuova creatura alla concessionaria di pubblicità, quando l’ho battezzata scegliendole il nome. Quel Milleunadonna che in sé racchiude la propensione tipicamente femminile di indossare tanti abiti diversi e di ricoprire differenti ruoli a volte complementari, altre contrastanti, ruoli pragmatici, organizzativi, di cura. Ma anche un nome un po’ sognante che rimanda alle favole delle Mille e una notte perché attorno alla praticità del vivere quotidiano abbiamo sempre cercato di nutrire anche l’anima e i desideri e le frivolezze di ognuno di noi.
Un ringraziamento particolarmente sentito lo devo ai tecnici, ad Alessandro Mattiello, Claudio Grassia e Antonello Cocco, che mi hanno aiutato in mille situazioni e nelle mille emergenze quotidiane.
Un ultimo grazie lo devo a me stessa. Perché non è stato facile avere tante responsabilità e cercare di esserci sempre per tutti con disponibilità e comprensione, cercando di trasmettere entusiasmo e senso di collaborazione. Il ruolo di direttrice responsabile è la cosa più vicina al demiurgo concepito da Platone che mi venga in mente, colui che plasma una materia preesistente, quelle idee di notizie ancora in fieri, organizzandola in un nuovo universo. Emozionante, coinvolgente, esaltante. E pure molto faticoso. Per rigenerarmi, come continuerò a fare, mi sono sempre rifugiata nella scrittura che per me è terapia, disciplina e passione assoluta. Non c’è niente di più bello che immergermi nella vita delle altre persone, non c’è niente di più affascinante che entrare in contatto anche se brevemente con l’anima altrui. Su queste pagine ho intervistato chiunque, da Gino Paoli a Pippo Baudo, da Raffaella Carrà a Maria De Filippi, da Vasco Rossi a Renato Zero, da Claudio Baglioni a Jovanotti, da Amadeus a Carlo Conti, da Belen a Ligabue e ancora indietro fino alla mia prima intervista al grande Gigi Proietti. Per un mese mi sono anche improvvisata cameraman di Fiorello, alzandomi alle 4 del mattino per trasmettere live sull’app Streamago la sua “Edicola Fiore”. Alle otto e mezza tornavo a casa e cominciavo la mia giornata di lavoro. Quanti treni, taxi, autobus, metro, quanti aerei presi al volo, quante corse a perdifiato per esserci sempre dove le cose accadevano in quel mondo dell’entertainment e della cultura di cui siamo stati specchio. Centinaia e centinaia di articoli e interviste, di racconti e commenti. E ancora in giuria ad Amici, al Festival di Sanremo, al Premio Tenco, ai Nastri D’Argento, al premio Bianca D’Aponte, al Premio Pythica dedicato agli artisti con disabilità che proprio poche settimane fa è stato battezzato. Quante nottate a raccontare in diretta il Festival di Sanremo, quante videointerviste. (a proposito grazie sempre Ivan Vargiu per i bellissimi montaggi). In quei momenti sono stata pienamente felice e di questo rendo grazie alla mia tenacia e a questo veliero. Ora è davvero arrivato il momento di salutarci, consapevoli che insieme abbiamo costruito una bella storia e ci siamo voluti bene. Il mare è davanti a noi. Non resta che tuffarcisi dentro e nuotare ancora.