Chi è l'ingegnere biomedico italiano che porta da Israele in Italia la telemedicina anti-covid

Si chiama Ilan Misano e dopo il successo del suo stick per fare i selfie che gli è valso parecchi premi è finito alla ribalta del panorama della ricerca internazionale per una app dedicata al monitoraggio del coronavirus

di Patrizia La Daga

A Tel Aviv c’è un giovane ingegnere biomedico italianoche si sta facendo notare nel panorama della ricerca internazionale. Si chiama Ilan Misano, ha solo 24 anni e in questi tempi di pandemia è finito alla ribalta della cronaca per il suo lavoro di consulente Technology Transfer (un esperto che aiuta l’ingresso di nuove tecnologie in luoghi dove ancora non vengono utilizzate) tra Israele e Italia e per aver collaborato allo sviluppo di TytoCare, una app di telemedicina dedicata al monitoraggio del Covid-19, adottata in vari Paesi, comprese alcune regioni italiane.

Nato a Roma ventiquattro anni fa, Ilan Misano è abituato a stare sotto i riflettori da quando di anni ne aveva solo 17, età in cui insieme al fratello Roni e allo zio Roni Efrati ha lanciato sul mercato il Selfinator, ovvero lo stick per fare i selfie che tutti conosciamo e che gli è valso premi ed interviste.

Il suo talento e la sua intraprendenza non sono passati inosservati, tanto che Google recentemente lo ha voluto nel suo team App Dev, per un progetto dedicato allo sviluppo di nuove app, di cui si sa ancora molto poco.

Startupper fin dai tempi del liceo

Incuriosita dalla capacità di questo giovane startupper di passare dalla produzione di un oggetto frivolo come il Selfinator allo sviluppo di app essenziali per la salute, l’ho contattato per un’intervista nella quale ho potuto apprezzare la sua intelligenza vivace, accompagnata da una simpatia e da un’oratoria degni dei grandi comunicatori. Conversando col giovane ingegnere non si fatica a capire come abbia bruciato così velocemente tante tappe nel mondo del business, sebbene da bambino sognasse di diventare prima erpetologo e poi biologo marino, perché guardava i documentari di Discovery Channel invece dei cartoni animati. Idee abbandonate quando la vocazione imprenditoriale ha cominciato a farsi sentire. Racconta Ilan Misano:

La mia è una famiglia di imprenditori, mia madre aveva un negozio di scarpe dove andavo spesso da piccolo. Ho imparato da lei come trattare con i clienti e parlare con le persone. A 16 anni mi sono interessato per la prima volta al mondo delle startup. Navigando su Internet avevo trovato una competizione europea che si chiamava StartupBus che prevedeva tre giorni di viaggio in pullman insieme ad altri startupper per presentare un progetto e conoscere molti esperti del settore. Io ero l’unico minorenne e quell’esperienza fu illuminante.

Rientrato a Roma e riprese le lezioni al liceo ebraico, Ilan Misano non fa altro che parlare di startup ai compagni, ma si rende presto conto che i suoi coetanei non sanno nulla di questo mondo. In veste di rappresentante d’Istituto, il futuro ingegnere contatta alcuni degli esperti che lo avevano accompagnato nell’iniziativa Startupbus per chiedere loro di tenere alcune lezioni sul tema. Così, in breve, ottiene che molti dei suoi compagni si appassionino al tema.

Il successo del Selfinator e gli esami di maturità

La svolta nella vita di Ilan Misano arriva nel 2014 mentre frequenta l’ultimo anno di Liceo. Racconta il protagonista:

Durante una vacanza in Thailandia con mio zio e mio fratello Roni, che ha un anno meno di me, avevamo visto un primo prototipo del selfie stick. Lo abbiamo comprato e una volta rientrati a Roma siamo andati al Mc Donald sotto casa utilizzandolo per farci i selfie. Nessuno ne aveva mai visto uno in Italia. Tutti hanno cominciato a chiederci che cos’era e dove lo avevamo comprato. A quel punto abbiamo capito che l’idea funzionava e non l’abbiano più fatto uscire da casa. Abbiamo sviluppato un nostro design, perfezionando alcuni dettagli, abbiamo contattato delle fabbriche cinesi e dopo qualche scambio di prototipi abbiamo deciso di cominciare a produrlo e a venderlo col nostro marchio: Selfinator.

Il successo è immediato. Il Selfinator diventa oggetto di desiderio e si vende ovunque, sia online che nei negozi fisici, mentre Ilan Misano viene nominato tra i migliori 20 imprenditori under 20 d’Europa alla Maker Faire di Roma. I media puntano gli occhi su di lui che in quei giorni è anche impegnato a sostenere gli esami di maturità. Senza scomporsi, il giovane startupper la mattina sostiene le prove e il pomeriggio va in fiera a vendere il suo Selfinator e a rilasciare interviste.

 
Dai selfie alla biomedicina in Israele

Il business dei selfie stick per quanto interessante e redditizio è però una parentesi nella vita di Ilan Misano. Il desiderio di continuare gli studi e fare nuove esperienze prevale. Spiega il ricercatore:

Il Selfinator è stata un’esperienza che mi ha insegnato molto, ma che mi ha anche fatto capire quello che non volevo fare nella vita. Ho capito che fare business è gratificante, ma lo è ancora di più se si fa qualcosa di utile per gli altri.

Per questo il giovane imprenditore decide di trasferirsi in Israele per studiare ingegneria biomedica al Technion – Israel Technology Institute di Haifa. Prosegue lui:

La mia è una famiglia ebraica e fin da piccolo andavo a trovare i miei familiari in Israele. Mi sono innamorato della cultura e della gente locale e ho deciso di frequentare qui l’Università. Subito ho capito che non ero in grado gestire sia gli studi che la startup, perciò ho venduto le mie quote di Selfinator. Oggi so che è stata una scelta giusta perché poi sono arrivati mille competitor.

“Traghettatore” di nuove tecnologie tra Israele e l’Italia

Trattandosi di un paese conosciuto, il trasferimento in Israele per Ilan Misano non ha comportato grandi difficoltà se non all’inizio quelle relative alla lingua ebraica, che non padroneggiava. L’ambiente stimolante porta il giovane ricercatore a trovare fin da subito nuove opportunità di lavoro sia all’interno di startup che di aziende consolidate come Procter & Gamble. Nel frattempo si laurea anche in Economia e Management e comincia a lavorare come consulente di telemedicina, un settore innovativo che ha avuto un boom di richieste a causa della pandemia. Spiega Ilan Misano:

In Israele i servizi sanitari da remoto sono molto più sviluppati e io me ne occupavo da tempo, tanto che avevo già fatto diverse presentazioni tra cui una per la Regione Piemonte. La pandemia ha dato una spinta al settore ed è stata un grande vetrina. Quando è scoppiato il Covid-19, infatti, TytoCare ha avuto un boom di richieste e io ho collaborato per renderla disponibile anche in Italia.

 Ilan Misano sottolinea che il suo ruolo in quanto consulente è imparziale:

Il mio lavoro non è collegato a un’azienda specifica. È in base alle esigenze del cliente che si fa una valutazione delle piattaforme più adatte da utilizzare. Il mio compito è far conoscere il dispositivo e formare le persone per poterlo utilizzare correttamente.

Troppo giovane? Con la curiosità supera i pregiudizi

Chiaro e concreto nell’eloquio, Ilan Misano non teme nemmeno i pregiudizi che talvolta i più esperti riservano ai giovani entusiasti come lui. Sul tema commenta:

La chiave di tutto per me è sempre stata la curiosità. Mi pice investigare, capire cosa manca nel mondo, non solo in termini di prodotti, bensì di conoscenza, di ponti da creare. Un esempio: un medico anziano molto esperto ha bisogno di qualcuno che gli spieghi le nuove opportunità offerte dalla tecnologia, che gli permettono di sfruttare ancora meglio la sua lunga esperienza. Il fatto di essere la persona che presenta questa tecnologia in genere è ben visto, anche se sono molto giovane. Faccio sempre tante domande e la mia curiosità rende più facile ottenere la fiducia delle persone più anziane, perché capiscono che sono davvero interessato.

Le differenze semmai emergono nello stile di comunicazione che qualche volta può creare incomprensioni. Spiega il giovane ricercatore:

Io sono molto pragmatico e diretto quando devo parlare. Alcune persone più anziane invece fanno discorsi lunghi senza dire quasi nulla. Il fatto di fare una presentazione in dieci minuti, come faccio io, può essere interpretato come indice di poca profondità.

L’Italia, il potenziale intellettuale e la mancanza di investimenti in ricerca

Benché viva da sei anni a Tel Aviv, l’Italia è sempre nel cuore di Ilan Misano che dalla distanza vede in modo lucido le potenzialità e i difetti del nostro Paese:

Gli italiani hanno un potenziale intellettuale enorme e un’intelligenza emozionale che altre nazioni ci invidiano. Il nostro essere aperti, caldi e amichevoli ci dà dei tool per affrontare la vita e i rapporti interpersonali in modo molto migliore rispetto ad altre culture più fredde. Credo che questo sia il nostro plus più grande e non è un caso che gli italiani raggiungano posizioni molto importanti in qualsiasi parte del mondo vivano. Il problema dell’Italia, purtroppo, è che non invoglia le persone a rimanere perché mancano investimenti nei Phd (dottorati di ricerca, ndr). Qui in Israele, invece, i dottorandi sono tenuti in grande considerazione e molto ben pagati perché sono quelli che portano innovazioni che possono  dabvvero cambiare il mondo.

Ed è proprio sulla possibilità di fare qualcosa di utile per il nostro pianeta e i suoi abitanti che si basano i sogni dello startupper romano:

Vorrei riuscire a portare dei cambiamenti che migliorino il mondo nel lungo termine. Ogni anno escono tante innovazioni tecnologiche, ma queste diventano velocemente obsolete e irrilevanti. Io, invece, vorrei realizzare qualcosa di utile che resti per tanto tempo. Non ho ancora idea di come farò, ma quello è il mio obiettivo.