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Rula Jebreal: “Per Meloni richiedenti asilo criminali. E il padre?”. E' bufera. La leader di FdI: “Spiegherà al giudice”

La giornalista: “Il nuovo premier italiano, ha promosso un video di stupro in cui si afferma che i richiedenti asilo sono criminali che vogliono sostituire i cristiani bianchi. Ironia della sorte, il padre di Meloni è un famigerato trafficante di droga/criminale condannato”. La Meloni: “Spero che potrà spiegare al giudice quando e dove avrei fatto la dichiarazione che lei mi attribuisce”

Rula Jebreal e Giorgia Meloni (Ansa)
Rula Jebreal e Giorgia Meloni (Ansa)
TiscaliNews

Spesso le più acerrime nemiche delle donne sono le donne stesse. Il vecchio adagio sembra tornare a galla a proposito della querelle che vede contrapposte Giorgia Meloni, fresca vincitrice delle elezioni politiche, e la giornalista Rula Jebreal.

In pratica quest’ultima ha scritto un messaggio sui social in cui, sull’onda di quanto pubblicato da certa stampa spagnola, dice testualmente: “Durante la sua campagna elettorale, Giorgia Meloni, il nuovo Primo Ministro italiano, ha promosso un video di stupro in cui si afferma che i richiedenti asilo sono criminali che vogliono sostituire i cristiani bianchi. Ironia della sorte, il padre di Meloni è un famigerato trafficante di droga/criminale condannato che ha scontato una pena in una prigione”.

Meloni: "Spero che potrà spiegare ai giudici"

La risposta della premier in pectore – come riporta AdnKronos - non si è fatta attendere: "Il tatto della stampa italiana che racconta dei guai di mio padre, ma omette nei suoi titoli roboanti un elemento fondamentale – scrive la leader di Fratelli d'Italia - Tutti sanno che mio padre andò via quando avevo poco più di un anno. Tutti sanno che ho scelto di non vederlo più all'età di undici anni. Tutti sanno che non ho mai più avuto contatti con lui fino alla sua morte. Ma poco importa, se i "buonisti" possono passare come un rullo compressore sulla vita del "mostro". Evidentemente tra le tante cose che non valgono per me c'è anche il detto "le colpe dei padri non ricadano sui figli. Ps. Signora Jebreal, spero che potrà spiegare al giudice quando e dove avrei fatto la dichiarazione che lei mi attribuisce", aggiunge Giorgia Meloni riferendosi ad affermazioni attribuitele dalla giornalista sui richiedenti asilo.

Successivamente Jebreal ha precisato con un altro Tweet che "la Meloni non è colpevole dei crimini commessi da suo padre, ma spesso sfrutta i reati commessi da alcuni stranieri, per criminalizzare tutti gli immigrati, descrivendoli come minaccia alla sicurezza. In una democrazia ci sono responsabilità individuali, NON colpe/punizioni collettive".

Le critiche

L’operato della nota giornalista è stato criticato da più parti. Lo stesso Carlo Calenda ha lasciato un suo commento su Twitter: “Rula, questa è una bassezza. Non si fa politica così e tanto meno giornalismo. Quello che ha fatto il padre della Meloni non c'entra nulla con lei. Cancella questo tweet che tra l'altro ha l'unico effetto di portare ancora più gente a sostenere Fdi", ha scritto il leader di Azione.

"C'è chi di mestiere non fa il giornalista ma il mistificatore", ha twittato a sua volta il portavoce nazionale dell’Udc, il senatore Antonio Saccone. "La più grave delle violazioni della libertà di stampa è quella di ingannare l’opinione pubblica con un goffo e maldestro tentativo di ledere la reputazione delle persone".

E critiche sono arrivate alla Jebreal, ovviamente – scrive ancora Adnkronos -  anche da diversi esponenti di fratelli d'Italia. "Le affermazioni diffuse via social dalla signora, anche se è difficile definirla tale, Rula Jebreal, sono vergognose e farneticanti. Per attaccare Giorgia Meloni utilizza la storia personale del padre che la abbandonò quando aveva un anno di età e che Giorgia Meloni stessa ha raccontato di aver escluso dalla sua esistenza durante l'infanzia. Di quell'uomo fu vittima e oggi lo è anche di una giornalista senza scrupoli né alcun limite etico, che pur di aggredirla è pronta a sfruttare una vicenda dolorosa rispetto alla quale Giorgia Meloni non solo è estranea, ma ne è rimasta danneggiata sotto ogni aspetto", le parole del capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, Francesco Lollobrigida.

Il tweet di Rula Jebreal
La risposta di Meloni

Il video

Come si ricorderà il video di cui si discute si riferiva all’arresto di un richiedente asilo, originario della Guinea, bloccato dagli agenti delle volanti della polizia di Piacenza mentre stava violentando una donna ucraina. Poco dopo l’alba un residente aveva udito le grida della donna e chiamato le forze dell’ordine.

La donna, ucraina di 55 anni, "avrebbe riferito - aveva scritto l'Ansa - anche di essere disperata per il fatto di essere stata riconosciuta da qualcuno nel video dell'aggressione, diffuso su alcuni siti online e condiviso tra domenica e ieri da alcuni politici sui social".

Meloni aveva messo il video sul Web

L’episodio aveva trovato spazio nella campagna elettorale. Giorgia Meloni aveva diffuso sul web il video dello stupro e il Pd era passato all'attacco.  "Faccio un appello a tutti perché tutti stiamo dentro i limiti della dignità e della decenza. Il video postato da Giorgia Meloni su uno stupro è un video indecente e indecoroso", aveva commentato il segretario del Pd, Enrico Letta.

Erano circolate inevitabilmente accuse di strumentalizzazione. "C'è il rispetto delle persone che deve essere prima di tutto – aveva spiegato Letta - quindi invito tutti a fare una campagna elettorale in cui si parli delle cose e ci si confronti anche animatamente. Ma non si può essere irrispettosi dei diritti delle persone".

La risposta

Mentre Meloni aveva ribattuto: “Non consento a Enrico Letta di diffondere menzogne sul mio conto e fare bieca propaganda sul gravissimo stupro di Piacenza. Il video pubblicato sui miei social è oscurato in modo da non far riconoscere la vittima ed è preso dal sito di un importante quotidiano nazionale, a differenza di quanto da lui sostenuto. Questi metodi diffamatori e che distorcono la realtà sono ormai caratteristici di una sinistra allo sbando, lo sappiamo tutti da tempo, ma a tutto c'è un limite. Soprattutto quando si parla di stupri e violenza sulle donne”.

"La destra sa bene che la violenza contro le donne non c'entra con l'inesistente invasione dei migranti, cavallo di battaglia di un Matteo Salvini a corto di idee", aveva dichiarato – inserendosi nella polemica -  la senatrice dem Valeria Valente. Ed altri esponenti della sinistra avevano parlato di “sciacallaggio” e “mancanza di rispetto per le donne e per il vivere civile” riferendosi alla pubblicazione del filmato su Twitter effettuata dalla leader di Fratelli d’Italia.

La sindaca di Piacenza

Mentre la sindaca di Piacenza Katia Tarasconi aveva rincarato la dose affermando all’Ansa che la persona ha subito già una violenza, con questo video ne sta subendo un'altra. Se mi metto nei panni di questa donna penso che lei oggi non vorrebbe aprire internet e vedere cosa è successo".

Il video non più visibile sui social

Il video su Twitter per altro era stato poi, a un certo punto, reso non visibile. Lo stesso su Facebook e su Instagram. Sui social alla fine, ad agosto, del video se ne discuteva ma non si poteva vedere. Le piattaforme - come precisava Repubblica - avevano ritenuto le immagini non conformi alle loro regole: nel dettaglio, "da Meta, che controlla sia Facebook sia Instagram, ci hanno spiegato che le norme violate sono quelle relative al cosiddetto Sfruttamento sessuale di adulti, mentre su Twitter, al posto del cinguettio incriminato c’è la scritta Questo Tweet ha violato le Regole di Twitter e un link che rimanda a Le nostre opzioni per l'applicazione delle norme", spiegava il giornale.

La discussione potrebbe finire davanti ai giudici

Adesso, rispetto a questo fatto, quanto scritto sui social da Rula Jebreal risolleva con veemenza le polemiche e promette – vista la risposta e l’intento manifestato da Meloni - di portare la discussione davanti ai giudici.