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Sono stata una delle MilleUnaDonna e non lo sarò più, siete tutte invitate al funerale del mio lavoro

Dopo 12 anni, MilleUnaDonna chiude e questo è il mio ultimo articolo: un saluto e un ringraziamento alle lettrici

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Claudia Mura

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Questo è il mio ultimo giorno di lavoro per Tiscali News dopo quasi 26 anni e per Milleunadonna.it dopo 12. Le due testate giornalistiche stanno per chiudere e chi vi scrive sta per finire “a spasso”. Quindi questo è l’ultimo articolo che scrivo e mi pare d’obbligo accomiatarmi da chi mi ha dedicato le sue attenzioni finora. Gratitudine va alle lettrici e ai lettori ma anche a chi negli anni ha guidato questo luogo d’incontro virtuale, la direttrice Cinzia Marongiu - compagna di mille battaglie, soprattutto l’ultima - e le tante e tanti collaboratori che hanno scritto moltiplicando l’offerta di contenuti che hanno sempre voluto spaziare dai più frivoli racconti del mondo delle celebrities, ai più seri approfondimenti di carattere sociale, fino ai più cupi effetti di un mondo violento e misogino.

Dal boom di accessi all’oblio

Non mi è sempre piaciuto ciò che ho scritto in questi anni, ma spero che sia apparso sincero il tentativo di mediare fra ciò che faceva guadagnare più click alla testata e ciò che, invece, le faceva guadagnare più autorevolezza. Negli anni abbiamo cercato di parlare di emancipazione in modo non freddo e paludato, di violenza di genere in maniera inclusiva, di vite di donna esemplari per essere fonte d’ispirazione ma anche di moda, bellezza e, soprattutto, salute. L’idea è stata quella di una fucina d’idee che coprissero tutti gli interessi che può avere una donna e alla quale potessero sbirciare pure gli uomini trovando spunti interessanti. Se ci siamo riuscite, oggi ha importanza solo per la sottoscritta e la direttrice Marongiu perché tra poco tutta la mole d’informazioni redatta in 12 anni conoscerà l’oblio del tasto canc.

Il funerale degli aghi

Di fronte alla notizia del mio licenziamento, un’amica mi ha inviato un testo assai prezioso che parla delle donne giapponesi e della loro usanza di fare il funerale agli aghi da cucito che, dopo anni di indefesso lavoro, giungono a fine vita perché si rompono, si incrinano o perdono la punta. Quel funerale diventa la metafora della fine, di un termine che va celebrato con rispetto. Le ricamatrici ringraziano l’ago per la sua opera giunta all’esaurimento e gli rendono omaggio. 

Le esequie del mio posto di lavoro

Ho trovato che fosse una bellissima idea e così mi accingo a preparare il funerale al mio impiego di redattrice. È stato un buon lavoro che mi ha permesso di esprimere la mia arte, la scrittura, in modi che neanche avrei immaginato in passato. Mi ha permesso di pagare il mutuo immobiliare fin qui (poi chissà), di comprare un’auto ibrida per inquinare meno, di vestirmi seguendo il mio estro e di farmi bella di quella bellezza che è prima di tutto il rispetto di me stessa. Mi ha permesso di curare la mia salute rimanendo sana quanto lo può essere una donna di 57 anni che è grata alla vita. Ringrazio quindi il mio lavoro e lo lascio andare come un capitolo finito. Domani scriverò il successivo, ma voi non lo potrete leggere qui. Arrivederci altrove e buona fortuna a tutte noi.