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“Prima le donne e i bambini”, sì ma a morire. Perché nelle guerre moderne muoiono più civili che soldati

Dalle guerre di trincea ai conflitti urbani. Gli studi confermano un drastico cambiamento nella "geografia" della morte in guerra: è una strage d’innocenti

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I parenti riuniti attorno ai corpi dei palestinesi uccisi all'ospedale Nasser di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza, il 17 marzo 2026. Tre persone sono state uccise dopo che l'esercito israeliano ha preso di mira un veicolo nella zona di Al-Mawasi, a ovest di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza.

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C’è un celebre monologo di Lella Costa che gira ancora sui social, di condivisione in condivisione. Il suo titolo è "Stanca di guerra" ed è del 1996 ma risulta purtroppo assai attuale. Il testo evidenzia come nella Prima Guerra Mondiale le vittime civili, spesso causate da eventi collaterali, fossero circa il 5% (95% soldati), mentre nei conflitti contemporanei oltre il 90% delle vittime sono civili, in particolare donne e bambini, rendendo la guerra una strage d’innocenti.

C’è guerra e guerra

Esistono numerosi studi e banche dati che analizzano l'evoluzione del rapporto tra vittime militari e civili nei conflitti, e i numeri citati da Lella Costa (90-95% di civili oggi) sono ampiamente ripresi da organizzazioni internazionali come l'ONU ed Emergency, ma la comunità scientifica parla di una realtà più complessa, dove i risultati variano significativamente in base al tipo di guerra. In particolare, vale la differenza fra guerre urbane, quelle vediamo ogni giorno in tv a Gaza e in Libano, o quelle più convenzionali, con due eserciti opposti schierati, come la guerra in Ucraina.

I conflitti urbani e armi esplosive

Nei conflitti moderni combattuti in città o con armi esplosive in aree popolate, il numero di vittime civili supera quasi sempre quello dei soldati. A Gaza, fra il 2023 e il 2026, i dati indicano che oltre l'80% delle vittime è composto da civili. In questo contesto, le stime suggeriscono che per ogni combattente ucciso muoiano diversi civili. Dato confermato spesso dall’Idf, per esempio, che per uccidere un miliziano tira giù un palazzo intero e poco importa per le vittime collaterali. Gli studi dell'organizzazione AOAV (Action on Armed Violence ) confermano che quando si usano armi esplosive in aree popolate, 9 vittime su 10 sono civili. Dato confermato da quanto accade anche in Libano: nelle recenti escalation, circa l'80% delle vittime totali sono civili a causa dei bombardamenti su aree residenziali.

Guerre convenzionali

Nelle guerre tra grandi eserciti regolari con fronti definiti, i militari dovrebbero ancora rappresentare la maggioranza dei morti, come in Ucraina: nonostante le pesanti perdite civili (oltre 15.000 morti accertati dall'ONU), il numero di soldati morti su entrambi i fronti è immensamente superiore, stimato in centinaia di migliaia (tra 100.000 e 140.000 solo per l'Ucraina secondo alcune fonti). È quindi vero che oggi i civili sono più vulnerabili che in passato e che nella maggior parte dei conflitti asimmetrici o urbani muoiono in numero maggiore rispetto ai soldati. Tuttavia, in grandi guerre convenzionali come quella in Ucraina, le perdite tra i militari rimangono ancora le più elevate in termini numerici assoluti.

La "geografia" della morte in guerra

Dalla Prima Guerra Mondiale, considerata l'ultima grande guerra "classica" in cui gli eserciti si scontravano in campi aperti o trincee lontano dai centri abitati, le cose sono cambiate in peggio quindi. Le stime accademiche confermano che i civili rappresentavano una piccola minoranza delle vittime (circa il 5-10%), principalmente a causa di carestie o malattie legate al conflitto. Nella Seconda Guerra Mondiale arriva la prima svolta con l'introduzione dei bombardamenti aerei massicci sulle città. Gli studi stimano che le vittime civili siano salite a circa il 50% del totale.

La triste evoluzione

Ma sono le guerre contemporanee quelle che fanno più vittime fra i “non professionisti”: dagli anni '90 in poi, la maggior parte dei conflitti è di tipo intra-statale (guerre civili) o combattuta in contesti urbani densamente popolati. I dati ONU e di altre organizzazioni internazionali spesso citano la cifra del 90% di vittime civili. Questo dato include solitamente non solo chi muore per le armi, ma anche chi muore per le conseguenze della guerra (fame, mancanza di cure, epidemie). Non dissimili i numeri dell’Uppsala Conflict Data Program (UCDP), la fonte accademica più autorevole al mondo per lo studio dei conflitti. I ricercatori hanno notato che in contesti di bombardamenti massicci in aree popolate (come recentemente a Gaza), le vittime civili superano di gran lunga quelle militari. Come già detto, Action on Armed Violence (AOAV) ha eseguito uno studio decennale che ha dimostrato che quando vengono usate armi esplosive in aree popolate, il 91% delle vittime sono civili.

Le statistiche luttuose

Alcuni ricercatori invitano però alla cautela nell'usare la statistica del "90%" come regola universale: uno studio pubblicato su ResearchGate (un social network accademico gratuito ) suggerisce che, sebbene in alcuni conflitti specifici la quota civile sia altissima, non è sempre possibile generalizzare questo dato per ogni singola guerra degli ultimi vent'anni. Spesso la distinzione tra "combattente" e "civile" diventa fluida nelle guerre asimmetriche (guerriglia), rendendo il conteggio scientificamente difficile. 

La scienza delle vittime

Nella maggiora parte dei casi però, la "scienza delle vittime" conferma la tesi di Lella Costa: la guerra si è spostata dai campi di battaglia alle strade di casa, rendendo i civili i soggetti più vulnerabili dei conflitti moderni. Torniamo ancora ai casi dell’Ucraina, del Libano e della Striscia di Gaza dove il conflitto presenta uno dei tassi di mortalità civile più alti registrati negli ultimi decenni.

Gaza: guerra urbana ad altissima densità. Vittime totali (Palestinesi): Oltre 72.289 morti e circa 172.040 feriti (al 1° aprile 2026).
Rapporto civili/militari: Indagini basate su dati dell'intelligence israeliana indicano che circa l'83% dei morti sono civili.
Fonti: UN OCHA (Office for the Coordination of Humanitarian Affairs), Ministero della Salute di Gaza, The Guardian. 

In Ucraina il conflitto è un mix tra guerra di trincea (militare) e bombardamenti aerei (civile).
Civili: l'ONU ha verificato 13.883 morti civili dall'inizio dell'invasione (febbraio 2022), ma stima che il numero reale sia molto più alto (oltre 56.550 tra morti e feriti secondo alcune agenzie).
Militari: le stime variano enormemente. Il CSIS calcola perdite combinate (russi e ucraini) vicine a 2 milioni di soldati (tra morti e feriti) entro la primavera del 2026. I soli soldati ucraini morti sono stimati tra 100.000 e 140.000.
Fonti: OHCHR (Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani), CSIS (Center for Strategic and International Studies).

Libano: bombardamenti su aree residenziali
La nuova ondata di ostilità iniziata a marzo 2026 ha causato un rapido aumento delle vittime.
Vittime totali: oltre 2.000 morti dal 2 marzo 2026.
Rapporto civili: dati del monitor ACLED indicano che l'80% delle vittime è stato colpito in attacchi dove l'obiettivo erano infrastrutture o aree civili. Le autorità libanesi confermano almeno 886 morti identificati, inclusi molti bambini.
Fonti: UN OCHA Lebanon, ACLED (Armed Conflict Location & Event Data Project), Ministero della Salute libanese. 

Diverso, invece, il caso dell’Iran con scontri tra eserciti e attacchi a infrastrutture: per il momento il conflitto scoppiato a fine febbraio 2026 ha colpito duramente sia le forze militari (IRGC) che la popolazione civile.
Vittime totali: Le stime variano tra 3.000 e 7.650 morti.
Composizione: Circa il 10-15% delle vittime sono civili confermati (circa 1.000-1.700 persone), mentre la maggioranza (circa 6.000) sono membri delle forze di sicurezza o paramilitari.

Gli studi di polemologia

Ma perché le vittime delle guerre sono cambiate? Ecco i motivi principali spiegati dagli studi di polemologia (la scienza che studia la guerra):
1. Urbanizzazione dei conflitti: oggi le guerre non si combattono più in campi aperti o lande desolate. La maggior parte della popolazione mondiale vive in città, e le città sono diventate il campo di battaglia principale.
Perché i civili muoiono: Quando si usano armi esplosive (missili, artiglieria, droni) in aree densamente popolate, è quasi impossibile non colpire abitazioni, scuole o ospedali. Secondo l'organizzazione Action on Armed Violence, se si usano armi esplosive in città, il 90% delle vittime è civile.
2. Guerra asimmetrica e "scudi umani": nei conflitti moderni (come a Gaza o in Libano), spesso un esercito regolare si scontra con gruppi armati non statali (guerriglia, milizie). C’è poi la tattica dei gruppi armati che spesso si mimetizzano tra la popolazione civile per sopravvivere alla superiorità tecnologica dell'avversario. In questi casi, a volte gli eserciti regolari tendono a colpire comunque l'obiettivo militare, accettando quello che chiamano "danno collaterale" (la morte di civili), spesso giustificandolo con la presenza di miliziani in quell'area.

Il fronte fluido

Nelle guerre mondiali esisteva un "fronte" dove stavano i soldati. Oggi il fronte è ovunque ci sia una connessione internet, una centrale elettrica o un centro logistico. Inoltre, i moderni sistemi di sorveglianza e i droni rendono ogni luogo di un paese potenzialmente raggiungibile dal fuoco nemico, annullando il concetto di "zona sicura" per i non combattenti.

Armi a basso costo e diffusione di armi leggere

In molti conflitti civili, la disponibilità massiccia di armi leggere (AK-47, mine anti-uomo, esplosivi artigianali) permette a chiunque di darsi alla violenza. Questo porta a massacri indiscriminati che non seguono le "regole d'onore" o i trattati internazionali (come la Convenzione di Ginevra) che dovrebbero proteggere i civili.
In sintesi, parafrasando Lella Costa, la guerra è oggi "stanca" di soldati e divora chi è più facile da colpire e non ha mezzi per difendersi, prima di tutto donne e bambini.