Le negano la cittadinanza per un tamponamento. "Non si è integrata". La storia di Jurida, da 23 anni in Italia

Una 41enne albanese non può diventare italiana per colpa di un lieve sinistro. Eppure vive in Italia ed è sposata con un italiano

Le negano la cittadinanza per un tamponamento. 'Non si è integrata'. La storia di Jurida, da 23 anni in Italia
di M.E.P.

Una vita in Italia, più della metà dei suoi anni, non sono bastati per ottenere quel pezzo di carta a lungo sognato. "Non si è integrata", è la risposta shock ricevuta infatti da Jurida, 42 anni albanese, "colpevole" a detta del Viminale di aver tamponato un auto nel 2006 . L'assurdo - come si legge nel Corriere della Sera - è che la donna, oltre a risiedere nel nostro Paese da lungo tempo, 23 anni, è anche sposata con un cittadino italiano, dal quale ha avuto due figli, e paga regolarmente i contributi. Non basta: per la macchina burocratica nostrana, avere la fedina penale sporca per una condanna del Giudice di pace ad una multa di 600 euro, è un valido motivo per non ritenere la donna perfettamente integrata nel nostro Paese.

La porta sbattuta in faccia "Non è sufficientemente integrata"

Jurida, che aveva inoltrato la domanda per ottenere la cittadinanza nel 2017, soltanto lo scorso primo ottobre ha ricevuto risposta dal dipartimento per la libertà civile e l'immigrazione, che in una lettera le ha scritto testuali parole: "Non ha dato prova di aver raggiunto un grado sufficiente di integrazione nella comunità nazionale desumibile, in primis, dal rispetto delle regole di civile convivenza". Da sottolineare che il giorno in cui si è verificato il tamponamento alla base del rigetto della domanda di cittadinanza, la donna non solo era perfettamente sobria ma aveva firmato un Cid con il conducente dell'auto colpita. Quest'ultimo ci aveva poi ripensato e aveva sporto denuncia, ottenendo dal Giudice di Pace la condanna della donna al pagamento della somma anzidetta. 

Non aveva "usato" il matrimonio per ottenere la cittadinanza

Ironia della sorte, se Jurida avesse fatto richiesta di cittadinanza puntando sul fatto che è sposata con un italiano probabilmente non si troverebbe oggi a raccontare la sua storia. A suo tempo, aveva invece preferito non "usare" il suo matrimonio per quello scopo per una sorta di orgoglio personale: meritava di essere considerata italiana a tutti gli effetti per altri sacrosanti motivi. In una intervista riportata da "Il Mattino", racconta così la sua scelta. "Non ho scelto la via più facile. Infatti mio marito mi rimprovera e mi dice se l'avessi richiesta collegata al matrimonio l'avresti già ottenuta. Forse ha ragione. Ma io sono cocciuta ho voluto farlo, facendo valere la residenza, perché me lo merito, perché sono italiana. E invece mi hanno detto di no per un tamponamento di cui mi ero perfino dimenticata".

Il legale: "Pura follia, mai visto nulla di simile"

Un torto gravissimo, quello subito dalla giovane albanese, che in Italia aveva trovato la sua casa, l'amore e il lavoro. Ma non finisce qui. Tramite il suo legale, Jurida promette battaglia. E potrebbe anche vincerla: "In tanti anni di lavoro non ho mai visto una cosa del genere. Ho inviato una memoria di replica al Ministero", spiega l'avvocato Alì Abukar Hayo tra i maggiori esperti in materia di immigrazione. "Negare la cittadinanza - prosegue Abukar - per una condanna, dal Giudice di Pace, al pagamento di una multa di 600 euro, peraltro condonata. Per un fatto del lontano 2005 in cui è rimasta lievemente ferita una persona. È una follia".