Lockdown, quel segno indelebile nella vita dei bambini

I bambini sono molto ricettivi e assorbono gli stati emotivi che le persone più vicine trasmettono loro. Per questo sono i più esposti ai traumi

bambina con tablet
Foto pexel.com

L'emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus ha costretto tutti all'isolamento sociale. Il lockdown forzato è stato un evento eccezionale per tutti, in particolare per i bambini. La vita sociale, così importante per il processo evolutivo dei bimbi, si è interrotta ed è stata sostituita da una nuova routine fatta di lezioni a distanza e videochiamate con amici e familiari. Ciò non è sufficiente per garantire una sana ed equilibrata crescita evolutiva. Per i bambini infatti il contatto corporeo è fondamentale: corrono, fanno la lotta, si abbracciano, ecc. Essi si confrontano  attraverso il corpo. Il lockdown ha invece ridotto la dimensione del corpo, così importante per loro.

È stato indubbiamente un periodo stressante sia per la quarantena sia per il bombardamento di informazioni contraddittorie che si sono susseguite giornalmente.

Quali ripercussioni ci sono state per i più piccoli?

Partiamo dal presupposto che i bambini sono molto ricettivi e assorbono gli stati emotivi che le persone più vicine trasmettono loro. Essi hanno bisogno di serenità e di sentirsi rassicurati. Se i genitori manifestano una eccessiva paura del contagio attraverso comportamenti ansiosi, depressivi o ossessivo-compulsivi, la conseguenza è che i figli sviluppino sintomi analoghi. Questa sintomatologia potrebbe aggiungersi ad un disagio emozionale, dovuto alla mancanza di contatti sociali con amici e compagni di scuola, che si concretizza in una maggiore irritabilità e in mancanza di concentrazione.

I bambini più espansivi e vivaci hanno sofferto maggiormente l'isolamento sociale rispetto a quelli più timidi e riservati. Questi ultimi possono anche aver vissuto lo stare chiusi in casa come un modo per vivere “protetti” dal mondo circostante e per di più, in molti casi, con la presenza costante dei genitori che lavoravano a casa in smart working. D'altra parte per gli studenti abituati a uscire da scuola alle 16-16:30, a trascorrere il resto del pomeriggio dai nonni e a tornare a casa per cena, vivere la quotidianità ventiquattro ore su ventiquattro con i genitori può essersi rivelata un'esperienza positiva ed in molti casi può avere rinsaldato i rapporti familiari.

La cosiddetta ‘”fase 2” durerà probabilmente fino a quando non sarà trovato un vaccino. Pertanto è necessario trovare un punto di equilibrio diverso tra il rischio di aumentare il numero di casi Covid-19 e la limitazione dei diritti dei bambini. Manca un piano globale che prenda in considerazione le diverse conseguenze negative per i più piccoli. Probabilmente tali danni sono sottovalutati o forse i diritti dei bambini non sono oggetto di adeguata attenzione.

Attualmente ancora non c'è nulla di certo su quale sarà il destino di bambini e adolescenti sul fronte scolastico. Ciò che è sicuro è che la scuola non riaprirà almeno fino a settembre.

Con chi continueranno a stare i bambini mentre i genitori sono a lavorare? I nonni in realtà sono una categoria a rischio che deve essere protetta, quindi non possono essere coinvolti nella gestione dei nipoti.

D'altra parte non dovrebbe passare l'idea che un genitore sia costretto a restare a casa ad occuparsi dei figli mentre l'altro va a lavorare, soprattutto perché tendenzialmente sarebbe la donna e questo non è giusto che accada. Già lo smart working si è rivelato particolarmente impegnativo per le donne, infatti molte hanno dovuto  conciliare la cura dei figli, le chat con i colleghi e il lavoro domestico.

Si pensi a quanti bambini devono essere seguiti a casa da un genitore: la fascia 3-6 anni che normalmente frequenta la scuola dell'infanzia e quella 6-12 anni che, anche se impegnata con la didattica a distanza, ha la necessità di avere la presenza di un adulto a casa.

Dovrebbero essere attivati invece i centri estivi. A partire da quando? Con quali modalità? Quante persone riusciranno ad usufruirne?

La scuola è un luogo dove si va per imparare non solo le materie ma anche le modalità relazionali e i processi di sviluppo.

Non sarebbe stato meglio riorganizzare un rientro a scuola seppure per un ultimo mese?

I giovani avrebbero potuto circoscrivere questo periodo di quarantena. Invece in questo modo il “cerchio” si chiuderà solo virtualmente per tanti bambini e adolescenti. Pensiamo ai bambini che frequentano l'ultimo anno di scuola materna, delle elementari, delle medie o delle superiori. Cambieranno ciclo scolastico e scuola sulla carta, ma non avranno potuto voltare pagina con i rituali dell'ultimo giorno di scuola e del saggio di fine anno scolastico. Non sono banalità, perché nella vita 

di un bambino questi sono eventi indimenticabili, come può esserlo il giorno della laurea per un giovane.

È vero che l'emergenza Coronavirus non è passata, ma adesso è necessario prevedere e far fronte a tutte le difficoltà che questi bambini e adolescenti hanno vissuto e che affioreranno pian piano.

Tanti dicono che questa pandemia verrà raccontata nei libri di storia. Facciamo in modo che non abbia lasciato un segno indelebile nella vita dei bambini: le persone che dovevano e devono essere maggiormente preservate dalle conseguenze di questa emergenza.