Bambini inappetenti: cosa fare quando non vogliono mangiare?

Bambini inappetenti: cosa fare quando non vogliono mangiare?

Il cibo come linguaggio

L’argomento "alimentazione" è una di quelle questioni che maggiormente creano ansia nei genitori. Il cibo, in effetti, assume una tale importanza proprio perché riveste una doppia funzione: da un lato quella ovvia di nutrimento per la crescita fisica e di soddisfazione del bisogno fisiologico, dall’altro veicola molti significati psicologici e ne sono prova l’esistenza dei disturbi del comportamento alimentare (anoressia, bulimia, ecc..). Tali significati possono essere relativi alla cura e accudimento, all’affettività e al processo di separazione/individuazione e al piacere.

Pertanto, il vissuto legato al cibo, nella maggioranza dei casi, va inteso non come processo legato al singolo individuo ma piuttosto come condizione relazionale. Pensiamo ad esempio alla preparazione di un pasto: chi lo predispone ci mette tutto l’impegno e la cura necessari per far si che chi lo gusterà ne sarà piacevolmente colpito e, anche chi prepara un piatto per se stesso lo farà cercando il soddisfacimento di un proprio piacere.

Quando si prepara il cibo per i bambini tutto questo ha una risonanza ancora maggiore e, parallelamente, il rifiuto da parte del bambino veicolerà altrettanti significati che il genitore dovrà imparare a riconoscere ed elaborare.

Il cibo e i bambini

Il primo passo nell’alimentazione di un bambino è lo svezzamento: tale passaggio è importante che sia vissuto non come un difficile distacco (pur riconoscendone gli aspetti carichi di emotività) ma piuttosto come tappa importante per la crescita. È normale che le prime volte che il bambino assaggerà cibi nuovi, diversi dal latte, potrà non gradire sapore e consistenza e dovrà abituarsi alla deglutizione senza suzione, ma il genitore dovrà proseguire con convinzione, senza ostinarsi o intestardirsi; in poche parole abbiate pazienza e non siate subito pronti con il biberon di latte al primo vagito del bimbo! Una volta superati i primi ostacoli sarà importante variare i cibi così da abituare il bambino a sapori diversificati, pur rispettandone i gusti.

Cosa fare con i bambini che non vogliono saperne di mangiare?

1) I genitori devono tenere presente che, quando si siedono a tavola con i loro figli, non stanno andando in guerra ma, dovrebbero considerare quel momento come conviviale e di scambio, evitando di caricarlo di eccessive ansie. È proprio per questo che non possono esserci pressioni e ricatti, tutto ciò darà solo origine a conflitti e a spiacevoli tensioni.

2) Il pasto dovrà essere predisposto come tempo dedicato allo stare insieme e nutrirsi, evitando distrazioni o giochini allo scopo di far ingurgitare, magari con l’inganno, la porzione stabilita; si rischierà di ottenere come unico risultato la non consapevolezza della nutrizione da parte del bambino.

3) Non si dovranno fornire troppe alternative durante il pasto, ciò confonderà il bambino e renderà l’organizzazione complicata ed estenuante alla folle ricerca di qualcosa che possa piacere al piccolo. Si potrà far scegliere tra due opzioni (magari o il primo o il secondo) e tutti avranno lo stesso menù senza la predisposizione di preparazioni personalizzate.

4) Se il bambino non ha mangiato a pranzo o a cena bisognerà evitare sostitutivi del pasto più appetibili per lui, altrimenti il bambino assocerà che anche se non consumerà il suo pasto avrà comunque accesso a qualsiasi alimento della dispensa.

5)  Un metodo per invogliare i bambini ad apprezzare il cibo è sicuramente la preparazione insieme a loro di quello che troveranno nel piatto, magari rendendola particolarmente accattivante.

6)  È fondamentale rispettare la sensazione di sazietà del bambino: se non ha più fame il piccolo ha la capacità di capire se è sazio o meno e questo non necessariamente coincide con l’idea che il genitore ha sulle quantità necessarie. La cosa fondamentale da ricordare è che anche se ha mangiato poco non morirà di fame e mangerà di più al pasto successivo.