Capita a tutti, o quasi, ed è una sensazione misteriosa anche se la sua spiegazione è puramente biologica. Il déjà vu, la netta percezione di trovarsi di fronte a un episodio già vissuto, è un breve errore di memoria causato da un'asincronia nei circuiti neurali che dipende dal funzionamento del cervello. Il déjà vu più famoso della storia del cinema è quello del film Matrix (1999), descritto come un difetto, o glitch, nel sistema di simulazione che si verifica quando le macchine modificano qualcosa, il che spiega la sensazione di aver già vissuto un momento proprio a causa di un cambiamento nel codice della Matrix. Il famoso gatto nero che passa due volte identiche è l'esempio che fa destare i sospetti dei protagonisti.
Asincronia temporale
Nella realtà, ciò che si verifica è un cortocircuito neurologico: un ritardo millesimale tra la percezione sensoriale e l'elaborazione cognitiva. Il cervello riceve l'informazione due volte: la seconda sembra un ricordo perché la prima è già stata archiviata. In pratica, il lobo temporale, la regione responsabile dei ricordi, si attiva erroneamente. Il sistema che segnala la "familiarità" (corteccia rinale) scatta prima che il sistema della memoria conscia (ippocampo) possa verificare l'evento. Il fenomeno è paragonabile a un piccolo "glitch" elettrico, simile a ciò che accade in forma estrema durante le crisi epilettiche del lobo temporale. In sintesi, il cervello confonde il presente con il passato a causa di un segnale di familiarità inviato nel momento sbagliato.
Il legame con i sogni
Il legame tra déjà vu e sogni è suggestivo e poggia su alcune basi neurologiche e psicologiche concrete: spesso le persone hanno l'impressione che la situazione che stanno vivendo "di nuovo" sia apparsa originariamente in un sogno (un fenomeno chiamato déjà rêvé). La scienza spiega il collegamento in questi termini: durante il sogno, il cervello elabora una quantità enorme di scenari, spesso mescolando luoghi reali, volti conosciuti e situazioni assurde. Gran parte di questi sogni viene dimenticata a livello conscio, ma rimane immagazzinata come "traccia mnestica" frammentata. Insomma, si tratta di frammenti di memoria onirica. Quando nella realtà si incontra una combinazione di stimoli (un colore, un odore, una disposizione di oggetti) che somiglia a un frammento di un sogno passato, il cervello attiva il senso di familiarità, ma non riesce a collocare il ricordo in un evento reale, facendoti pensare: "L'ho già sognato".
Il déjà rêvé
La regione del cervello che gestisce la memoria a lungo termine è l'ippocampo che è molto attivo durante la fase REM (quando sogniamo). Quindi il déjà vu legato ai sogni potrebbe essere un errore di smistamento: il cervello etichetta un'esperienza presente come "recupero di un ricordo" (pescando dal magazzino dei sogni) anziché come "nuova percezione". Gli scienziati distinguono i due fenomeni: il déjà vu è la sensazione di aver già vissuto il presente; il déjà rêvé la sensazione specifica di aver già sognato il presente. Alcune teorie psicologiche suggeriscono che il cervello, durante il sonno, faccia delle "simulazioni" di eventi futuri basandosi sulle nostre preoccupazioni o desideri. Se nella realtà accade qualcosa di vagamente simile a una di queste simulazioni, scatta il cortocircuito neurologico del déjà vu.
Non sono premonizioni
Non si tratta quindi nemmeno di premonizioni, ma solo della capacità del cervello di creare connessioni tra ciò che vediamo ora e l'immenso (e spesso caotico) archivio di immagini generate mentre dormiamo.
Origini del déjà vu
In una persona sana, il déjà vu non è un problema medico ma solo un segnale che il cervello è stanco o sovraccarico. I fattori che ne aumentano la frequenza sono stress e stanchezza: quando siamo esausti, i neurotrasmettitori (come la dopamina) possono avere dei piccoli squilibri, rendendo più probabile il "ritardo di sincronizzazione" tra i due emisferi o tra le aree della memoria. Anche la mancanza di sonno può influire, soprattutto del sonno profondo che serve a "pulire" le connessioni neurali. Senza riposo, i circuiti del lobo temporale diventano più suscettibili agli errori di accensione (i famosi glitch). Da notare che i déjà vu sono molto più comuni tra i 15 e i 25 anni. Con l'avanzare dell'età, la frequenza diminuisce, probabilmente perché il cervello diventa meno "eccitabile" o perché smettiamo di prestare attenzione a queste brevi anomalie.
Chi è esente dai déjà vu
Esiste circa un 30-40% della popolazione non ha mai provato un déjà vu e il motivo è, probabilmente, un monitoraggio dei circuiti della memoria più efficiente. Esiste infatti un’area del cervello chiamata corteccia prefrontale dorsolaterale il cui compito è fare il "fact-checking" dei ricordi. Nelle persone che hanno déjà vu, questa zona si attiva per segnalare un conflitto ("sembra un ricordo, ma so che non lo è"). In chi non ne ha, questo sistema potrebbe essere così efficiente da scartare l'errore millesimale prima ancora che diventi una sensazione cosciente. In pratica, il loro cervello corregge il bug prima che la persona se ne accorga.
Il jamais vu
Esiste anche l'esatto opposto del déjà vu ed è chiamato jamais vu (mai visto). È quando una situazione o una parola assolutamente familiare sembra improvvisamente estranea, come se la vedessi per la prima volta. Un po’ come quando si ripete una parola all’infinito tanto da farle perdere il senso arrivando a sentirla aliena. In questo caso si tratta di un jamais vu indotto.