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La natura magica di Giacomo Arezzo di Trifiletti

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Poetici, con la natura svelata in tutta la sua magia. L’incanto verde e sabbia dell’agapanthus, i colori dell’albero della lanterna, il dorato della foglia di ginkgo, il melograno, l’uva, il peperone, le foglie color ruggine, i paesaggi. Ritratti di una bellezza rara.

L’amore per la natura e la fotografia. Un connubio perfetto. “La fotografia, per me, è vera passione, al pari della musica. E come quando compongo musica, immagino e, secondo l’intenzione, scatto. È un modo di vivere, di camminare, di calpestare suoli, che diversamente mai conoscerei, di scoprire odori. Di trovare attimi altrimenti nascosti e sconosciuti. Penso che tutto sia fotografabile e che tutto dipenda da quello che si vuole esprimere di ciò che si è visto, per come lo si è visto. Il corredo fotografico è come uno strumento: le note sono lì, aspettano solo che il musicista le faccia uscire. Io cerco di fare uscire la natura per quello che è, uno splendido mistero. Ricorro pochissimo alla post produzione, sia per rispetto di chi guarderà le mie foto sia, soprattutto, per rispetto di quello che il mio occhio ha visto. Tutto quello che riveste vera importanza, in fotografia, è l’intenzione. Intendo dire la ricerca, dapprima voluta e guidata, ma poi inconsapevole (quasi naturale) del particolare capace di rendere una immagine veramente tua diversa cioè da quella di qualunque altra persona”.

Le Cascate di Monte Gelato, famose come set cinematografico, cercava l’acqua e le suggestioni ch’essa provocava. Quella mattina, però, un particolare attirò la sua attenzione: un “galleggiante rosso sospeso fra i rami”. Fu in quel momento che nacque “l'intenzione”, il “momento magico”.

Una notte d’estate, sul lungomare di Capo d’Orlando, in Sicilia, passeggiando per una strada deserta, fu “colpito da uno scoglio in lontananza, piccolo, solo e a malapena illuminato dalle luci della strada”. La foto è “tutta lì, nella solitudine di un piccolo scoglio in una buia notte”.

L’estate prima, era il 2013, con la sua macchina fotografica s’avventurò per le Gole dell’Alcantara, in Sicilia, spinto dal desiderio di “testimoniare millenni di storia della lava dell’Etna e lo scorrere millenario dell’acqua, che è vita e che prevale anche sul fuoco etneo”.

Il suo ritratto dell’Isola di Salina ha vinto la Sezione Unesco, mentre nel 2014 si è classificato al secondo posto al concorso Heritage Sicilia. Una ripresa fatta con un teleobiettivo da 200 mm. L’aveva “colpito”, lasciandolo “letteralmente senza fiato”, oltre alla “maestosità dell’Isola, l’incredibile varietà di tonalità di blu del mare”.

Era un mese di marzo, quando sulla via Salaria, nel territorio di Scandriglia, fotografò un sentiero per poter “testimoniare la bellezza mai troppo apprezzata della Sabina romana e reatina”.

Un giorno, recatosi alla Caldara di Manziana, al confine fra le provincie di Roma e Viterbo, per “ammirare la spettacolarità di un anfiteatro naturale costituito e plasmato nei secoli dall’acqua sulfurea che li sgorga abbondante”, all’improvviso “due mucche si misero l’una di fronte all’altra”, quasi chiedendogli “uno scatto”. Le accontentò. 

Lui è Giacomo Arezzo di Trifiletti, originario di Palermo, dov’è nato sessantatrè anni fa e che oggi vive nella Sabina romana. Laureato in Giurisprudenza, ha lavorato come Segretario Generale di vari Comuni e dirigente di prima fascia del Ministero dei Beni e Attività Culturali. È Magister Artis dell’Unesco (per conto dell’Unesco ha fatto da relatore in giro per l’Europa in numerosi congressi su arte e problematiche sociali).  Cavaliere dell’Ordine di Malta, giurista, è autore di libri e pubblicazioni giuridiche. Tra le sue passioni la musica, la poesia e la fotografia. Con la sua Nikon 800, la sua Leica V-lux 4 e la sua Leica Dlux scattando con luce ambiente e con illuminazione soft per i lavori in studio, realizza originali ritratti fotografici, regalando all’occhio ciò che l’occhio non pensava potesse esistere.