Il sovradosaggio da social che nuoce gravemente alla realtà

Non sempre si fa una distinzione tra ciò che è vero e ciò che viene passato in rete, spesso totalmente falso

Il sovradosaggio da social che nuoce gravemente alla realtà

Da poco ho seguito l’inchiesta di una giornalista, Carole Cadwalladr, di cui parla anche Maurizio Crozza nella puntata del 26 aprile scorso di Fratelli di Crozza, che racconta di una cittadina Gallese, Ebbw Vale, un tempo ricca di miniere, la cui chiusura negli anni Ottanta ha rischiato di decretarne la morte. Tale destino sarebbe stato scongiurato dai vari finanziamenti avuti dall’Unione Europea. Nonostante questo, la giornalista mette in risalto il fatto che, durante il referendum per la Brexit, la maggioranza dei cittadini abbia deciso di votare a favore dell’uscita dalla stessa Europa.

Influenza dei social sulle elezioni

La Cadwalladr si è chiesta cosa fosse avvenuto, considerato che la UE ha aiutato ampliamente la ripresa della cittadina. Dalla sua inchiesta è emerso come le elezioni siano state decise, non tanto sui dati di realtà, quanto su ciò che è stato trasmesso dai Social Network. Ad esempio, in tanti post si spingeva a votare a favore della Brexit più o meno esplicitamente, affinchè venisse dato un freno “all’invasione” degli stranieri, portatori di delinquenza, disoccupazione e di mali indescrivibili. Mentre la realtà racconta ben altro, ad esempio che in quel territorio abiti da decenni solo una signora polacca, nessun altro straniero.

Un dato impressionante è che i cittadini hanno dato più retta a Facebook che a tutti i vari cartelli sparsi qua e là per il loro territorio a testimonianza di ciò che è stato finanziato dall’Unione Europea a loro favore come un college, un centro sportivo, una ferrovia, una superstrada, e altro ancora.

Gli stessi autoctoni di Ebbw Vale hanno confessato nelle varie interviste della Cadwalladr di aver votato per l’uscita dalla UE a causa di ciò che Facebook aveva mostrato loro durante la campagna elettorale.

Ora, non voglio entrare nel merito di tutte le varie manovre politico-economiche che i magnati dei Social e chissà poi chi, mettano in atto per influenzare la stragrande maggioranza dell’umanità, perché di questo si tratta. Però mi permetto di entrare nel merito del fatto che tante responsabilità le abbiamo noi, fruitori dei Social.

Il caso di Ebbw Vale è solo un esempio, ma se prestiamo attenzione, fenomeni tali, magari meno evidenti, accadono anche nella nostra quotidianità.

Dare per vero ciò che vediamo da uno schermo

Non sempre si fa una distinzione tra ciò che è vero e ciò che viene passato in rete, spesso totalmente falso. E molto più comodo e semplice dare per vero ciò che vediamo da uno schermo, che non quello che sta fuori dalla finestra di casa. E allora si inizia a demonizzare problemi che realmente non esistono o ad esaltare ciò che ci viene proposto senza nemmeno informarsi attraverso fonti alternative e sicure.

Impressiona sapere come le masse vengano influenzate direttamente da dentro casa loro. Si vive di likes, notifiche di lettura avvenute o no, post di ostentazioni, emoticons, selfies, fake news  e nel mentre si perde la percezione della realtà.

Fagocitati dalla vita virtuale

Si diventa asettici e giudicanti, ci si convince di esser sempre dalla parte della ragione. Ci si traveste da leoni da tastiera da dietro uno schermo, sempre pronti ad andare addosso a tutto e tutti, ma a tu per tu quanti dichiarerebbero a voce le stesse cose che scrivono sui social?

Riusciremo mai a tornare alla realtà o saremo destinati ad essere fagocitati dalla vita virtuale?
Crozza ha provocatoriamente esortato a cancellare il proprio profilo Facebook, ma in realtà ha ragione lui quando dice che: “Non è necessario rinunciare alla tecnologia, basta non credere a qualsiasi cosa leggiamo su Facebook”. La tecnologia non è il male assoluto dei nostri tempi, ma potrebbe esserlo il modo in cui ne facciamo uso. E allora che dire di più?
Buona navigazione a tutti, con attenzione e concretezza però.