Vermi intestinali: come prevenirli e curarli ma attenzione ai falsi medici

Cattive abitudini alimentari, mancanza di igiene, il credere a fantomatici medici che imperversano in rete, l’illusione dei rimedi della medicina popolare

Vermi intestinali: come prevenirli e curarli ma attenzione ai falsi medici

Sushi, sashimi, crudi di mare, piatti che rappresentano l’evoluzione delle abitudini alimentari che sia per moda o per non perdere le caratteristiche nutrizionali del prodotto, un consumo spesso a rischio parassitosi. Un parassita molto diffuso nei prodotti ittici d’acqua salata è l’anisakis, un nematode, verme cilindrico, che con le sue larve colonizza aringa, sgombro, tracuro, melù, tonno, pesce sciabola, calamaro, merluzzo, pesce S. Pietro, nasello, acciuga, sardina, lofidi, triglia, sugherello, totano, sparidi. Nei pesci, spiega l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, le larve possono attaccare le sierose di fegato, ovaio, stomaco, intestino, dove s’incistano a spirale. Eviscerare il pesce impedisce, viceversa, che le larve possano migrare nella muscolatura. L’eviscerazione è, infatti, importante per prevenire l’anisakidosi, causata dalle larve del nematode che attaccano la mucosa gastrica o intestinale provocando, a seconda, forti dolori addominali, blocco intestinale, nausea, vomito, febbre, ascesso, orticaria, angiodema. Parassiti possono anche attaccare i prodotti ittici d’acqua dolce, mentre le malattie d’origine alimentare possono essere causate anche da virus, batteri, sostanze chimiche.

Ciclo vitale dell'anisakis © CDC

BENEFICI DEL FREDDO

Nei pesci la sopravvivenza delle larve dipende dalla temperatura. C’è chi, ad esempio, dopo la sfilettatura, marina le acciughe senza averle prima congelate a bassissima temperatura, un metodo, viceversa, che aiuta a neutralizzare le larve. Un altro metodo consigliato è una breve cottura, mentre le larve resistono a salamoia, salatura, affumicamento a freddo. Perché, invece, mangiando sushi, a volte ci si sente male? Colpa del pesce mal conservato o poco fresco. Per il sushi, ad esempio, non si può utilizzare pesce crudo che non sia stato prima tenuto in un abbattitore di temperatura, uno strumento per il raffreddamento rapido per uso domestico o professionale ideato per distruggere gli eventuali batteri o parassiti contenuti negli alimenti. Gli abbattitori di temperatura sono oggi un must per i ristoranti e i locali che servono pesce crudo e anche le pescherie si stanno adeguando tanto da offrire alla clientela carpacci, tartare, crudités pronte per essere servite in tavola o, ancora, filetti di pesce pronti per essere tagliati, conditi, mangiati, mentre ci sono pescherie che propongono l’abbattimento a richiesta di qualsiasi prodotto.

Sushi © 1zoom.net

Contro il rischio di infezione da anisakis l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie indica quattro regole d’oro: “Acquistare pesci eviscerati, soprattutto le specie più a rischio di infestazione, per evitare che eventuali parassiti presenti nei visceri possano migrare nei muscoli; evitare di consumare prodotti ittici crudi, è consigliabile cuocere sempre il pesce, almeno a 70°C per qualche minuto; in caso di consumo crudo, marinato o non completamente cotto, il prodotto ittico deve essere preventivamente congelato per almeno 4 giorni a -18 °C, in congelatore domestico contrassegnato con tre o più stelle); limitare il consumo di prodotti ittici a rischio come le semiconserve domestiche a base di pesce azzurro marinato”.

TOP TEN

La Fao e la Organizzazione Mondiale della Sanità hanno realizzato una top ten dei parassiti d’origine alimentare: Taenia solium, presente nella carne di maiale; Echinococcus granulosus, tenia del cane, nei prodotti freschi; Echinococcus multilocularis, nei prodotti freschi; Toxoplasma gondii, nelle carni di piccoli ruminanti, maiale, manzo, carne e organi della selvaggina; Cryptosporidium spp., nei prodotti freschi, succhi di frutta, latte; Entamoeba histolytica, nei prodotti freschi; Trichinella spiralis, nella carne di maiale; Opisthorchiidae, nei pesci d’acqua dolce; Ascaris spp., piccole ascaridi intestinali, nei prodotti freschi; Trypanosoma cruzi, nei succhi di frutta.

Tenia © Wikipedia

ELMINTI

Tra i parassiti d’origine alimentare molto diffusi sono gli elminti, parassiti vermiformi tradizionalmente suddivisi in cestodi e trematodi, i cosiddetti platelminti o vermi piatti; nematodi o vermi tondi o cilindrici; acantocefali o vermi uncinati. Le tenie, ad esempio, appartengono ai cestodi, mentre gli ossiuri, che colpiscono, in particolare, i bambini, ai nematodi. L’elmintiasi, l’infezione causata dagli elminti, modifica il proprio nome a seconda dell’agente infettivo: ad esempio teniasi, se responsabile è la tenia; enteriobasi se il parassita responsabile è l’Enterobius vermicularis, l’ossiuro, da cui ossuriasi, infezione tristemente famosa per bruciore e prurito all’ano.

TENIA

Parassita molto diffuso è la tenia. Le specie che interessano gli esseri umani sono la Taenia saginata o dei bovini, la Taenia solium o tenia del maiale, la Taenia asiatica, il Diphyllobothrium latum o tenia del pesce, la Hymenolepis nana o tenia nana. L’infezione si contrae, a seconda, mangiando carni crude o poco cotte di bovini, pesci, suini o consumando acqua e altri alimenti contaminati da feci umane, a loro volta veicolo delle uova delle tenie. Il professor Richard D. Pearson della University of Virginia ha, ad esempio, illustrato il ciclo vitale della tenia di bovini, suini, pesci: “Le tenie del maiale, dei bovini e del pesce sono grandi vermi piatti nastriformi che vivono nell’intestino e possono raggiungere fino a 4,5-9 m di lunghezza (l’uomo è considerato l’ospite definitivo perché le tenie adulte vivono nel suo intestino). I segmenti del verme che contengono le uova (proglottidi) vengono eliminati con le feci. Se gli escrementi umani non trattati vengono liberati nell’ambiente, le uova possono essere ingerite da ospiti intermedi, come suini, bovini o, nel caso della tenia del pesce, da piccoli crostacei d’acqua dolce, che vengono in seguito ingeriti dai pesci. Le uova si schiudono e liberano le larve nell’ospite intermedio. Le larve invadono la parete intestinale e vengono trasportate dal sangue ai muscoli scheletrici e ad altri tessuti, nei quali s’incistano. L’uomo acquisisce il parassita ingerendo le cisti presenti nella carne o in certi tipi di pesce d’acqua dolce crudi o poco cotti. Le cisti si schiudono e si sviluppano in vermi adulti, che si ancorano alla parete intestinale. I vermi, quindi, crescono in lunghezza e iniziano a produrre uova”.

Ciclo vitale della tenia del maiale © A.M. Labouche/WHO

Se in genere le infezioni da tenia interessano l’intestino, è la classica teniasi, causando disturbi addominali, diarrea, perdita di peso, ci sono casi in cui possono coinvolgere il cervello – si parla, allora, di neurocisticercosi -, causando cefalea, crisi convulsive, coma, morte; occhi, con gravi danni alla vista; fegato, provocando ittero e dolori addominali; polmone, da cui problemi respiratori, tosse, dolore toracico; midollo spinale, causando debolezza o paralisi. Ci sono casi in cui gli esseri umani possono contrarre l’echinococcosi, infezione causata dalle due tenie del cane Echinococcus granulosus e Echinococcus multiocularis: “Le persone” spiega il professor Pearson “solitamente contraggono l’infezione quando ingeriscono accidentalmente terra, acqua o alimenti contaminati dalle uova di Echinococcus eliminate con le feci dal cane. Le cisti si formano nel fegato, nei polmoni o in altri organi e causano diversi sintomi, incluso il dolore”.

LA PIAGA DEGLI ELMINTI DEL SUOLO

Tra le comunità più povere e indigenti, con scarsità di servizi igienico-sanitari, un problema sono gli elminti trasmessi dal suolo - Ascaris lumbricoides, Trichuris trichiura, Anclostoma duodenale e Necator americanus - le cui uova vengono espulse dalle persone colpite dai parassiti. Se queste persone, spiegano i Centers for Disease Control and Prevention, defecano all’esterno, ad esempio vicino ai cespugli, in un giardino o in un campo o, ancora, se le loro feci vengono utilizzate come fertilizzante, le uova vengono depositate sul terreno, contaminando, ad esempio, le verdure, con le uova che vengono, quindi, ingerite se le verdure non vengono pulite, cotte, lavate con cura. Le uova possono anche contaminare l’acqua. Nel caso di schiusura delle uova, come, ad esempio, quelle degli anchilostomi, vengono rilasciate larve che possono attaccare la pelle se si cammina a piedi nudi su un terreno contaminato. Attraverso la pelle le larve vengono trasportate nel cuore e nei polmoni da dove possono raggiungere il piccolo o grande intestino. Una volta nell’intestino, s’attaccano alle pareti dove crescono, maturano e dove possono vivere anche per anni, producendo migliaia di uova al giorno, che vengono rilasciate con le feci e facendo, così, ripartire il ciclo infettivo. Raramente le larve vengono introdotte nell’organismo umano con il consumo di cibo o acqua. 

Sintomi della STH sono problemi intestinali con diarrea, dolori addominali, ostruzione intestinale, debolezza, malessere generale, anemia, perdita di appetito, malnutrizione, deperimento. I parassiti si cibano, infatti, dei tessuti, sangue, nutrienti dell’ospite, ciò causa problemi di sviluppo fisico e mentale e, di conseguenza, cattivo rendimento scolastico e ridotta produttività. Altri sintomi possono essere prolasso rettale e problemi respiratori.  Soluzioni a lungo termine sono allora il rifornimento di acqua non contaminata, il miglioramento dei servizi igienico-sanitari, i cambiamenti comportamentali come il lavaggio delle mani e del cibo con acqua pura e il non camminare scalzi sul terreno. Nelle aree con difficoltà nell’implementare alcuni di questi miglioramenti, la soluzione è la somministrazione periodica di medicine per la sverminizzazione. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda antelmintici a base di albendazolo e mebendazolo in quanto “efficaci, economici e facili da somministrare”, che a somministrarli siano personale medico o insegnanti.

PRODOTTI AUTORIZZATI

Gli antielmintici disponibili in commercio in Italia e, quindi, autorizzati, contengono i principi attivi pirantel pamoato, mebendazolo, niclosamide, praziquantel, albendazolo. Il primo è indicato contro l’infestazione da ossiuri (Enterobius vermicularis) e ascaridi (Ascaris lumdricoides); il secondo per il trattamento delle idatidosi o zoonosi da Echinococcus granulosus ed Echinococcus multiocularis; il terzo contro le infestazioni, sia negli adulti che nei bambini, da Taenia saginata, Taenia solium, Diphyllobothrium latum, Hymenolepis nana; il quarto contro le infezioni da Taenia saginata e Taenia solium; il quinto, infine, per il trattamento di diverse parassitosi intestinali, cioè, ascaridasi, enterobiasi, anchilostomasi, necatoriasi, tricuriasi, strongilodiasi, teniasi, imenolepiasi, opistorchiasi, clornorchiasi, giardasi dei bambini, echinococcosi cistica, causata da Echinococcus granulosus ed echinococcosi alveolare causata da Echinococcus multiocularis. Coadiuvanti per l’espulsione dei parassiti sono i lassativi come senna, magnesia, lattulosio, gomma sterculia, olio di arachide.

Contro l’infezione da vermi parassiti il trattamento è farmacologico, mentre nei casi più severi si ricorre alla chirurgia. Utilizzati sono anche il tetracloruro di carbonio, cloroformio, piperazina con alcuni suoi derivati. La diagnosi di laboratorio consente, invece, l’identificazione microscopia delle uova o delle larve.

TRUFFE

I vermi intestinali non sono, invece, causa di alitosi. Da qualche tempo, infatti, siti pirata pubblicizzano generici fitoterapici, spacciandoli per rimedi contro l’alito cattivo in quanto capaci di uccidere i vermi intestinali, precisando ch’è possibile acquistarli solo online e che sono, pertanto, introvabili in farmacia e in erboristeria. Per invogliare all’acquisto questi siti presentano i risulati di ricerche scientifiche, in realtà mai fatte, attribuendole a persone – medici, scienziati, ricercatori – inesistenti e in questi siti presentate con breve biografia e foto profilo, la cui origine, in molti casi, sono i siti di immagini royalty free. I nomi, viceversa, possono essere veri, rubati tra profili professionali presenti, ad esempio, su LinkedIn. Le stesse tecniche di falsificazione vengono utilizzate per le recensioni dei prodotti. Una tecnica particolarmente utilizzata da falsi web magazine di salute e benessere, nonché da singoli, come quel venditore d’olio di serpente, spacciatosi per un medico di una non meglio precisata unità di Parassitologia, che consigliava, in questa veste, un prodotto contro i vermi intestinali e, quindi, contro l’alitosi.

L’ultimo episodio, in ordine di tempo, ha coinvolto la Società Italiana di Parassitologia e l’Organizzazione Mondiale di Sanità, con la prima citata da un sito pirata come la responsabile di una scoperta sull’origine dell’alitosi e l’autorizzazione di un farmaco contro i parassiti. “La SoIPa” recita un comunicato stampa della Società Italiana di Parassitologia “non ha nessun coinvolgimento in tale presunta scoperta e non ha mai autorizzato né valutato il farmaco pubblicizzato da questo sito. La frase presente nel sito: ‘CleanForte è un agente antiparassitario, creato con la partecipazione della Società Italiana di Parassitologia e un gruppo di giovani scienziati indipendenti, abbiamo lavorato contemporaneamente su due dozzine di rimedi per i parassiti”, è priva di ogni fondamento. La Dott.ssa Annamaria Martelli, citata come Direttrice della Società, non è membro della stessa, né tanto meno Direttrice (questa figura non è contemplata nello Statuto della SoIPa). La presenza del logo dell’Ufficio Regionale Europa del WHO è del tutto priva di autorizzazione. Per difendere la credibilità scientifica ed il prestigio della SoIPa è stata presentata regolare denuncia alla Polizia postale in data 27/10/21, come pure è stato segnalato l’uso abusivo del logo WHO agli Uffici della stessa in Ginevra”.

Truffa in rete © Società Italiana di Parassitologia

MEDICINA POPOLARE

I rimedi naturali come aglio, assenzio, cascara, cipolla, chiodi di garofano, corteccia del melograno, estratto di felce maschio, estratto di mallo di noce, estratto di semi di pompelmo, eucalipto, foglie essiccate del Ginkgo biloba, frutti maturi essiccati della Brucea javanica, genziana, graviola, menta, mirra, olio di chenopodio, origano, propoli, radice e rizoma essiccato della Urtica dioica, succo di limone, timo fanno tutti parte della medicina popolare, così come i cataplasmi di foglie secche di susino, con la pastella amalgamata con aceto e fuliggine che già nel passato veniva  applicata sul basso ventre, lasciandola riposare per una trentina di minuti, con la speranza di cacciare i parassiti. 

ABBIAMO PARLATO DI

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Riferimenti