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Francesca Fialdini: "A me hanno messo addosso un’etichetta, me l'hanno stampata dal primo momento"

"Questa ha fatto la scout, è cresciuta in parrocchia, è la perfettina di turno. E se non è perfettina che tipo di perversioni avrà?": era questo il ventaglio di domande che mi facevano i giornalisti

Francesca Fialdini

A me hanno messo addosso un’etichetta, me l'hanno stampata dal primo momento. Da subito, nelle interviste che mi facevano non c'era interesse a scoprire chi fossi, che mondo avessi dentro o la mia visione delle cose. Il termine di paragone era sempre la cornice entro la quale io lavoravo.

La perfettina 

Questa ha fatto la scout, è cresciuta in parrocchia, è la perfettina di turno e fa la perfettina. Ma sarà poi perfettina? E se non è perfettina, che tipo di perversioni avrà? Questo era il ventaglio delle domande. Io le trovavo così banali e stupide, soltanto che non potevo dirlo perché poi dopo sembrava che fossi anche arrogante. Pensavo che ci fosse in loro uno sguardo viziato. C’era in chi si poneva così nei miei confronti, l'idea che dovessi rientrare in un'etichetta o in un modello televisivo. Ma io non mi riconoscevo né nel modello televisivo né nel modello di persona che loro volevano io fossi.

L'incontro con la fede 

Se mi avessero chiesto avrebbero scoperto che io lavoravo dentro “A sua immagine" con un forte desiderio di fare bene il mio lavoro certo, ma stavo anche scoprendo un certo tipo di giornalismo. Io fino ai 21 anni non sapevo niente della Chiesa. Mentre i miei compagni, magari anche miei amici di vecchia data, andavano alle Giornate mondiali della gioventù, seguivano il Papa, facevano un certo tipo di attività, io non sapevo nulla di tutto questo. L’incontro con la fede, quello vero, quello maturo che ti fa fare una scelta interiore, è arrivato dopo. Ero impegnata a conoscere questo mondo, studiavo il linguaggio dell’istituzione, perché la Chiesa è anche un'istituzione, e “A sua immagine” e a Radio Vaticana si parla della Chiesa anche come istituzione, del Papa come Capo di Stato e quindi come figura politica non solo come figura religiosa. Tutto il discorso dell'ecumenismo è molto affascinante, le varie sedi delle varie realtà del mondo. Per me è stato bellissimo lavorare nella redazione esteri e occuparmi delle altre culture, è stata una grande sfida.

L'etichetta che non si finisce mai di scontare

C’era un elemento culturale che a me sembrava gigantesco e molto bello e che gli altri riducevano a una domanda piccolissima e mediocre. L'etichetta l'ho portata, l'ho avuta e probabilmente non si finisce mai di scontarla, non si finisce mai di appartenere in qualche modo a un mondo a cui ti hanno relegato.

30/01/2023

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