CI METTO LA FACCIA

Paola Perego, come liberarsi dal pregiudizio: "Tutta la vita che mi danno della raccomandata"

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Sono stata vittima di pregiudizio per il marito che ho, perché è un manager importante. Quindi secondo alcuni "io lavoravo perché ero la moglie di Lucio Presta", qualsiasi cosa io facessi "la facevo perché ero la moglie di Lucio Presta".

Oltretutto con delle dimostrazioni palesi che non fosse così, perché in tutti i programmi importanti che lui ha fatto - tra cui 6 edizioni di Sanremo - io non ci sono mai stata. Quindi la cosa che mi offendeva era anche il fatto che sembrasse che non sapessi nemmeno farmi raccomandare, perché nonostante le sue presunte raccomandazioni non facevo le cose importanti che fa lui. Ho anche pensato di cambiare manager, però lui è il più bravo in Italia, quindi sarebbe stato complicato. Di cambiare marito proprio non ne parliamo, perché in giro c’è la fuffa. Quindi alla fine mi sono rassegnata a questo ruolo. Ci ho sofferto tantissimo quando ero più giovane, perché le persone pensano di te una cosa che non è vera e tu non hai il modo di dimostrarglielo, avresti voglia di chiamarle e far loro sapere che non è così.

Però in questi casi uno si interroga profondamente. Ho scoperto di essere anch’io una che aveva pregiudizi nei confronti di certe persone. Tendevo a giudicare senza sapere a fondo. Io credo che un po’ tutti lo facciamo. Giudichiamo dall’aspetto fisico, da una battuta. Non ti rendo conto che nel momento in cui tu sei vittima in realtà sei anche carnefice perché nel frattempo lo stai facendo con altre persone. Poi magari non lo stai facendo pubblicamente, come è stato fatto con me sui social e sui giornali.

Non ho un consiglio su come fare a superare il pregiudizio che si subisce. Mi dicevo: “Ma che te ne frega di quello che pensa la gente” ma poi in realtà non è vero, non funziona. Non ce la fai a fregartene perché non fai l’eremita. C'è sempre una parte di noi che vuole piacere, è  inevitabile.

Un po’ ci fai l’abitudine. Un po’ aiuta invecchiare, sembra una cosa assurda ma c’è una cosa positiva: la consapevolezza ti porta, ad un certo punto, non so come e non so perché, a fregartene di tutto e di tutti. Cambiano di nuovo le priorità in base all’età e diventano importanti altre cose. Quello che mi faceva male a vent’anni oggi a cinquantasei mi fa sorridere, non mi fa più male. 

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