Alberi di Natale, quelli finti inquinano di più

Alberi di Natale, quelli finti inquinano di più

Chi pensa di fare una scelta ecologica addobbando l’albero di Natale artificiale è fuori strada. Per una tipologia in plastica di circa 1,90 metri si ha un’impronta di carbonio equivalente a 40 chili di emissioni di gas serra, cioè 10 volte in più rispetto a un albero vero. A dirlo è la Coldiretti sulla base di uno studio pubblicato dal The Guardian.
A incidere negativamente sull’impatto ambientale spiccano le emissioni industriali derivanti sia dalla produzione, visto che sono in PVC, una plastica derivante dal petrolio difficile da riciclare perché richiede attrezzature speciali, sia la spedizione su lunghe distanze prima di arrivare al negozio, considerando che sono per lo più prodotti in Cina, distante circa novemila chilometri dall’Italia.
“L’abete rosso utilizzato come ornamento natalizio – spiega la Coldiretti – deriva per circa il 90 per cento da coltivazioni vivaistiche e il restante 10 per cento (cimali o punte di abete) dalla tradizionale pratica forestale, che prevede interventi colturali di sfolli, diradamenti o potature indispensabili per lo sviluppo e la sopravvivenza del bosco.
In Italia questi abeti sono coltivati soprattutto nelle zone montane e collinari in terreni marginali altrimenti destinati all’abbandono e contribuiscono a migliorare l’assetto idrogeologico delle colline e a combattere l’erosione e gli incendi. Grazie agli alberi di Natale è quindi possibile mantenere la coltivazione in molte aree di montagna con il terreno lavorato, morbido e capace di assorbire la pioggia in profondità prima di respingerla verso valle evitando i pericoli delle frane, inoltre la pulizia dai rovi e dalle sterpaglie diminuisce il pericolo d’incendi”.

Cosa fare dopo le feste
Gli alberi veri possono essere piantati nel giardino di casa, ricordando però che l’abete rosso è una specie ad apparato radicale molto superficiale, quindi una volta cresciuto in altezza, potrebbe cadere danneggiando le costruzioni accanto.
Destinarlo al rimboschimento non sempre è una buona idea: piantare l’abete in boschi dove già è presente  significa creare problemi di inquinamento genetico soprattutto se non si conosce l’origine delle piante; inserirlo in ambienti naturali dove non cresce spontaneamente crea una intrusione botanica che è negativa, per il paesaggio e l’ecosistema.
Meglio sfruttare la raccolta degli abeti che numerosi comuni attivano passate le feste, così se in buono stato saranno utilizzati per l’attività di piantumazione in terreni comunali, altrimenti diventeranno pellet per combustibile.
In alternativa, si possono portare nei punti vendita dove li abbiamo acquistati, se attivi con la riconsegna.
Gli alberi finiti che non saranno più riutilizzati perché rotti vanno portati in ricicleria.

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Coldiretti: website