Quel povero delfino arpionato e poi fatto a pezzi: il commercio illegale di carne dietro il misfatto

“Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni”. Questo è quanto rischia – senza possibilità di pena alternativa come previsto dal Codice penale - l’autore dell’uccisione di un delfino qualche giorno fa peraltro in un’area marina protetta, nei pressi di Villasimius in Sardegna.

Il delfino, un maschio di circa 3 metri appartenente alla specie Tursiope (Tursiop truncatus) era stato segnalato con un arpione conficcato nel dorso alla Capitaneria di Porto alcuni giorni fa nella spiaggia di Cann'e Sisa, nei pressi dell’Area marina Protetta di Capo Carbonara. Rimasto sulla spiaggia in attesa di un recupero completo, l'animale è stato poi vittima di un secondo atto di bracconaggio: alcuni ignoti, infatti, si sono accaniti su di lui per prelevarne la carne.

I Tursiopi, a differenza delle altre specie simili, come il Delfino comune (il più raro) e la Stenella, hanno l'abitudine di frequentare le acque sotto costa dove l'incontro con l'uomo è certamente più frequente. Nel caso del giovane 'flipper' questo incontro è stato fatale.

Tutte le specie di cetacei del Mediterraneo sono protetti da importanti Trattati internazionali, ad iniziare dall'Accordo di Monaco sulla conservazione dei cetacei del Mar Nero, del Mediterraneo e dell'area atlantica contigua, del 1996, ratificato anche dall'Italia (con la Legge 10 febbraio 2005, n. 27).

Non è il primo caso. Qualche anno fa e sempre con la fiocina, avvenne un caso simile nelle acque de La Maddalena. E’ indicativo però di una situazione critica per una delle specie più protette dalle leggi e considerate più simpatiche dall’immaginario collettivo come appunto i delfini. Figuriamoci per le altre specie marine…

Il fatto che però il corpo del delfino ucciso è stato fatto a pezzi in spiaggia, fa pensare che ci sia una ripresa del mercato, illegale, della carne di delfino per i ristoranti. E' vietato anche consumare la carne di questi animali, come prescrive la Legge in materia di pesca (n. 4 del 2012 ) che pone il divieto di "detenere, sbarcare trasportare e commercializzare le specie di cui sia vietata la cattura" con pene per la violazione del divieto che implicano, anche queste l'arresto (fino a due anni ) e multe (da 2.000 a 12.000 euro). Se, infine, le indagini dovessero anche rilevare che l’animale è stato ucciso in maniera crudele con metodi che gli hanno causato sofferenza (ad esempio è morto annegato o dissanguato), si aggiungerebbe anche il reato di maltrattamento di animali.

Tre anni fa un servizio de “Le Iene”  aveva certificato l’attività di pescatori che portava il trancio di delfino sui piatti con prezzi fino a 200 euro al chilo. Dopo qualche settimana la Guardia Costiera di Civitavecchia operò un grande sequestro di carni di delfini. Poi più nulla.

Speriamo che Forze di Polizia, Regione, Ministero dell’Ambiente facciano davvero il possibile per assicurare la condanna dei responsabili.

A proposito di difesa dei mari - se ne è parlato nelle ultime settimane a proposito del referendum trivelle - dei suoi abitanti e del turismo che chiede mari vivi e non di altri colori…