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Eleonora Daniele: "Io e l'autismo. Ogni giorno mi alzo e vado a letto pensando a mio fratello"

L'impegno sociale che ogni mattina porta in tv, la sindrome del "brutto anatroccolo" che "ora che vado verso i 50 mi aiuta a non aver paura di invecchiare", la piccola Carlotta e i problemi con il cellulare: la conduttrice di Rai1 si racconta a cuore aperto

Yoga? Pilates? Gag? Addominali con il personal trainer? Figuriamoci, roba da divette televisive. Lei per tenersi in forma preferisce la boxe e il padel. L’altra settimana ci ha dato dentro così tanto da farsi venire il mal di stomaco. Ovviamente, parliamo di Eleonora Daniele, la conduttrice multitasking: mentre è in diretta a “Storie italiane” è capace di risponderti su whatsapp, pettinarsi, mandare inviati in giro per l’Italia e telefonare alla tata per sapere come sta Carlotta, la sua bimba. Se le domandi come fa a fare tutte queste cose insieme, lei serafica: “Noi padovani siamo fatti così”. Del resto la mamma veneta l’ha dotata di un fisico forte, di un’energia potente e, soprattutto, di uno spirito da combattente.

Eleonora, tutte le mattine su Raiuno nel tuo programma tratti argomenti difficili, delicati, drammatici: non lo trovi sempre più faticoso?

“E’ quello che chiede la gente. Ed è anche quello che amo fare io: non seguire semplicemente i casi di attualità, ma trattarli come temi sociali, cercando di comprenderli, di darne una spiegazione e anche di offrire consigli. Non sapete quante persone ci scrivono per ringraziarci”.

In particolare in questo momento cosa preoccupa di più i tuoi spettatori?

“E’ molto sentito il problema dei giovani, della scuola: i genitori non sanno come comportarsi con i figli, gli insegnanti vengono maltrattati o addirittura aggrediti dagli studenti e dalle loro famiglie. I ragazzi ormai vivono nella bolla dei social, scollegati dalla realtà: nella vita si comportano come sul web, non sanno più cosa significhi la parola rispetto”.

Però la cronaca è pressante…

“Prendiamo il caso della ragazza uccisa pochi giorni fa nel Trevigiano da un giovane drogato e ubriaco. Ecco io allargo la questione al problema degli stupefacenti, quante campagne contro la droga si vedono in tv? Ormai nessuna; io invece le faccio”.

Un approccio che ti ha portato ad essere una interlocutrice non solo in tv ma anche nelle istituzioni.

“E io spero di venire ascoltata di più. Da dieci anni raccontiamo le stesse storie e i problemi non sono stati risolti. Non solo: invece di andare avanti si è tornati indietro. Esempio: il codice rosso a tutela delle donne, perché è così difficile attivarlo? Arrivano un sacco di denunce di donne segregate, violentate, maltrattate, non vengono ascoltate e magari nel frattempo vengono uccise. Lo stesso vale per i bambini e gli anziani: è crollato un sistema di controllo e di aiuto sociale che non è stato adeguatamente sostituito dagli organi preposti”.

Stesso discorso per le persone affette da malattie mentali che, in casi estremi, si tramutano in assassini.

“Ne abbiamo parlato molto in trasmissione: purtroppo i manicomi chiusi con la legge Basaglia non sono stati sostituiti da strutture adeguate, tutto il peso resta sulle spalle delle famiglie. Io ho passato una parte delle mia vita nei reparti  psichiatrici perché una volta i ragazzi autistici come mio fratello venivano curati nei manicomi. Ora ci sono buoni centri ma non sono sufficienti”.

Pensi che il nuovo ministero per la disabilità possa portare a qualche cambiamento?

“L’idea è ottima, ma devono essere messi a disposizione i fondi. Si dovrebbe creare una joint venture tra il nuovo ministero e quelli della salute e dell’economia per interventi integrati e strutturali. L’integrazione sociale è oramai affidata solo ai social, su cui guadagnano i grandi gruppi internazionali lasciando gli individui sempre più dipendenti e soli”.

Tu hai vissuto in prima persona i problemi, la sofferenza, ma anche l’amore per una persona disabile: tuo fratello Luigi, autistico, su cui hai scritto anche un libro (“Quando ti guardo negli occhi”). Ti è servito per elaborare il lutto e superare il dolore?

“Direi di no, Luigi mi manca moltissimo, penso a lui quando mi sveglio e quando vado a letto. Non c’è un giorno in cui non me lo senta vicino. Spero però che il libro possa aiutare altri perché racconta di come una famiglia affronta un problema del genere”.

E tu continui con la tua attività di testimonial.

“Si, e non solo con la mia associazione “Life Inside Onlus”: seguo anche altre associazioni e la fondazione italiana autismo perché bisogna unirsi, come dicevo prima, per avere più peso. Ci sono tanti aspetti a cui pensare: la ricerca, la scuola, l’assistenza familiare…”

Eleonora Daniele con l'amato fratello Luigi, affetto da autismo, scomparso nel 2015.

Fai mille cose: ma anche tu che sei così energica cominci a sentire la stanchezza? Magari ad osservare che il tuo corpo non risponde più come prima?

“Certo. Del resto ho 46 anni, mi avvicino alla fatidica soglia dei 50. Però devo dire che io non ho mai avuto paura di invecchiare perché ho lo stesso rapporto con il mio corpo che avevo da piccola. Alle elementari e medie ero convinta di essere brutta, ero molto magra e alta, i compagni mi vedevano come la bruttina della classe, mi chiamavano “alicetta" o Olivia, avevo le braccine così magre che mi vergognavo di farle vedere, le coprivo con le magliette.  Dopo lo sviluppo sono diventata più carina, ma l'attitudine a essere scartata mi è rimasta dentro, ero proiettata ad essere il brutto anatroccolo. Ma, questo, alla fine, mi ha reso più sicura: insomma se adesso diventerò meno piacente, ci sono abituata”.

Però all’inizio della carriera hai fatto la modella.

“Certo, è stato un modo per uscire dalla provincia e fare altro nella vita. Alle sfilate vedevo queste ragazze bellissime con le gambe lunghissime, ben diverse da me. Ma non ne avevo invidia, ho spostato l’impegno sullo studio, sulla mia formazione, sulla lettura. Adesso potrei fare ricorso al chirurgo, alle cure estetiche, ma non me ne importa. Avrei il terrore di cose estranee nel corpo”.

Però fai qualcosa per mantenerti sana e bella…

“Si, certo, vado in palestra. Al mercoledì gioco a padel e, quando riesco, faccio kickboxing. Purtroppo durante l’inverno mangio male per colpa dello stress, però d’estate mi depuro con verdura e frutta”.

A mantenerti giovane è anche Carlotta, la tua bimba che ora ha due anni e mezzo.

“Lei è uno spasso. Divertentissima, parla, canta in inglese, legge già le lettere dell’alfabeto. Ma devo raccontare una cosa: abbiamo notato per una settimana che parlava di meno. Allora abbiamo capito che era colpa del telefonino che le avevamo dato qualche volta. Tolto quello è rinata. Genitori state attenti: togliete quegli aggeggi dalle mani dei vostri figli, fanno male!”.

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