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Fulminacci a Sanremo: "Canto in duetto con Francesca Fagnani ma a fare la donna sono io"

Il cantautore romano affronta Sanremo con malinconia e ironia: "Una è il sintomo, l'altra la cura. Come ho coinvolto Francesca Fagnani"

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Fagnani e Fulminacci

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Nella sua vita in “acci” col un gusto decisamente inusuale per tutto ciò che è retro e vintage, dominano malinconia e ironia, e perfino l’autocritica, così rara in questi tempi in cui tutti sono convinti di avere sempre ragione. Lui è Fulminacci (vero nome Filippo Utinacci) e stavolta la sua partecipazione a Sanremo sembra essere baciata da una buona stella. Non che lui non sia già uno dei cantautori più quotati e che a 28 anni non abbia un pubblico fedelissimo, ma la sua canzone “Stupida sfortuna” è capace di raccontare per immagini e con leggerezza uno stato d’animo che tutti hanno provato almeno una volta nella vita, quando finisce un amore. Ed è stata tra le più apprezzate dai giornalisti. Romano, 28 anni, torna al Festival dopo la partecipazione di cinque anni fa, in piena era Covid, quella con i palloncini a fare da pubblico. E perciò non vede l’ora di tuffarsi in quella frenesia che solo Sanremo sa regalare. Ma ciò che colpisce in lui è che sembra perfettamente consapevole di sé, già strutturato per gli inevitabili saliscendi esistenziali e professionali. Inoltre, nella serata dei duetti, non mancherà di stupire visto che ha scelto di misurarsi con un brano leggendario di Mina, "Parole parole” e che lo farà con Francesca Fagnani: “Ma la parte della donna la farò io”.

In “Stupida sfortuna” racconti la fine di un amore. Ma è così difficile oggi mandare avanti una storia?

“Sicuramente. Bisogna accettare dei compromessi, ci sono delle difficoltà da superare. L’amore è un qualcosa di bello ma come diceva Fossati la costruzione dell'amore spezza le vene delle mani, escono il sangue col sudore, è una roba forte, che va affrontata comunque in modo sano. 

Nel tuo caso che cosa è stato difficile? Quali sono stati i compromessi rispetto ai quali non hai voluto cedere?

“Penso che in una relazione è importante sottolineare il fatto che si tratta di due individui e non di un mostro a due teste. Questo per me è un aspetto importante. È fondamentale essere due individui diversi, con le proprie esperienze di vita, unirsi e sapere di fare questo cammino, ma percorrendo ognuno la propria strada. Anche nel mio mestiere capita che io sia via molto spesso e così il rivedersi crea anche un po' di picchi di serotonina”.

Nella tua vita in “acci” dove farai un tour nei palazzetti dello sport che si chiama “palazzacci” e poi delle serate estive ribattezzate “Fulminacci all’aperto”, c’è anche un nuovo album, in uscita a marzo, che si intitola “Calcinacci”.

 “Sono molto soddisfatto di questo titolo perché mi è venuto in mente tutto insieme, il suono e il significato. Perché in questo disco racconto il fatto che sto ricostruendo la mia vita. Dove ci sono i calcinacci ci sono le macerie di qualcosa che si è rotto, ma anche gli operai che stanno costruendo qualcosa di nuovo”.

Insomma, vieni da un periodo difficile. Come si fa a ricostruirsi? Quali sono i mattoni e la calce che usi? 

“Io sono fortunato perché ho la musica, sono fortunato perché il mio mestiere coincide con il mio gioco preferito. Così scrivendo mi sono curato, questa è la cosa più bella, è una seduta psicoterapeutica che fai a te stesso ogni volta che scrivi: puoi mettere nero su bianco quello che pensi, sfogarti, puoi ricordare, puoi riprometterti delle cose, puoi riflettere su quello che hai sbagliato. È una grande forma di terapia”.

In questo periodo trovare qualcuno disposto ad ammettere un suo errore è davvero merce rara. Mi fai un esempio di cosa pensi di aver sbagliato in amore? Un errore che ti sei ripromesso di non fare?

“Un mio errore, ad esempio, è il fatto di non essere assertivo, di non comunicare il mio stato d'animo. Ho imparato che è giusto comunicare alle persone dicendo loro come ti fanno sentire determinati atteggiamenti. In passato non lo facevo perché magari mi sentivo debole nel farlo. Ora invece ho capito che è meglio perché così dai modo alle persone di capirti. Il che non vuol dire che debbano cambiare il loro comportamento o che ci sia qualcosa di sbagliato. Di certo se non ti spieghi non ottieni nessun risultato”.

Nelle tue canzoni ci sono due sentimenti che ricorrono spesso la malinconia e l’ironia. Come le gestisci? Vanno di pari passo oppure ogni tanto una delle due prende sopravvento sull'altra? 

“Diciamo che la malinconia è il sintomo e l'ironia è la cura, il farmaco che spesso uso per esorcizzare la malinconia. L'ironia può venirti in aiuto anche nei momenti più bui della vita. Spesso le battute migliori nascono da grandi disagi. Io magari mentre vivo un disagio risulto ridicolo; dall'interno non me ne rendo conto, ma chi mi guarda dall'esterno lo vede. Perciò riuscire a essere autoironici per me è la chiave migliore. Ed effettivamente va in controtendenza con il mondo in cui viviamo, in cui tutti pensano di avere ragione, pensano che la loro verità sia l'unica verità. 

Come mai hai scelto “Parole parole” di Mina come canzone della serata dei duetti? 

“L'ho scelta perché è una canzone che amo e perché è una canzone che è nel DNA di tutti noi da sempre, anche quelli della mia generazione che magari non l'hanno neanche sentita alla radio, ma è stata tramandata per tradizione orale, fischiettata da chiunque. È una hit degli anni 70, ha un look vintage. Io sono molto legato al concetto di vintage perché è qui che nasce la mia nostalgia per un periodo che non ho mai vissuto. E poi è una canzone assolutamente eterna perché racconta un’ironica dinamica di seduzione che va bene in tutte le epoche. Tra l'altro la versione originale del brano di Mina e Alberto Lupo è molto moderna perché c'è Mina, una donna, che dice a un uomo “basta sedurmi in questo modo così barocco, decido io quando voglio e quando no”. E io sono contento di raccontare questa storia tra l’altro invertendo la dinamica, perché nel duetto io farò la parte della donna e la parte di Alberto Lupo la farà Francesca Fagnani”.

Come ti è venuta l’idea di coinvolgerla?

 “Fondamentalmente perché è un personaggio che mi sta molto simpatico, che è stato capace di arrivare a tante persone facendo sempre cose di qualità. Si occupa di cose serie e di cose più pop senza mai perdere qualità, ed è simpatica. E Francesca è subito saltata su questo treno perché aveva voglia di mettersi in gioco con una cosa che non aveva mai fatto e di far vedere anche al pubblico il suo lato così ironico e giocoso”.