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Isabelle Huppert: "Io sindacalista brutalmente aggredita e non creduta. Ma chi sa qual è la verità?"

“Mi considero la sindacalista del buon cinema” “La parità? Ho sempre girato anche con tante donne”, dice l'attrice durante la nostra video-intervista

L'intervista di Andrea Giordano a Isabelle Huppert

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Donne forti, che denunciano, combattono battaglie, artistiche e pubbliche, fanno scelte coraggiose, rischiano, prendono posizioni, non per forza convenienti, ma importanti, per evolvere il sistema, una certa collettività e visione sulle cose.
Donne che con la loro voce, fanno la differenza. Isabelle Huppert, Grand Dame del cinema francese e internazionale (100 film all’attivo), da attrice e figura carismatica, queste doti le incarna tutte: recita come poche, e ogni volta ci insegna sempre qualcosa di nuovo nel modo di abbracciare un personaggio, è grande insieme ai grandi, e lo è oltremodo accanto alle generazioni giovani di attori e attrici. Starle davanti, durante le interviste, seppur per qualche minuto, è sempre un regalo. L’occasione di incontro è nello scenario del Lucca Film Festival, che, oltre a renderle omaggio con il premio alla carriera, ha proiettato in questi giorni due gioielli a livello di interpretazione, come Elle e La Pianista, e soprattutto il suo ultimo film (uscito in sala il 21 settembre distribuito da I Wonder Pictures), La verità secondo Maureen K, diretto da Jean-Paul Salomè, ispirato dal libro della giornalista Caroline Michel-Aguirre. 

La sindacalista

Titolo (in originale è La Syndacaliste - La sindacalista) che si rifà alla vera figura di Maureen Kearney, la dirigente sindacale irlandese della storia, che nel periodo in cui lavorava in Francia per il Gruppo Areva, scoprì, tramite un informatore, dell’esistenza di un contratto segreto della stessa realtà con la Cina, e che prevedeva vendite di materiale-tecnologia nucleare. Nel denunciarne l’attività, proprio per salvaguardare gli stessi dipendenti, innescò la richiesta di  una commissione d’inchiesta da parte di alcuni deputati, ma si attirò oltremodo dei nemici. Nel 2012, in casa propria, venne infatti aggredita subendo una terribile aggressione fisica e sessuale. Un atto intimidatorio, a cui però nessun credette, al punto da portarla a doversi addirittura difendere in un processo mediatico, accusata di aver falsificato tutto.
L’ennesima prova meravigliosa di un attrice, moderna e contemporanea, ma per cui le parole servono davvero a poco.

Isabelle Huppert - Foto Ansa

L’intera storia

“L’intera storia”, ci racconta la Huppert, “è davvero sorprendente perché, come sappiamo, è basata su una vicenda vera ed è abbastanza incredibile, il modo in cui lei è vittima di questa terribile aggressione, e poi dopo quando tutti sono sospettosi e pensano che lei si sia inventato ogni cosa. È una figura intrigante, complessa e molto ambigua, e per me quello che era interessante mostrare è stata la doppia faccia del personaggio, di chi le crede e di chi invece non le crede. Oltre a questo, allora in Francia il problema del nucleare era particolarmente forte. Ma all'inizio è solo una sindacalista, combatte unicamente per le persone che lavorano intorno a lei, vuole solo salvare il loro lavoro, eppure al tempo stesso è molto debole, fragile, ma anche forte. Questa doppia dimensione era stimolante da portare sullo schermo”

Una donna appunto indomita, incapace di arrendersi Si rivede?

“Io semmai sono la sindacalista del buon cinema”, scherza, parlando un po’ tra italiano e francese. “Ho sempre recitato questi tipo di personaggi, trovo che il cinema mi ha offerto qualcosa che rifletteva anche questo tipo di lotta. Ma interpretare persone realmente esistito, non basta per fare un buon film. Se è difficile la verità? Chi sa esattamente quale sia la verità? Ci risponde. Sollevare domande: è quello che fa il cinema la maggior parte delle volte, intendo, nei casi migliori, senza dare necessariamente risposte. 
Descrive una situazione, facendo reagire le persone, portando a porci noi stessi dei quesiti”.

Le nuove sfide

Reduce dal successo dello spettacolo al Teatro Argentina di Roma, Lo zoo di vetro, per la Huppert si aprono altre sfide e palcoscenici prestigiosi, come un prossimo film diretto da Dario Argento, e ancora top secret, e la scommessa con  Romeo Castelucci, uno dei geni del teatro contemporaneo, interpretando Berenice nello spettacolo Racine, al Théâtre  de la Ville di Parigi, dal prossimo marzo. “Sono fortunata, che posso dire”.

C’è poi tempo per qualche frase fulminante, quasi fosse un decalogo da imitare: “non ho tempo di essere superstiziosa, non guardo tanto la televisione, l’esperienza è quella di rimanere sul grande schermo”. Il finale è riservato a due nomi, sui quali viene interpellata. Il primo riguarda sua figlia Lolila Chammah, con la quale ha condiviso il set de L’ombra di Caravaggio di Michele Placido, “lei era meravigliosa, ne sono orgogliosa, d’altronde è normale sono la madre. Ma lei ormai ha una sua personalità”. 
E poi su Favino, incalzata dalla polemica innescata dallo stesso a Venezia riguardo agli attori stranieri chiamati a impersonare personaggi nostrani (vedi Ferrari). “Di quello non parlo, ma di Favino sì, è un attore incredibile”. 

29/09/2023