#iostoconlamaestra: anche Geppi Cucciari prende posizione contro il revenge porn: il suo monologo

Si moltiplicano in rete le iniziative di solidarietà: in molti postano sui loro profili social la foto mentre mostrano il cartello di solidarietà alla donna

di C. M.

Prendere posizione dalla parte delle vittime stigmatizzando invece i comportamenti beceri e prevaricatori è un ottimo modo per usare la propria popolarità. Lo ha fatto anche Geppi Cucciari che ha deciso di sposare la campagna in difesa della maestra di un asilo torinese che, dopo essere stata vittima del revenge porn da parte dell’ex fidanzato, è stata pure licenziata. Il breve ed esilarante monologo della conduttrice sarda ha reso perfettamente l’idea di ciò che è capitato alla giovane maestra d’asilo restituendole una parte della dignità umiliata da chi invece avrebbe dovuto mostrarle solidarietà in quanto vittima di un reato.

Solidarietà in rete

E Geppi non è sola, con l’hashtag #iostoconlamaestra si stanno diffondendo in rete tante iniziative di solidarietà: sono in molti che in queste ore stanno postando sui loro profili social la foto mentre mostrano il cartello di solidarietà alla donna. La giovane aveva realizzato foto e video per mandarli al fidanzato che, ivece, li aveva condivisi in una chat di amici del calcetto. La dirigente scolastica, quando è stata portata a conoscenza del caso, ha proceduto al licenziamento. 

Donne dalla parte sbagliate

L’elemento che fa maggiormente riflettere di tutta questa vicende è che, a parte il fidanzato (“chi di noi non ne ha avuto uno così deficiente?”, si chiede Geppi) “rozzo e criminale” che ha diffuso il video nella chat del calcetto, le peggiori accusatrici della povera maestra sono state donne: dalle madri dei suoi piccoli allievi, alla dirigente scolastica dell’asilo. Tutte concordi nel puntare il dito contro una donna che ha la sola colpa di avere una vita sessuale che, disgraziatamente, è stata messa in piazza suo malgrado.

Le peggiori maschiliste

Un episodio che, da un lato ci conferma quanto il tema del revenge porn sia attuale nonostante esista una norma apposita per combatterlo, e dall’altro quanto alcune donne siano pronte a puntare il dito e rendersi complici dei diffamatori anziché mostrare solidarietà. Si parla tanto di educazione e di un auspicabile cambiamento culturale degli uomini e invece questa vicenda ci costringe a realizzare che spesso le peggiori maschiliste sono donne.

La piaga revenge porn: 2 vittime al giorno

Ma quanto è diffusa la pratica di vendicarsi del proprio partner diffondendo sue immagini intime? I numeri sono da capogiro e, ovviamente, hanno le donne come vittima prevalente. Dai dati della polizia, a un anno dal Codice Rosso, la nuova legge contro la violenza di genere, emerge che c’è stato un “picco di reati dopo il lockdown”. Due episodi di revenge porn al giorno, due video ogni 24 ore che mandano in giro immagini intime di giovani donne (sempre più spesso minorenni), tenute sotto scacco, minacciate, ricattate da fidanzati, ex fidanzati, compagni.

Nessuna flessione dei reati durante il lockdown

Questi i numeri spaventosi che vengono fuori dopo il primo anno di applicazione del Codice rosso, la legge che ha introdotto modifiche rilevanti al codice penale a tutela delle vittime di violenza domestica e di genere. Reati nuovi e per i quali, dunque, non c’è confronto. Ma i numeri assoluti (che ovviamente non tengono conto di un sommerso ancora enorme per una paura e una resistenza alla denuncia ancora dure da vincere tra le donne) parlano chiaro e restituiscono una radiografia davvero allarmante di nuove e vecchie violenze, uniche a non diminuire neanche durante i mesi di lockdown in cui migliaia di donne sono rimaste chiuse in casa prigioniere dei loro aguzzini.

Dati allarmanti

“Un anno di codice rosso”, il dossier messo insieme dal Servizio analisi della Direzione centrale della Polizia criminale, accende i riflettori sui quattro nuovi reati introdotti a luglio 2019: dal revenge porn alla violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare o di avvicinamento alla vittima, dalla costrizione al matrimonio alle lesioni permanenti al viso. E il monitoraggio degli strumenti pensati per rispondere tempestivamente alla richiesta di aiuto delle donne ci racconta di un’Italia in cui sempre più vittime hanno cominciato a denunciare ma anche in cui moltissimi uomini continuano ad aggredire, minacciare, usare violenza, uccidere nonostante i provvedimenti che impongono loro di stare lontano da quelle donne decise a dire di no e a riconquistare la loro libertà. I dati dunque: 718 casi di diffusione illecita di immagini o video “sessualmente espliciti” con l’81 per cento di vittime di sesso femminile, la Lombardia in testa alla classifica, seguita da Sicilia, Campania ed Emilia Romagna. E ancora 1.741 violazioni di divieti di allontanamento dalla casa familiare o, al contrario, di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima.