Bullismo: cosa possono fare i genitori?

È dei giorni scorsi la notizia della creazione di una app contro il bullismo. Si chiama YouPol e consentirà a tutti i ragazzi di fare le loro segnalazioni, anche in forma anonima, alla Polizia di Stato. La nuova applicazione per smartphone si può scaricare gratuitamente online in Apple Store e Play Store e consentirà ai ragazzi delle scuole di Como e provincia di segnalare casi di bullismo di cui sono vittime o sono stati testimoni; allo stesso modo si potranno segnalare anche tutti gli altri reati e in particolare la circolazione di stupefacenti che spesso avviene in prossimità e addirittura all'interno degli istituti scolastici (Il Giorno, 15 maggio 2018).

Gli episodi di bullismo negli ultimi tempi si stanno moltiplicando in maniera esponenziale. Lascia senza parole la decisione di una maestra di una scuola dell'infanzia dell'Arkansas che chiede ai bambini della sua classe di far “lapidare” un loro compagno perché era stato “cattivo” (Il Giornale, 12 maggio 2018). Decine sono gli episodi di violenza riportati dai giornali da parte degli alunni contro gli insegnanti. Tra questi, a Lucca un professore è stato umiliato davanti a tutta la classe, mentre a Velletri un'insegnante è stata minacciata di essere sciolta nell'acido.

Un esperimento denominato “Bully a plant” (Bullizza una pianta) è stato ideato da Ikea per sensibilizzare la coscienza dei giovani sulla violenza verbale e fisica. Le due piantine avevano ricevuto la stessa quantità di acqua, luce e fertilizzante. L'unica differenza era l'atteggiamento degli alunni della scuola nei loro confronti. Se da un lato c'erano carezze, complimenti e parole di incoraggiamento, dall'altro insulti e offese. Dopo 30 giorni la pianta che aveva ricevuto complimenti continuava a crescere rigogliosa, l'altra lottava per restare viva e appariva malata e con le foglie secche. Quello che succede a chi subisce quotidianamente atti di bullismo, verbali o fisici (Il Mattino, 9 maggio 2018).

In un contesto di questo tipo i genitori spesso si sentono impotenti e rischiano di comportarsi nel modo sbagliato. Innanzitutto è bene chiarire che esistono tre tipi di bullismo: fisico (picchiare, derubare), verbale (insultare) e indiretto (escludere dal gruppo, parlare male alle spalle). Si parla anche di cyberbullismo quando gli insulti e i pettegolezzi avvengono tramite gli strumenti telematici, come ad esempio i social, la Rete, ecc. Solitamente sia i bulli che le vittime non parlano degli episodi in cui sono coinvolti. Un primo passo importante per sensibilizzare i giovani su questo argomento è discuterne insieme. Conoscendolo infatti i bambini sono più pronti a riconoscerlo e a denunciarlo.

I genitori che sospettano di avere un figlio vittima di bullismo, possono prestare attenzione ai seguenti segnali per avere conferma dei loro sospetti: il figlio non vuole andare a scuola o chiede di essere accompagnato o ripreso dalla classe; peggiora notevolmente il suo rendimento scolastico; ha quaderni rovinati e non ha più il materiale che gli serve per fare i compiti; inizia a comportarsi da bullo in casa, ha lividi che non vuole spiegare come si è procurato. Laddove emerga che il figlio è vittima di bullismo la prima cosa da fare è recarsi a scuola e coinvolgere gli insegnanti e il dirigente. Parallelamente è fondamentale spiegare al giovane che non è una colpa essere vittima di bullismo e quali sono i comportamenti da adottare.

Se invece una famiglia si accorge di avere in casa un figlio bullo, come deve comportarsi? Anche in questo caso è necessario parlare con i docenti e il dirigente. È chiaro quindi che deve crearsi una rete che coinvolga la famiglia e la scuola in modo chiaro ed efficace. Laddove fosse presente nella scuola, sarebbe fondamentale il supporto e la mediazione dello psicologo scolastico. Sia nel caso della vittima che del bullo, i genitori devono parlare in modo chiaro delle emozioni che ciascun giovane sta provando.

La vittima deve capire che è amata dalla sua famiglia e non ha colpe se è stata presa di mira. Il pianto davanti al bullo può solo istigarlo a continuare; quindi è necessario insegnare al bambino ad avere un comportamento più assertivo. Spesso le vittime di bullismo perdono la fiducia in se stesse, proprio per questo motivo i familiari devono parlare con loro cogliendone le emozioni e cercando di migliorarne l'autostima. I genitori del bullo per prima cosa devono iniziare un dialogo con il figlio volto ad avere più informazioni possibili: quando ha iniziato a comportarsi così, se l'ha già fatto altre volte, quali sono le sue azioni, perché si comporta da bullo, quali modalità lo porterebbero a smettere. Spesso al bullo manca il senso dell'empatia; per questo motivo ogni volta che si comporta in modo aggressivo e prepotente, bisogna fermarlo, farglielo notare, chiedergli perché si sta comportando in quel modo e chiedergli di provare a mettere in atto un'azione migliore e più adeguata.

Ultima cosa a cui bisogna prestare particolare attenzione è il potere dei compagni. Nel caso del bullo infatti, potrebbero rallentarne il miglioramento, perché proverebbero a distoglierlo fino a provocarlo, pur di farlo desistere dal suo intento riappacificatore. A questo il bullo deve essere preparato al fine di mettere in atto comportamenti sani ed equilibrati a livello emotivo. Quindi in entrambi i casi, i giovani vanno sostenuti e incoraggiati. Le vittime devono migliorare la percezione del proprio valore e la propria autostima. I bulli devono imparare: cos'è l'empatia, a rispettare le regole e quali sono i provvedimenti presi per il comportamento aggressivo. Infine, durante il percorso intrapreso dalla famiglia e dalla scuola per contrastare questo fenomeno, teniamo sempre presente che i bulli, così come tutte le persone aggressive, non nascono così, ma imparano ad esserlo. E questo deve essere il punto di partenza.