Salta al contenuto principale

Poligono di Torre Veneri: inquinamento di Stato

Leggi più veloce

Un documento del 12 gennaio 2001, poi acquisito dall’allora Commissione Parlamentare sull’uranio impoverito, tempo fa rivelò: un lotto di armi usate nella missione italiana in Somalia sono giunte al deposito militare di Bibbona. La vicenda s’acuì allorquando il quotidiano romano Il Tempo riferì delle “rimostranze” dei militari che operavano nel deposito di Bibbona, lamentatisi di aver maneggiato ordigni all’uranio impoverito senza alcuna precauzione come fossero armi convenzionali. Vi furono interrogazioni parlamentari.

Nel poligono di tiro di Torre Veneri, nel leccese, è stato ritrovato materiale balistico con le stesse sigle: APFSDS-T DM 33 e IMI-1-1985. La prima sta per Armour-Piercing Fin-Stabilized and Discarding Sabot o proiettile perforante stabilizzato da alette, ad abbandono d’involucro, ad indicare munizioni con penetratore in uranio impoverito o in tungsteno, altro metallo pesante tossico, mentre l’altra indica il luogo di produzione delle munizioni ossia Israel Military Industries. Il lotto 1-1-1985 fu utilizzato dai blindati Centauro per poi rientrare a Bibbona. Successivamente distribuito nei poligoni di tiro, questo materiale è arrivato anche a Torre Veneri, dove l’associazione Lecce Bene Comune ha denunciato pubblicamente il fatto.

L’altra notizia è che la Commissione Europea ha aperto un’indagine per accertare la “sistematica violazione” in Italia della direttiva Habitat. Nel mirino, grazie alla denuncia dell’associazione sarda Gruppo d’Intervento Giuridico e Lecce Bene Comune, le attività addestrative nei poligoni militari di Capo Teulada, in Sardegna, e di Torre Veneri, in Puglia.  

Gabriele Molendini, cui si deve anche il sito Poligono di Torre Veneri. Le verità nascoste, è il presidente di Lecce Bene Comune. È da circa due anni e mezzo che la sua associazione si occupa del poligono di Torre Veneri. Una vicenda che ha voluto raccontarci.

La Caserma Floriani, sita sulla litoranea tra San Cataldo e Frigole, sorge su un’area Sito di Interesse Comunitario istituita per la protezione dell’habitat naturale di particolare pregio. Presso il poligono di tiro si esercita la scuola truppe corazzate con i suoi carri armati Ariete e altri armamenti pesanti. Vi si esercitano qua e là anche il battaglione San Marco e forze militari straniere Nato.

“Molti non sanno” racconta Molendini “che i carrarmati sparano da oltre cinquant’anni posizionati a breve distanza dal bagnasciuga verso i bersagli nella stessa direzione. I proiettili di grosso calibro, con gittata fino a oltre due chilometri, finiscono sistematicamente in mare e dai fondali mai sono stati rimossi. Ciò è stato oggetto di indagine di una Commissione del Senato ed è tuttora all’esame della magistratura nell’ambito di un giudizio sorto a seguito dei nostri esposti. Dalle perizie del tribunale e altre analisi degli stessi militari sono risultati, in più aree all’interno del poligono, diversi punti con superamento delle soglie di concentrazione per inquinanti come piombo, rame e alluminio e metalli pesanti in genere”.

Molendini ci ha quindi spiegato come è nata la denuncia in sede comunitaria: “Abbiamo anche effettuato una segnalazione alla Commissione Europea, Direzione Generale Ambiente, perché è stata elusa la norma di legge comunitaria e nazionale (direttiva Habitat) che per le aree S.I.C. impone un procedimento detto Valutazione Incidenza Ambientale. Questo procedimento lo avrebbero dovuto attivare i militari. Serve per valutare la compatibilità del Disciplinare di uso del poligono con le finalità di conservazione dell’habitat naturale. La sua ratio è: stabilire se una determinata attività/intervento si possa svolgere senza pregiudicare un’area specialmente protetta dalla Comunità Europea, e se sì, con quali limiti ed eventuali compensazioni. A seguito della nostra segnalazione la Commissione Europea ha avviato il procedimento che può portare a rilevare un’infrazione di direttiva comunitaria con multe milionarie per Stato e Regione”.

Torre Veneri è infatti un’area ad alto pregio naturalistico incastonata fra la riserva protetta delle Cesine e il Parco Naturale Regionale di Rauccio. Importante per il suo sistema dunale e i bacini salmastri retrodunali, si segnala per la presenza di specie vegetali comprese nella Lista Rossa delle specie protette, nonché per una variegata avifauna e, sui fondali marini antistanti, di praterie di Posidonia. Nel piano paesaggistico regionale viene descritta come area di raro pregio ambientale presso cui non è raro avvistare fenicotteri rosa: “Lungo i sentieri sterrati che costeggiano i vari pantani, dove staziona e nidifica la fauna avicola di transito (in particolare, i fenicotteri rosa), domina per circa 4 km un paesaggio d’acqua segnato da un continuo sistema di avvallamenti e dune abbastanza ravvicinate, ricoperte di macchia mediterranea e vegetazione alofita, inquadrata in tipologie considerate habitat prioritari. Il braccio di mare antistante ospita una ricca prateria di posidonia. Alle spalle della zona sono presenti, inoltre, ampi residui dell’antico paesaggio a pascolo”.

Qui si riproducono inoltre le tartarughe Caretta Caretta, mentre sul suo arenile sorge una torre costiera di avvistamento del XVI secolo che faceva parte del sistema di difesa contro le incursioni saracene. “Qui” denuncia Moledini “sparano i carri armati Ariete con i loro obici da 105 mm a poche centinaia di metri di distanza, con cannoneggiamenti che producono spostamenti d’aria in grado di crepare i muri delle case distanti pochi chilometri e facendo vibrare i vetri delle abitazioni persino nell’abitato di Lecce a oltre dieci chilometri”.

Nel maggio 2012 Molendini ha presentato un esposto in Procura. A seguito del sopralluogo del perito balistico della Commissione d’Indagine del Senato, capitano Paride Minervini, e dei prelievi e campionamenti effettuati con la successiva secretazione della seduta di Commissione (generalmente pubblica) in cui si doveva dare atto dei risultati, è stato fatto un secondo esposto.

Con la relazione finale della Commissione d’Indagine del Senato s’è scoperto che sul fondale di Torre Veneri erano presenti dei proiettili di fabbricazione israeliana sospettati di contenere uranio impoverito, la cui scheda tecnica, richiesta dalla Commissione Senato al Ministero della Difesa, non è mai stata inviata.

“Successivamente” racconta Molendini “il pm Mignone dà una svolta all’inchiesta inviando al Poligono il Nucleo Ecologico dei Carabinieri. Le perizie depositate dai tecnici incaricati e le conclusioni dei militari del NOE, rilevano che sono presenti a terra e soprattutto in mare grandi quantità di residui dalle esercitazioni a fuoco, che tecnicamente si possono definire rifiuti. Ci sono quantità di piombo, alluminio e rame in quantità superiore ai limiti di legge” con gli “ufficiali del Poligono ascoltati dal Nucleo Operativo Ecolgico dei Carabinieri, che dichiarano di non aver mai effettuato alcuna bonifica in mare. Intanto si continua a sparare con una media di oltre 20 giorni al mese”.

La storia non finisce qui: “Successivamente il pm Mignone, pur riconoscendo che vi è stata una illecita gestione di rifiuti, ha chiesto l’archiviazione perché ha ritenuto difficile individuare i soggetti penalmente responsabili”. Il gup, non ritenendo di “archiviare tout court, si riserva il 2 luglio scorso, convocate le parti, di rinviare l’udienza”.

Nel frattempo Lecce Bene Comune ha reso pubblici i dati delle analisi effettuate nel gennaio 2014 dal nucleo interforze NBC. Si legge nella relazione accompagnatoria: “Dai valori ottenuti si può evincere che le concentrazioni del piombo e del rame […] superano i limiti stabiliti dal D.Lgs.152/2006”. “Superano sì e non di poco” così Molendini “si arriva fino al dato mostruoso di 7.969 mg/kg di piombo contro un limite nelle aree civili di 100 e di 1.000 in quelle industriali (valori in supero anche per rame e alluminio)”.

Con questo articolo abbiamo deciso di mostrarvi Torre Veneri, inquinamento di Stato, un video di Lecce Bene Comune con le esclusive immagini dei fondali, le testimonianze dei recuperatori clandestini, la voce di un militare ammalatosi di sclerosi multipla, le interviste, la storia.