Dopo una lunghissima gavetta in cui è stato sconosciuto ai più, a 53 anni Edoardo Leo è degli attori più presenti e apprezzati del nostro cinema per il quale lavora pure come regista e sceneggiatore. Laureato in lettere a Roma, sposato dal 2000 con l’ex ballerina e cantautrice Laura Marafioti che gli ha dato Francesco e Anita, Leo non gradisce parlare di sé tanto da provare a rendersi invisibile: «È una cosa che continuo a portarmi dietro: mi piace molto essere visto attraverso il mio lavoro ma, allo stesso tempo, per molti versi della mia vita provo a passare inosservato. Parlo pochissimo di me, vado in tv e faccio interviste solo ed esclusivamente quando devo promuovere un film: sono più attento alla promozione di quello che faccio che alla promozione di me stesso. Credo di portarmi dietro questa contraddizione da quando sono adolescente», confessa a Vanity Fair.
Insegnante mancato
Invisibile per il cinema italiano Leo lo è stato a lungo ma ora il successo lo insegue ovunque: «Fino ai 40 anni non mi sentivo realizzato: le cose belle sono arrivate dopo anche se oggi temo di essere sovraesposto». E pensare che un tempo voleva fare l’insegnante come l’uomo che interpreta nel suo film in uscita di “2 cuori 2 capanne”, con Claudia Pandolfi. In sala dal 22 gennaio, qui Edoardo Leo interpreta Valerio, un quarantenne scanzonato, rigoroso e tradizionalista che, grazie alla vicinanza con Alessandra (Claudia Pandolfi), imparerà qualcosa di più sul femminismo e certi equilibri di vita. Anche perché, nonostante lui pensasse di essere sterile, si troveranno loro malgrado ad avere un figlio insieme.
Le lacrime senza vergogna
Un film che parla tanto d’amore e mette al centro i sentimenti. «Provo un grande amore per il mestiere che faccio – confessa Leo - per la posizione che ho, per i miei amici e naturalmente per i miei figli. Se continuiamo da migliaia di anni a interrogarci su questo sentimento; a struggerci per una canzone che sembra che parli di noi, e a commuoverci per una poesia scritta da qualcuno che non conosciamo, allora vuol dire che questo è e sarà sempre il sentimento centrale della nostra vita». Del resto, la commozione è un sentimento potente: «… sempre di più: più diventi vecchio e più si toglie il tappo dell'emotività. Soprattutto quando hai i figli: quando gli succede qualcosa di bello, ti commuovi. Mi capita di commuovermi pure per un film, una canzone: l'anno scorso mi sono fatto un pianto al concerto di Bruce Springsteen che bastava ad allagare San Siro perché quel signore lì è l'eroe della mia adolescenza, e quando canta certe canzoni, parla dei problemi del suo Paese, di libertà, di democrazia e di amori perduti non ce n'è per nessuno. Da tempo sostengo che dobbiamo cominciare a far passare il concetto che piangere è una cosa molto virile. Piangere di fronte a una cosa bella è una cosa proprio da maschio».
E oggi, quando si guarda indietro, vede che ci sono state tante lacrime, anche nei primi anni della sua carriera: «Credo di aver preso insegnamento e motore da molti dei fallimenti che ho avuto, cercando di non trasformarli in buchi neri dicendo, per esempio, che era tutta colpa degli altri. No. Fallire mi ha portato a fare un ragionamento su me stesso e capire dove potevo migliorare: non poteva sempre essere per gli altri se non mi prendevano e le cose non funzionavano. Non è un segreto, dopotutto, che molti film che ho scritto sono storie di fallimenti che diventano opportunità».
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