Travolta dalle polemiche per l’inopportuna proiezione del docufilm sulla sua vita “Melania”, seguita da un fantastico party alla Casa Bianca mentre a Minneapolis gli agenti dell’Ice si producevano in violenze senza fine, la First Lady ha rotto il suo tipico silenzio da sfinge concedendo un'intervista a Fox. "Chiedo unità. Mio marito, il presidente, ha avuto delle buone chiamate ieri con il governatore" del Minnesota e con il sindaco di Minneapolis e "stanno lavorando insieme" per calmare la situazione.
L’appello all’unità
Melania Trump ha poi aggiunto: "Sono contro la violenza. Per favore se manifestate, fatelo pacificamente. Dobbiamo essere uniti" in periodi come questo. Insomma, i violenti sarebbero i manifestanti nella visione della consorte del presidente Usa che, in questo senso, si presenta in perfetta linea con la narrazione trumpiana degli eventi dei giorni scorsi. Se, però, l’ex modella slovena pensava di frenare le critiche che le erano piovute addosso per i fasti ostentati al party per la prima del film sulla sua vita, ha fatto male i conti e, tutto sommato, sarebbe stato meglio il silenzio.
Un grande spot per Trump
È da una settimana che i manifesti promozionali del documentario voluto e prodotto da Melania Trump affollano gli spazi pubblicitari più costosi degli Stati Uniti: immagini che stridono in modo doloroso con quelle che arrivano dalle strade di Minneapolis. Quella per la promozione del docufilm sulla First Lady è stata una campagna di dimensioni notevoli anche se, secondo gli esperti, è chiaro a tutti che quando il film uscirà nei cinema americani, il 30 gennaio, sarà assai difficile che ripaghi delle spese. Secondo Il Post “non si avvicinerà nemmeno a un incasso che ne giustifichi la spesa. Secondo i principali osservatori però per Amazon – che l’ha prodotto e ora lo distribuisce – va bene così, perché l’obiettivo è sempre stato un altro: compiacere il presidente Donald Trump”. E ancora: “Già la notizia che Amazon, attraverso la MGM, avrebbe acquistato e distribuito un documentario su Melania Trump pagandolo 40 milioni di dollari, aveva fatto capire a molti che non si trattava di un’operazione fatta per guadagnarci. È infatti un budget troppo alto per un documentario, un tipo di film che tende ad avere un pubblico piccolo, specialmente quando è diretto a un pubblico conservatore”. Insomma, si tratta di un grande spot pubblicitario e se la gente pagherà per andare a vederlo lo sapremo presto.