Le donne leader e i valori per ricordare agli uomini che la gentilezza non è mai un tabù

“Qualcuno sa dirmi perché il mio caffè non è ancora qui? È morta per caso?”: c’era una volta Miranda Priestly, la protagonista de “Il diavolo veste Prada”. Ma la leadership femminile si basa su collaborazione, empatia, sensibilità, gentilezza

Le donne leader e i valori per ricordare agli uomini che la gentilezza non è mai un tabù
di Elena Di Giovanni

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Quando parliamo di donne leader, la rappresentazione e l’immaginario collettivo fanno riferimento a uno stile di gestione del team improntato sui principi di collaborazione, empatia, sensibilità, gentilezza. Un’attenzione unica, quella verso i propri collaboratori, che vede le donne capaci di fare scelte giuste ed inclusive, seguendo un percorso di consapevolezza che non è però mai scontato.

Quali sono le responsabilità delle donne manager? Quali i passi di un vero cammino di interiorizzazione verso una leadership autentica, responsabile e rispettosa? Un racconto di valori e sui valori, per ricordare, anche agli uomini, che essere gentili non è mai un tabù. “Qualcuno sa dirmi perché il mio caffè non è ancora qui? È morta per caso?”: c’era una volta, o forse c’è ancora, almeno nell’immaginario di molti fan, Miranda Priestly, una delle protagoniste del film “Il diavolo veste Prada”. Una leader energica, decisa e senza pietà. Un contro esempio, sì, di quello che ora non è più: moltissime sono infatti le donne che fanno della positività dei messaggi, della determinazione e del coraggio con cui affrontano ogni singola sfida un elemento di successo, capaci come poche di coniugare, con immensa bravura, vita lavorativa e sfera individuale. 

La leadership femminile, lo sappiamo, è per molti un fattore di studio: inclusione, rispetto ed equità si sommano insieme, dandosi reciproco valore. In un costante equilibrio tra “imperio” e confidenza, le donne che gestiscono le imprese sono abili nel trovare le soluzioni più creative, cogliendo delle cose l’essenza più profonda. “Ab assuetis non fit passio”, era solito dire Aristotele: e se, per l’appunto, le cose abituali non fanno notizia, l’impatto della leadership gentile ed inclusiva, tutta al femminile, ha sconvolto globalmente il modo di fare impresa
Pur essendo importante evitare di cadere in uno stereotipo di genere, uno studio condotto dalla società Talogy ha provato a identificare in cosa consiste una leadership al femminile. Le donne leader non si fanno ingabbiare nello stereotipo maschile, trovando in sé stesse il coraggio di essere uniche. Valorizzano le differenze, invece di appiattirle o nasconderle. Sono consapevoli delle loro unicità, sicure del valore che possono portare nelle organizzazioni, nelle professioni, nel governo e nell’amministrazione della cosa pubblica come nella vita di tutti i giorni. 

I passi verso una leadership responsabile

Questi sono i primi passi di un vero cammino di interiorizzazione verso una 
leadership autentica, responsabile e rispettosa che deve essere fatta propria anche dagli uomini: un decalogo di inclusività e rispetto, che diventa un imperativo categorico per chi desidera essere alla guida di un’organizzazione complessa.
Non possiamo, alla luce di tutta una serie di fattori, afferire che, per forza e in astratto, la leadership femminile è meglio di quella maschile. Non sarebbe congruo, né verificabile; e porterebbe alla creazione di uno stereotipo di genere che, spesso, è stato strumento di forte penalizzazione per la donna manager. 
Quello che possiamo dire, tuttavia, è che nelle organizzazioni moderne uno stile di leadership spesso associato alle donne, basato sul lavoro di team e sulla costruzione di relazioni umane, di solito funziona meglio. Una modalità di management, detta anche “trasformazionale”, che richiama alcune caratteristiche considerate quali maggiormente femminili, per il semplice fatto che alle donne si attribuisce un loro maggior uso. 
Possiamo dire, a tutte le donne manager, che serve sempre vivere appieno il proprio presente, senza far sì che sia il solo futuro a influenzare ogni singola scelta. Nostro il compito di ricordare alle generazioni future di leader che un corretto bilanciamento tra vita privata e carriera è possibile da trovare. La triste espressione “lasciare prima di lasciare” - coniata da Sheryl Sandberg per affermare che le donne iniziano, in anticipo rispetto agli uomini, la propria ritirata dalla sfera professionale - non dovrebbe essere considerata accettabile. 
Dobbiamo, noi tutte, ricordarci e sottolineare che essere gentili non può e non deve mai essere un tabù: l’unicità del nostro essere leader deve guidare le generazioni future verso un mondo più inclusivo ed equo. Siamo valore, che trasmettiamo e tramandiamo senza mai perdere la nostra consapevolezza; siamo spirito, che porta ad una maggiore consapevolezza dell’altra persona. Siamo squadra, capace di venire accapo di ogni difficoltà. 
“Ho dovuto vivere nel deserto prima di riuscire a capire il pieno valore dell’erba in un fosso verde.” Guardiamo avanti, senza mai perdere il nostro valore, e ricordiamoci, prendendo a prestito le parole della scrittrice Ella Maillart, che la nostra leadership è valore e racconto di valori; qui, subito, ora.

 

 

02/03/2023
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