La sentenza del Tribunale di Milano sul cosiddetto Pandoragate restituisce serenità a Chiara Ferragni (“fine di un incubo, mi riprendo la mia vita”) ma Selvaggia Lucarelli, giornalista e opinionista, che aveva dato particolare risonanza al caso dopo le querele del Codacons, ripunta il dito e cerca di spegnere gli entusiasmi. Inutile dire che si riapre la polemica.
"Tecnicamente" Chiara Ferragni "è stata prosciolta, non assolta", puntualizza la giornalista con un post sul suo profilo Instagram. "Questione Ferragni spiegata in breve - scrive - : per procedere per il reato di truffa servivano le querele che inizialmente c'erano, Codacons aveva ritirato le querele grazie ad un accordo mediante risarcimento. Dunque, senza quelle querele, era impossibile processare Ferragni per truffa semplice. Quella aggravata (che procede anche senza querele) non ha retto perché mancavano le aggravanti".
Ma Chiara Ferragni risponde tramite Image Building, la società di comunicazione.
"In merito alle dichiarazioni rilasciate dalla signora Lucarelli – si legge - ci fa piacere farle notare che il proscioglimento di Chiara Ferragni corrisponde a una piena assoluzione. La improcedibilità significa, lo può riferire all'esperto legale che le ha suggerito quanto lei scrive, che non era possibile procedere per truffa aggravata perché ne mancavano i presupposti. Quindi, se vuole, è anche peggio. Questo processo non si doveva fare".
La sentenza ha comunque ricreato un cielo sereno nel cielo della nota influencer e imprenditrice. Accusata di truffa aggravata con uno dei suoi più stretti collaboratori di allora e un imprenditore, al termine del processo in cui è stata giudicata con rito abbreviato, è stata assolta o, per dirla in maniera più tecnica, appunto prosciolta. Si è chiusa così la vicenda giudiziaria con al centro i casi del Pandoro Pink Christmas e delle uova di Pasqua e i presunti messaggi ingannevoli pubblicati sul web per promuoverne la vendita, secondo l'ipotesi dell'accusa, lasciando intendere che parte del ricavato sarebbe andato a finanziare iniziative di beneficenza.
Niente aggravante
Il giudice Ilio Mannucci Pacini, della terza sezione penale, ha ritenuto di non riconoscere l'aggravante della minorata difesa dei consumatori o utenti online. Così il reato contestato a lei e ai suoi coimputati - l'allora suo braccio destro, Fabio Damato, e il presidente di Cerealitalia, Francesco Cannillo - è stato riqualificato in truffa semplice cancellata, però, dalla revoca della querela presentata alla fine del 2023 dal Codacons.
Revoca arrivata dopo un accordo con cui Ferragni, che aveva già chiuso il fronte amministrativo versando risarcimenti e donazioni per circa 3,4 milioni di euro, ha staccato un assegno di 200 mila euro e ha partecipato, mettendo a disposizione la sua immagine, ad una iniziativa solidale.
Chiara è commossa
"E' andata bene. Siamo tutti commossi, ringrazio tutti, i miei avvocati e i miei follower", sono state – come riporta l’Ansa - le sue parole a caldo subito dopo la lettura del dispositivo. Sulla porta dell'aula, stretta nella calca di tv, flash e taccuini, commossa, ha proseguito: "sono passati due anni nel corso dei quali non ho mai detto niente per rispetto delle istituzioni e per rispetto di questo procedimento. Sono contenta finalmente anche di potermi riappropriare della mia vita".
Felici anche i suoi follower, che in stragrande maggioranza non l’hanno abbandonata. Su Instagram sono 28 milioni. Ma la cosa più importante è che sia finito “l’incubo”. Chiara afferma di aver sempre avuto fiducia nella giustizia "e giustizia è stata fatta".
Iannacone: "E' stata ammirevole"
L'avvocato Giuseppe Iannaccone, che con Marcello Bana ha difeso l'influencer ha detto che "è accaduto quel che doveva accadere". Il legale ha sottolineato che Ferragni "è stata ammirevole e deve essere un esempio per tutti: è stata rispettosa prima nei confronti dell'autorità garante e, poi, dell'autorità giudiziaria. Si è comportata con trasparenza e ha avuto giustizia. Perché nel nostro Paese giustizia c'è, eccome!".
Bana: "Non si doveva nemmeno arrivare a un dibattimento"
Marcello Bana a sua volta ha osservato: "Siamo contenti di essere riusciti a fare assolvere Chiara dopo una battaglia su un qualcosa che probabilmente non doveva nemmeno nascere". Ha precisato a questo proposito che il mancato riconoscimento dell'aggravante e il ritiro della querela hanno portato alla "improcedibilità" del giudizio. "Noi comunque - ha continuato - abbiamo sempre sostenuto che non c'è stato alcun reato di truffa e poi che, non sussistendo l'aggravante, non si poteva nemmeno arrivare a un dibattimento".
La risposta dell'influencer
Non così per Aniello Chianese, legale dell'associazione Casa del consumatore, l'unica parte civile rimasta nel processo, il quale ha affermato che non si è trattato "di una sentenza di assoluzione". La stessa puntualizzazione fatta insomma da Selvaggia Lucarelli. Ma la replica di Chiara Ferragni è fulminea: "Sono stata assolta perché il processo non si doveva fare”. Tra 90 giorni le motivazioni della sentenza.