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Lo sfogo durissimo di Giovanna Mezzogiorno: “Io denigrata perché sono ingrassata. Le donne? Carnefici anche loro”

Alla Festa di Roma per presentare il suo cortometraggio “Unfitting”, l’attrice racconta quanto ci sia della sua esperienza di vittima di body shaming nel suo debutto alla regia

Foto Ansa

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Unfitting, il cortometraggio ideato da Silvia Grilli, direttrice di Grazia, e prodotto da Bulgari, presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, coincide ora con il debutto di Giovanna Mezzogiorno dietro la macchina da presa e sceneggiatrice. Sette minuti pieni di ironia e spietatezza, ma ben delineati, per raccontare la storia di un’attrice rifiutata, Giovanna (interpretata da una splendida Carolina Crescentini) che viene giudicata grassa e fuori forma da chiunque la circonda (tra cui una regista, che ha il volto di Ambra Angiolini, ndr), non conforme ai canoni estetici richiesti, al punto che “l’essere brava”, alla fine, glielo dice un “cattivo” Fabio Volo, non serve a nulla. Da qui il titolo, che in inglese significa “inadatta”, di un progetto che parla di body shaming e discriminazione, ma che è anche un messaggio chiaro della stessa Mezzogiorno, che tempo fa denunciò pubblicamente di aver subito un trattamento del genere poco dopo essere diventata madre. Un progetto legato all’attualità, ben girato, e che sarebbe da mostrare anche nelle scuole.

“È una questione di cui si chiacchiera tanto”, inizia la Mezzogiorno “Alla fine però non viene mai veramente raccontato quanto può essere grave. Non pretendo certo io di cambiare le cose, sia chiaro, non mi illudo minimamente che questo succeda. A me è successo in un età diversa, anche se l’anno prossimo compirò 50 anni, fa male sempre e comunque. Si è parlato molto della mia gravidanza, in cui, è vero, ho preso 20 chili, aspettavo due gemelli. Ma è anche un alibi, per 10 anni sono stata anche pigra, ho fatto più vita casalinga che lavorativa. Detto ciò non importa, se a 40 anni è più facile perdere peso o no, sono problemi miei, ma che questo diventi un’arma per gli altri per offendere, denigrare, per ricamare leggende, anche sul fatto che io fossi malata, sono cose gravi da dire”.

Quando ha iniziato questa elaborazione?
“Da 2-3 anni, ho sofferto molto per questa cosa. Ma ci tengo a dire il cortometraggio che mi è stato proposto è arrivato nel momento giusto, perché sull’onda emotiva della rabbia o della tristezza, della sofferenza o frustrazione, sarebbe stato un piagnisteo. Io non mi sto lamentando, sto dicendo quello che succede nella realtà. Atteggiamenti del genere distruggono la vita delle persone. Chi pensa o parla in un certo modo, commenta, divulga delle chiacchiere con leggerezza, non riflette su quanto questo può essere impattante sulla vita di un individuo. Io non sono forte, ma ci vuole molta resistenza perché bisogna prima che ti passi lo sbigottimento, per capire cosa è successo, e poi saperne ridere”.

Non riguarda solo il mondo dello spettacolo ovviamente.
“Avviene tutti i giorni nelle fabbriche, nelle aziende, nelle redazioni, ovunque, è una cosa che viene subita gravemente, e rischia di avere delle ripercussioni sul fisico, sulla psiche, su ragazze in fase adolescenziale, che poi fanno di tutto per dimagrire, inducono alcune a gesti molto gravi, anoressia, autolesionismo, depressione, e di questo viene sottovalutato il rischio, e ciò non deve accadere”.

È più difficile confessarselo in età adulta?
“Sì, non ci si sente in colpa se si è forti abbastanza da non subire questa cosa, ma non è non facile. Siamo in una società molto violenta, anzi bisognerebbe riflettere sulla violenza perpetrata, anche sottilmente, silenziosamente, buttata lì. Sono piccole gocce che possono creare uno tsunami. 

Quanto è anche colpa delle donne? 
"Tantissimo, le considero complici di questo disastro, è qualcosa di dichiarato. Ogni mattina guardo le notizie sul telefono e vengo tediata dalle notizie di alcuni personaggi pubblici, tutti uguali, e che si adeguano a una richiesta, ad un modello, lo promuovono, e dunque sono complici di questo circuito”. 

"Non ho veramente niente da insegnare”, conclude la Mezzogiorno. “Non sono un antagonista di natura, di nessuno, e gli altri non dovrebbero esserlo in generale. Non giudico le vite degli altri che non conosco, e gli altri non dovrebbero farlo con la mia. Viviamo in un mondo in cui tutti pensano di sapere sulla tua vita intima, ma alla fine non è così”.

24/10/2023