"L’imbarazzo per quei video che non voglio vedere", l'attrice e ballerina che fa a pugni nella gabbia

Aurora Giovinazzo, 21 anni, si racconta mettendo il luce una marcia in più rispetto ad alcune attrici della sua generazione. L'ultimo film e le rivelazioni sulla sua natura più intima

Aurora Giovinazzo - Foto Ansa

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La guardi boxare, esperta in quelle che sono le Mixed Martial Arts, in un combattimento tutto al femminile. È solo un ruolo cinematografico, l’ultimo portato in scena, ma che dice molto riguardo a chi lo interpreta. 

Perché Aurora Giovinazzo, 22 anni ad aprile, sembra avere ogni volta una marcia in più rispetto ad alcune attrici della sua generazione, lo si vede dalla fame che ha negli occhi, nel come prepara i personaggi, in una forma di verità, onestà e fisicità che trasudano. The Cage – Nella gabbia, dal 22 febbraio in sala, l’opera prima da Massimiliano Zanin, ne è un esempio. Una storia, in cui la protagonista, Giulia, lascia il mondo degli incontri MMA dopo un tragico incidente avvenuto in un match, rifugiandosi però in altre gabbie lavorative e personali, tormentata dal doversi dare una rivincita, e vivere allora senza rimpianti. A dare senso (e forza) alla sua volontà arriva una nuova allenatrice (Valeria Solarino), grazie al cui legame riesce a liberarsi e ritrovarsi. Una bella sfida guardandola, ma che si colloca in un proprio percorso ben preciso di maturazione, iniziato da piccola: bravissima in Freaks Out di Gabriele Mainetti, intensa in Nuovo Olimpo di Ferzan Ozpetek, prossima ora nel lavoro di Michele Placido su Pirandello, Eterno Visionario, “un’esperienza di grande responsabilità”, ci racconta. Recitazione da un lato, ma senza dimenticare la danza sportiva, l’altro ambito importante che porta avanti, e in cui si è già laureata campionessa europea e mondiale di bachata, e da poco anche a livello di assoluti, in tutte le categorie di balli caraibici, diventando una Class Master della sua categoria.

Partiamo da The Cage: conoscendoti, quanto ti è piaciuto far parte di un progetto del genere?
"Sono un attrice che cerca stimoli, sul set devo essere stancata. Questo personaggio era il top, nel modo anche di creargli poi sfumature tutte sue. Mi sono allenata per due mesi, 6 ore al giorno, 6 giorni su 7, rimanendo spesso durante le riprese a preparare le coreografie, c’è stato davvero un grande impegno fisico e mentale, ma sono le situazioni che mi piacciono, in cui devo cambiare e lavorare sul mio corpo".

Ti sei mai sentita ingabbiata in qualche circostanza?
"Ho tardato a raggiungere forse la mia libertà, ma ad un certo punto mi sono sempre rimboccata le maniche. La priorità è se stessi, per chi è debole come me l’esasperazione ti porta a compiere qualcosa".

Sembri più adulta della tua età, sei cresciuta molto in fretta.
"Me lo dicono in tanti, e infatti è vero. Diciamo che non ho avuto la classica adolescenza dei miei coetanei, che magari all’epoca mi metteva tristezza, lo accusavo come bambina. Oggi no, rifarei tutto, ma con uno sguardo diverso. Da piccola sei costretta a rinunciare delle cose, dovevo allenarmi tutti i pomeriggi, o andare sul set, da sola però stavo bene, non accusavo mancanze, nell’esperienza scolastica ho poi trovato me stessa dietro il banco. Sono entrata nel mondo dei grandi prima: questo, inevitabilmente, ti porta appunto a vedere la vita con occhi differenti".

Cosa ti ha insegnato recitare?
"A essere empatici. È un concetto, semplice, ingenuo, ma di cui ora sono più consapevole". 

I sacrifici di cui parlavi si riferiscono alla danza sportiva.
"In realtà ho iniziato prima a recitare, il ballo è arrivato dopo, a 9-10 anni, poi a livello agonistico. Ero iperattiva, da lì ho vissuto la disciplina dello sport fin da subito, quello è anche il mio atteggiamento in tutto il resto: darmi delle regole, saper stare al proprio posto".

E se non avessi fatto l’attrice?
"Ho preso tre brevetti finora per insegnare nella massima categoria del mio sport, mi sarei creato un altro futuro. Il mio lavoro è altro. Lo sport è gioia, e rimane tale, ma ad un certo punto ti presenta il conto fisicamente, a quasi 22 anni ho già i miei acciacchi, ma sono in recupero comunque".

Se rivedi la carriera d’attrice, a cosa pensi invece?
"Mi imbarazza, più che altro perché sono autocritica, anche quando ballo, se ci sono dei video non li voglio vedere". 

Come mai?
"Perché cerco solo l’errore, noto solo i difetti, non penso al risultato finale, e questo atteggiamento lo uso in tutto. Vengo da una famiglia di restauratori, sono immersa nell’arte, mi piace modellare l’argilla, dipingere, per disegnare ad esempio un mandala c’ho messo 8 ore. Ecco forse il mio più grande difetto è essere troppo ambiziosa". 

In cosa la tua generazione ha qualcosa in più secondo te?
"Ci ragiono spesso, ma in realtà io ho sfruttato le occasioni giuste, alcune sono state dettate dalle fortuna. Avevo le idee chiare in testa comunque, eppure a 20 anni dovremmo essere ancora persi a cercare una normalità, sé stessi, questo aspetto mi è mancato. Vivere ti forma, ti aiuta a trovare una propria indipendenza, ma ho paura delle cose non vissute". 

16/02/2024
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