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Chiara Ferragni assolta nel processo per il Pandoro e le Uova di Pasqua: "Sono commossa. Ringrazio tutti"

Caduta l’accusa di truffa aggravata. "Mi sono commossa in aula, è normale, come si può immaginare queste cose toccano tutti quanti nel profondo. Sono passati due anni nel corso dei quali non ho mai detto niente per rispetto delle istituzioni. Sono contenta finalmente di potermi riappropriare della mia voce"

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“Sono commossa. Ringrazio tutti, i miei avvocati e i miei follower”. Chiara Ferragni è stata assolta al termine del processo abbreviato con al centro i noti casi del Pandoro Pink Christmas (Natale 2022) e delle uova di Pasqua (Pasqua 2021 e 2022). Lo ha deciso il giudice della terza sezione penale di Milano, Ilio Mannucci Pacini. Per l’imprenditrice digitale è la fine di un incubo. "E' andata bene, voglio ringraziare tutte le persone che mi sono state vicine in questi due anni", ha spiegato con gli occhi lucidi di commozione. "Ringrazio i miei follower, perché mi sono stati vicini e io sono quello che sono grazie a loro".

Mi sono commossa in aula, questa cosa mi ha toccata nel profondo

E ancora: "Siamo tutti commossi. Mi sono commossa in aula, è normale, come si può immaginare queste cose toccano tutti quanti nel profondo. Sono passati due anni nel corso dei quali non ho mai detto niente per rispetto delle istituzioni e per rispetto di questo procedimento. Sono contenta finalmente anche di potermi riappropriare della mia voce". A chi le ha chiesto se per questa vicenda abbia perso anche dei follower, ha risposto: "Un pochino, poche persone".

"Ammiro Chiara, tutti dovrebbero comportarsi come lei"

  A fianco a lei l'avvocato Giuseppe Iannaccone, difensore assieme al legale Marcello Bana: "Chiara è stata assolta e io ho sempre pensato che fosse innocente e questo è stato acclarato dal Tribunale. Chiara io l'ho ammirata in questi due anni  per il rispetto che ha portato prima alla pubblica amministrazione e poi all'autorità giudiziaria e a lei la giustizia è stata data oggi". Se tutti i cittadini, ha affermato ancora Iannaccone, "si comportassero come Chiara, sarebbe una grande vittoria. Il rispetto che Chiara ha portato nei confronti dell'autorità giudiziaria è di esempio a tutti, perché in questo Paese la giustizia c'è ed è stato dimostrato oggi".

Caduta l'accusa di truffa aggravata

Caduta quindi l’accusa di truffa aggravata in relazione a presunti messaggi ingannevoli pubblicati sui social: secondo l'accusa, l’influencer avrebbe promosso la vendita dei due dolci lasciando intendere che parte del ricavato sarebbe andato a finanziare progetti di beneficenza. Il giudice Mannucci, tecnicamente, non ha riconosciuto l'aggravante, contestata dai pm, della minorata difesa dei consumatori o utenti online, che rendeva il reato di truffa procedibile anche senza una denuncia. In questo modo, poiché il Codacons circa un anno fa aveva ritirato la querela in seguito a un accordo risarcitorio con la stessa Ferragni, ha disposto il proscioglimento per estinzione del reato riqualificato in truffa semplice. Proscioglimento che ha riguardato anche i coimputati di Chiara Ferragni, ovvero l'allora suo braccio destro, Fabio Damato, e il presidente di Cerealitalia, Francesco Cannillo.

I pm avevano chiesto un anno e 8 mesi di carcere

L'aggiunto Eugenio Fusco e il pm Cristian Barilli avevano chiesto per l'influencer una condanna ad un anno e 8 mesi senza attenuanti. Stando alle indagini del Nucleo di Polizia economico finanziaria della Gdf, tra il 2021e il 2022 Ferragni avrebbe ingannato follower e consumatori ottenendo presunti ingiusti profitti - in relazione a quelle vendite dei due prodotti, il cui prezzo non comprendeva la beneficenza pubblicizzata - per circa 2,2 milioni.

Ferragni: "Sono innocente e ho agito in buona fede"

Ferragni ha sempre ribadito di essere innocente. Si è trattato al massimo di un caso di pubblicità ingannevole, dovuto ad errori di comunicazione e per il quale ha già chiuso il fronte amministrativo versando risarcimenti e donazioni per circa 3,4 milioni di euro. E soprattutto da parte di Ferragni, hanno evidenziato i legali Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana, "non c'è stato alcun dolo", ossia alcuna volontà di raggirare i consumatori ed anzi, dal punto di vista oggettivo degli elementi probatori, non si è verificata alcuna truffa. "Tutto quello che abbiamo fatto, lo abbiamo fatto in buona fede, nessuno di noi ha lucrato", aveva spiegato la stessa Ferragni con dichiarazioni spontanee nel processo con rito abbreviato, il 25 novembre. A sostegno della sua tesi, i legali hanno citato una serie di mail tra l'imprenditrice e la Balocco. 

Il caso di pubblicità ingannevole è già risarcito

E hanno chiarito che semmai c'è stata pubblicità ingannevole, ma ha già risarcito nelle sedi competenti. Di conseguenza, sulla base del principio giuridico del "ne bis in idem", non si può essere puniti due volte per la stessa condotta.