Violenza sulle donne: arriva “codice rosso”, il ddl che accorcia i tempi della giustizia

La denuncia arriverà direttamente al pm che in 3 giorni avrà l'obbligo di sentire la donna vittima di violenza

I ministri Bongiorno e Bonafede, con Michelle Hunziker durante la presentazione della legge Codice Rosso
I ministri Bongiorno e Bonafede, con Michelle Hunziker durante la presentazione della legge Codice Rosso (Ansa)
TiscaliNews

Contro la violenza sulle donne arriva "Codice rosso", un disegno di legge che prevede la riduzione dei tempi per i procedimenti giudiziari nei casi di stupro. È approdato all'esame nel Consiglio dei ministri il provvedimento messo a punto dai ministri Bonafede e Bongiorno ispirato al lavoro dell'associazione "Doppia difesa" di Michelle Hunziker e del ministro Bongiorno. La denuncia arriverà direttamente al pm che in 3 giorni avrà l'obbligo di sentire la donna vittima di violenza. Così come la polizia giudiziaria dovrà dare massima priorità alle indagini.

Di Maio: numeri da brividi, ora lo Stato c'è

"Questo provvedimento – dice il vice premier Di Maio - deve avere anche un'altra funzione: la prevenzione. Quindi faccio un appello: denunciate! Non abbiate paura, lo stato è più forte di qualsiasi violenza che abbiate subito e adesso è al vostro fianco, con ogni mezzo a sua disposizione". Di Maio sottolinea che i numeri sulla violenza contro le donne "fanno ribollire il sangue nelle vene. 150: è la media annuale di femminicidi compiuti in un anno mentre sono state più di 2000 le sentenze definitive per stupro e 1.827 quelle per stalking. Non abbiate paura, lo stato è più forte di qualsiasi violenza che abbiate subito e adesso è al vostro fianco, con ogni mezzo a sua disposizione".  

Bonafede: corsia preferenziale per denunce

 "Il codice rosso azzererà i tempi di reazione della giustizia di fronte alla denuncia di una donna che sta subendo una violenza". Questo l'obiettivo, assicura il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, del ddl Codice Rosso, "una misura di cui sono particolarmente orgoglioso e a cui siamo arrivati grazie alla proficua collaborazione con il ministro Bongiorno". "Quando una donna denuncia sta già prendendo una decisione coraggiosissima: la sua denuncia non può esser trattata con il normale iter" e bisogna accorciare i tempi. "Tanti magistrati già lo fanno ma ora il nostro messaggio è quello di dire che questa donna deve subito incontrare il magistrato che deve ascoltarla nell'arco di 3 giorni" spiega il ministro. Insomma, "se lo Stato, di fronte ad un atto di coraggio come quello di una donna che denuncia un atto di violenza, la prendesse per mano e la proteggesse".

Le altre novità

Il Ddl contenente “Disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere” prevede innanzitutto una modifica dell’articolo 347 Cpp, che estende ai delitti di maltrattamenti, violenza sessuale, atti persecutori e lesioni aggravate in quanto commesse in famiglia o tra conviventi l’obbligo della polizia giudiziaria di riferire immediatamente, anche in forma orale, al pubblico ministero le notizie di reato acquisite. Senza alcuna possibilità di valutare la sussistenza o meno di ragioni d’urgenza. L’obiettivo è garantire l’immediata instaurazione del procedimento e l’adozione tempestiva di provvedimenti protettivi o di non avvicinamento.

La violenza si combatte senza tagliare i fondi

Il ddl è considerato un’ottima iniziativa anche dall’opposizione che si riserva un’osservazione. "Alla violenza contro le donne si dice veramente basta se non si tagliano i fondi già stanziati dai precedenti governi, se si potenzia la rete dei servizi territoriali dove le donne vittime di violenza possono essere ascoltate, sostenute, accolte e protette, se si lavora per rafforzare in ogni modo l'occupazione femminile, se si implementa quanto già indicato nel Piano d'azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere, sostenuto da Maria Elena Boschi, frutto di uno straordinario lavoro congiunto con le associazioni, i centri antiviolenza, le regioni, i servizi territoriali". Lo afferma Teresa Bellanova, senatrice del Pd. "Mentre da una parte si esalta questo nuovo provvedimento, il Codice rosso, dall'altra non risultano ancora trasferite alle Regioni le risorse stanziate dalla Legge di bilancio 2018 ai centri anti violenza e alle case rifugio, ripartite nel maggio scorso in Conferenza Stato Regioni. Un vulnus gravissimo - prosegue - che rischia di inficiare la continuità del lavoro e dell'impegno sui territori, mettendo concretamente a rischio la domanda di aiuto che quotidianamente arriva in quei luoghi. Oltretutto nella legge di bilancio l'attuale Governo taglia di circa 500mila euro l'anno quanto già stanziato per il triennio 2019-2020-02021 nel Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità. Identico trattamento riserva al Piano nazionale antitratta, con un taglio pressoché identico. Inoltre ritocca al ribasso rispetto quanto previsto nel contratto di Governo per il Fondo per le vittime di reati intenzionali violenti e per gli orfani di femminicidio".

Il Piano antiviolenza

A questo proposito pare che il sottosegretario alle Pari Opportunità, Vincenzo Spadafora, lavora per implementare il Piano antiviolenza 2017-2020, mettendo sul piatto per il 2019 33 milioni di euro, e studia incentivi per istituire in tutte le Regioni strutture di accoglienza per il pronto intervento, con un primo supporto legale.