Le panchine rosse distrutte: ma perché prendersela con il simbolo contro la violenza sulle donne?

Attirare l'attenzione quando si tratta di cause nobili è essenziale, ma distruggere un oggetto pagato dai contribuenti o da associazioni che ha come funzione quello di ricordare una piaga che, fuori dal clamore mediatico resta sottotraccia, non sembra particolarmente intelligente

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"Pretendiamo ascolto e transfemminismo, non panchine rosse. Non vogliamo panchine rosse, noi ci vogliamo vive". 

All'università La Sapienza di Roma è stata danneggiata la panchina rossa contro la violenza sulle donne.

Ma chi è il responsabile?

Atto vandalico? Sì, ma con una motivazione che però non ci convince. Un gruppo di attiviste e attivisti dell'area degli Antagonisti, hanno distrutto la panchina rossa contro la violenza sulle donne inaugurata alla Sapienza in piazza della Minerva. Gli artefici del gesto stavano protestando contro l'evento 'Amami e basta', organizzato all'Ateneo. "Le vostre panchine rosse non le vogliamo, le gettiamo nell’indifferenziato, pretendiamo ascolto e transfemminismo, non panchine rosse". "Non vogliamo panchine rosse, noi ci vogliamo vive". E' quanto si legge sul profilo Instagram di Zaum Sapienza, che rivendica l'atto. Una provocazione certo, ma ci chiediamo il senso di prendersela con un simbolo universale. Attirare l'attenzione quando si tratta di cause nobili è essenziale, ma distruggere un oggetto pagato dai contribuenti o da associazioni che ha come funzione quello di ricordare una piaga che, fuori dal clamore mediatico resta sottotraccia, non sembra particolarmente intelligente. 

La reazione della Rettrice 

"Ci sarà tempo per capire quali possano essere le ragioni per cui il simbolo universale della lotta contro la violenza nei confronti delle donne, viene violentemente abbattuto. Oggi è invece per noi il tempo di indignarci per l'accaduto, ripristinare la panchina e rinsaldare l'alleanza con tutti coloro che vogliono contribuire a creare una cultura diffusa, trasversale tra le generazioni, basata sul rispetto della persona, dell'individuo in quanto tale". Sono le parole indignate di Antonella Polimeni, rettrice dell'università La Sapienza. Aggiunge in una nota: "Riteniamo che l'obiettivo di un grande ateneo come il nostro sia quello di mettere in atto azioni concrete e simboliche, di costruire una comunità educante, di cercare alleanze e di costruire esempi. Starà alla nostra comunità stabilire se l'esempio corretto è quello di chi posa simboli o di chi li distrugge. Di chi mette in atto azioni o di chi le contesta, di chi apre i centri antiviolenza, con professionisti formati, rivolti alla propria comunità e al territorio nel quartiere di San Lorenzo, oppure di chi occupa spazi, sottraendoli a tutta la comunità studentesca". Quindi, "in una giornata come oggi - afferma Polimeni - in cui le nostre studentesse hanno affermato che non intendono più subire, tollerare o assistere ad alcuna forma di violenza voltandosi dall'altra parte, serve sorellanza e solidarietà tra le donne, e tra donne e uomini".

L'Ateneo, conclude la nota, "ribadisce il proprio impegno a contrastare ogni forma di violenza di genere attraverso attività concrete, nell'ambito di un confronto che riconosce differenze di opinione e di pensiero, ma non cede alla logica o ai soprusi di chi ricerca scontri ideologici e occasioni di strumentalizzazione". 

Le contestatrici hanno urlato parole che possono essere condivisibili ma il gesto no, è del tutto da condannare: "A noi delle panchine non frega nulla, vogliamo Centri antiviolenza e consultori".

Ma Polimeni aveva anche sottolineato che: “la panchina rossa è simbolo tra tante azioni concrete siamo qui oggi perché siamo fedeli a un impegno preso lo scorso 25 novembre nel mettere in campo nuove azioni concrete per il contrasto a quella che è una vera e propria emergenza, la violenza sulle donne e i femminicidi come un counseling psicologico e un progetto sulle safe zone dove chiedere supporto e orientamento. L'anno prossimo, il 2024, sarà bisestile e stiamo organizzando iniziative per ognuno dei 366 giorni: vogliamo un futuro inclusivo e solidale, noi ci siamo". Quindi un simbolo sì ma accompagnato da azioni concrete. 

Ricordiamo anche che durante l'estate 2022 La Sapienza aveva inaugurato il suo primo centro antiviolenza in via dello Scalo di San Lorenzo 61/b. Iniziava così l'importante esperienza dello sportello di ascolto e tutela per ragazze e donne vittime di violenza fisica e psicologica, abusi e discriminazioni di ogni genere.

L'indignazione del Sindaco Gualtieri

"Condanno fermamente il gesto di protesta che ha portato alla rimozione e alla sparizione della panchina rossa che abbiamo inaugurato all'interno dell'Università La Sapienza, insieme alla rettrice Antonella Polimeni, al sindaco Roberto Gualtieri e al ceo dell'As Roma Lina Souloukou". Così in una nota la presidente dell'Assemblea capitolina Svetlana Celli. "Con la panchina rossa abbiamo voluto non solo lanciare un messaggio importante - aggiunge - ma anche ricordare che ognuno è impegnato con azioni concrete nella lotta alla violenza sulle donne. Dalle istituzioni, al mondo accademico e allo sport, facendo rete verso la stessa direzione". "Dispiace per l'accaduto, - conclude, - perché il nostro intento è soprattutto quello di realizzare un vero cambiamento culturale a partire dai giovani, parte attiva di questo percorso. Andremo avanti nel rispetto di chi crede in questa battaglia, alle tante vittime e donne che ancora non sono libere".

Chi c'era alla cerimonia

Caterina Cesari, che nella manifestazione del 25 novembre al Circo Massimo ha portato un cartello con sopra l'immagine dell'attrice Paola Cortellesi in 'C'è ancora domanì’ e Anita Sperone, la 25enne che ha fatto arrestare un uomo colpevole di minacce nei confronti della compagna, denunciandolo dopo aver ascoltato e registrato una violenta telefonata su un bus.

Le altre panchine distrutte

Da Foggia a Trieste, tantissime sono le panchine rosse distrutte negli ultimi anni. Nella gallery alcuni casi. Azioni criminali e vergognose. 

 

 

13/12/2023
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