La campionessa di sci Sofia Righetti risponde a Manuel Bortuzzo: “Le Paralimpiadi non sono da falliti”

Attivista per i diritti delle persone con disabilità e campionessa paralimpica di sci alpino, Righetti ha spiegato perché la dichiarazione del nuotatore può nuocere a tutti gli sportivi paralimpici

TiscaliNews

Affrontare la vita dopo una lesione che ti porta via l’uso delle gambe non deve essere facile per nessuno: c’è chi reagisce ripromettendosi di fare di tutto per tornare come prima e chi invece si adegua alla nuova vita cercando farne un’occasione per nuovi successi. Forse in questa chiave va letto il lungo post che l’atleta paralimpica Sofia Righetti ha scritto su Instagram in risposta alla dichiarazione di Manuel Bortuzzo, il nuotatore che è rimasto paralizzato alle gambe dopo un colpo di pistola che lo ha raggiunto alla schiena.

Il botta e risposta

"Voglio tornare a camminare e andare alle Olimpiadi, non alle paralimpiadi. Farò di tutto per riuscirci, la volontà è fondamentale. Fallire per me significa non andare fino in fondo", ha detto Manuel ma la sua dichiarazione non è piaciuta alla campionessa paralimpica di sci alpino: “Caro Manuel, mi sento un po’ la sorella maggiore che fa lo spiegone, ma va bene così”, ha esordito Sofia Righetti che è anche attivista per i diritti delle persone con disabilità, femminista e fortissima alleata della comunità lgbtq+.

Le paralimpiadi non sono un ripiego

“Una lesione midollare non è mai facile da digerire - spiega Righetti - Nessun cambiamento così drastico è facile. Non lo è per te, non lo è stato per i miei genitori, non lo è per nessuno. Ho gioito quando lessi che le tue parole in risposta erano tornerò più forte di prima’”. Però all’atleta 32enne l’idea che Bortuzzo possa considerare le Paralimpiadi come un ripiego, una competizione di serie B, non piace: “Da campionessa paralimpica di sci alpino, posso dirti cosa non va… Il superomismo dell’eroe che supera la disabilità come sua tragedia personale è uno stigma che stiamo cercando di scrollarci di dosso da decenni, e la narrativa tossica del ‘volere è potere’ usata così fa apparire la disabilità come qualcosa di orribile”.

Lo sport e l’impegno sono i medesimi

Insomma Sofia Righetti spiega che “La cultura paralimpica in Italia è spaccata tra professionisti come Claudio Arrigoni che ne esaltano quotidianamente la grandezza e commenti beceri come quando Paolo Villaggio definì le Paralimpiadi ‘una esaltazione delle disgrazie’”. Per lei è sbagliato “affermare che è un fallimento personale andare alle Paralimpiadi, e che non ci vuoi andare perché punti alle Olimpiadi”. Perché ci sono “atleti che combattono ogni giorno contro lo stigma che le Paralimpiadi siano da sfigati, da handicappati, che sia meno faticoso e siano meno gloriose. Perché ti assicuro Manuel, che la fatica è uguale per tutti. E che al cronometro non importa che tu abbia una lesione o no, o quante gambe abbia, perché non ti fa sconti e non prova pena. E ti devi impegnare, e tanto, anche solo per poter accedere alle gare nazionali. La volontà e il privilegio fisico ed economico sono fondamentali per andare alle Paralimpiadi, non per tornare a camminare. Le Paralimpiadi non sono da falliti”.